19. Parte due.

1.7K 111 11
                                        

- Mickey. Sono Ian. Chissà se riesci a sentirmi o se sto parlando con.. Bè, non importa. Ti sono venuto a trovare tutte le sere, Mick. Da quando sei qui dentro. Sembri così tranquillo. Così tranquillo che mi fa paura. Nemmeno quando ti guardavo dormire eri così rilassato. Ho paura...di aver fatto qualcosa al quale non c'è rimedio. E sono qui perchè ho bisogno di sapere come stai, se stai migliorando. Spero di essere qui quando ti sveglierai. Cazzo, sono sempre qui. Se ti azzardi a svegliarti da solo mi incazzo proprio... In ogni caso me lo meriterei. Non credo che riuscirò mai più a guardarti negli occhi. Non so cosa ricordi di quel giorno. Io mi ricordo tutto quanto. Quei maledetti cinque minuti sono con me sempre, ogni volta che chiudo gli occhi, ogni volta che mi siedo su questa cazzo di sedia in questa cazzo di stanza vuota.
Voglio che tu sappia, devi sapere. Sono rimasto fermo immobile, Mick, mentre quella stronza di rincorreva. Non me lo perdonerò mai. Non ho fatto niente per te. Non ti ho aiutato quando tu ne avevi più bisogno. Sono proprio uno stronzo.
Tu l'hai fatto per me. Tu hai sprecato tempo per aiutarmi, per farmi stare bene. E io ti ripago con questo. Credimi, non posso nemmeno dirti cosa provo adesso. È qualcosa che mi sta mangiando dentro. Rimorso. Rabbia. Sono incazzato con me stesso, mi odio. Ti ho lasciato, ma devi sapere il motivo. Non posso credere che tu pensi che ti ho lasciato perchè non ti amo. Sono uno stupido. Ti ho detto che era finita perchè ti amo. Ma non quell'amore che vedi in televisione o nei film sdolcinati. Io ti amo davvero. Penso davvero di voler passare la mia vita con te. Sono innamorato di te. E Fiona mi ha detto che quando si ama si sbaglia, sempre. Poi, vabbè, sono un fottuto malato mentale o non so cosa, quindi raddoppia la mia capacità di prendere le decisioni sbagliate..ed eccomi qua. Prima di dirti che ti lasciavo ho chiuso gli occhi. E ho visto il mio futuro, con te. Ti avrei rovinato la vita, Mick. Mi saresti corso dietro in continuazione, senza ottenere nulla in cambio. Ma adesso sono cambiato. Cazzo mi è servito vederti una volta sola in questo letto per farmi cambiare idea. Mi dispiace che ci sia voluto tutto questo. Sono davvero sinceramente dispiaciuto. Ma ho riflettuto. E credo che sia arrivato il momento di prendere le pillole. È davvero l'unica soluzione per mettere le cose a posto. Mi dispiace Mickey, di dirtelo adesso, senza che tu possa veramente sentirmi dire queste parole, ma ti amo.

Ian non credeva di poter essere in grado di parlare per così tanto tempo.
Adesso però sentiva che quel peso enorme che si portava dentro si era alleggerito. Non svanito, - per quello ci sarebbe voluto molto tempo - ma almeno adesso era riuscito a parlare. La vergogna, il rimorso e la rabbia si erano affievoliti, finalmente aveva trovato il coraggio di mettere le cose in chiaro.
Guardò ancora per un momento il volto inerme di Mickey, si chinò verso di lui per baciargli la guancia - fredda, troppo fredda cazzo - e poi uscì dalla stanza per riprendere fiato.
Come tutte le sere l'infermiera di turno gli chiese se voleva qualcosa di caldo o anche solo semplicemente fare due chiacchiere, poiché sapeva esattamente cosa voleva dire sentire "l' atmosfera pesante". Quando la signora gli chiese chi fosse Mickey Milkovich per lui, Ian rispose:
- Uhm..lui è il mio ragazzo. Era. È..qui per colpa mia.
- Gli hai sparato tu?! - lo guardò sgranando gli occhi
- No, no. Ma io ho visto tutta la scena e non ho fatto niente.
- Questo non vuol dire che è colpa tua.
- Avrei potuto fermare quella str...Tizia. - disse, per evitare di sembrare maleducato.
- La conoscevi?
- Si, è la figlia illegittima di quello che credevo fosse mio padre... Bè, è una lunga storia.
- Capisco... Senti, sono sicura che appena si risveglierà avrete il modo di parlare e risolvere tutto questo gran pasticcio. Sono sicura che ti ama tanto quanto lo ami tu - concluse la donna alzandosi e fissando in lontananza la camera di Mickey.
- Vorrei esserne altrettanto sicuro - mormorò lui allontanandosi verso l'uscita.

Dopo quell'episodio, Ian si convinse che parlare con lui, anche se non poteva rispondergli o essere cosciente, era la cosa migliore da fare.
Salutava le infermiere di turno, entrava nella stanza e gli raccontava la sua giornata.
Gli raccontò di quella volta che aveva spanto tutta la coca cola in giro per la cucina e che Liam cercando di aiutarlo aveva fatto ancora peggio, o di quella volta che aveva beccato Lip ed Helene insieme, ma aveva fatto finta di niente, o ancora di tutte le telefonate di Mandy, che voleva sapere ogni minimo dettaglio delle condizioni di suo fratello.

Gallavich fanficsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora