6. Sei anni dopo

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- Mickey?

Ian Gallagher non ci poteva credere.
Ricordava molto bene l'ultima volta che aveva visto Mickey Milkovich. Lo aveva appena lasciato. Lui gli aveva appena detto che lo amava. L'aveva visto scappare via, rincorso da Sammi, con una pistola.
I due avevano girato l'angolo e Ian non lo aveva mai più rivisto.
Sapeva come era andata a finire la faccenda. Sammi era finita in carcere per tentato omicidio, Mickey si era preso una pallottola che gli aveva attraversato la gamba sinistra. Intervento, quattro mesi di riabilitazione e poi Mickey aveva fatto i bagagli e se n'era andato.
Ian non aveva saputo più niente di lui. Le poche volte in cui aveva visto Mandy, Ian non aveva chiesto e Mandy non aveva parlato.
E senza che se ne potesse realmente accorgere erano passati sei anni.
In sei anni Ian era riuscito a convincersi dai suoi fratelli che le pillole erano, almeno a lungo termine, l'unica soluzione per stare bene.
All'inizio era stato terribile. Prima di tutto convincersi che doveva prenderle, che non c'era alcuna alternativa.
In secondo luogo ci aveva messo due anni per trovare l'esatto equilibrio dei dosaggi. Portava ancora sulla pelle le cicatrici di quei due anni.
Poi lentamente, con il passare dei mesi era riuscito a stabilizzarsi, tanto che adesso le pillole sembravano davvero migliorargli la vita.
Era riuscito a finire il liceo, ottenere un diploma. L'aveva fatto per dimostrare a se stesso che poteva farcela.
Questi sei anni erano solo e soltanto sfide a se stesso.
Prendi le pillole, puoi farcela.
Studia, puoi farcela.
Lavora, puoi farcela.
Sfidare se stesso e riuscire a vincere era una soddisfazione impareggiabile.
Aveva trovato lavoro come barista in un bar appena fuori la zona del South Side.
Non lo pagavano molto, ma era sufficiente per potersi pagare le medicine e cercare di ripagare i primi anni di sacrifici che Fiona aveva dovuto fare per permettersele.
Ian aveva pochi amici. Non che gli importasse molto. La maggior parte del tempo lo passava a casa, a dormire, o al lavoro.
Non aveva frequentato molte persone, niente di serio comunque.
Sapeva bene cosa voleva dire impegnarsi con qualcuno.
Il fatto che Ian fosse sotto medicinali non significava che era tornato ad essere quello di prima. Poteva scordarselo, lo sapeva molto bene anche questo.
Aveva ancora le sue crisi, i suoi momenti di depressione e debolezza. Certo, erano sicuramente minori rispetto a quando non prendeva pillole, ma non se n'erano andati via.
Aveva concesso, seppur molto difficilmente, alla sua famiglia di prendersi cura di lui, quando stava male, ma aveva promesso a se stesso che nessuno si sarebbe mai avvicinato a lui tanto da innamorarsi. Innamorarsi di lui era una battaglia persa per due motivi principali.
Primo, non poteva essere un peso per qualcuno, come lo era già stato per Mickey e come lo era tuttora per i suoi fratelli. L'idea di essere una preoccupazione costante di qualcuno lo faceva sentire sbagliato.
Secondo, non avrebbe mai potuto amare ancora come aveva amato prima.
Era come se una parte di lui se ne fosse completamente andata il giorno in cui Mickey girò l'angolo e sfuggì al suo sguardo.
Non si sarebbe più permesso di amare in quel modo. E in ogni caso, sapeva che anche se avesse voluto, non avrebbe mai potuto amare nessuno come aveva amato Mick.

Ian aveva imparato a vivere senza di lui, in questi sei anni. Era riuscito a non piangere per lui, a non sognarlo tutte le notti come faceva invece all'inizio. Il tempo cura le ferite, gli aveva detto qualcuno. Aveva cominciato a credere che era vero.

Ci credeva davvero, almeno fino al momento in cui lo vide entrare nel bar dove lavorava e per poco non fece cadere tutta l'ordinazione che portava nel vassoio, tanto gli tremavano le gambe.
Poteva sentire il battito del suo cuore accelerare man mano che Mickey si avvicinava al bancone.

- Mickey?

Il ragazzo di voltò cercando, nella confusione del locale, chi lo avesse chiamato.
Un'espressione di sincera sorpresa si formò nel suo volto quando capì perchè aveva riconosciuto quella voce come familiare.

- Ian Gallagher! Questa è una cazzo di sorpresa!

Mickey si avvicinò a lui mantenendo un espressione divisa tra sorpresa e imbarazzo.

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