23 gennaio.
Mickey si svegliò alle 7.30 del mattino, come al solito. Dopo 10 minuti si alzò dal letto, aprì le finestre facendo entrare nella stanza un aria secca e gelida, tipica degli inverni della sua città.
Prese un asciugamano dalla pila di vestiti e biancheria pulita che si era accumulata con il passare delle settimane e andò a farsi la doccia.
Alle 8 puntuali era fuori dal bagno, con una camicia a quadretti di flanella, il suo solito paio di jeans e la barba fatta.
Avrebbe voluto mettersi un po' di gel nei capelli, ma non si ricordava dove aveva lasciato il barattolo.
Entrò in cucina, osservò il disastro rimasto dalla sera prima - piatti sporchi nel lavandino, bicchieri rovesciati nel tavolo e bottiglie di birra sparse per tutta la stanza - quindi aprì la credenza e si mise a cercare delle uova, possibilmente non scadute, per farsi la colazione.
Alle 8.15 Mandy entrò in cucina, salutandolo distrattamente e versando per entrambi il caffè appena uscito nelle uniche due tazze pulite rimaste.
- Come sei?
- Tutto ok, Mands. Non ho bevuto molto ieri sera.
- Non posso dire lo stesso di Svetlana - disse lei, ridendo.
Entrambi ebbero un flash della serata appena passata: Svetlana, alle prese con il nono shottino di tequila, si era inciampata - colpa anche dei 15 centimetri di tacchi che indossava per l'occasione - ed era precipitata nel pavimento del salotto, addormentandosi quasi immediatamente. Mickey e Iggy l'avevano quindi trasportata fino in camera da letto, da dove non era ancora uscita.
- Scommetto che non si ricorda un cazzo.
- Inizia bene i suoi 30 anni insomma...
La conversazione finì lì, perchè Mandy doveva prepararsi per il lavoro e Mickey doveva uscire.
Aprendo il frigo per rimettere via il latte, si accorse che era rimasto un ultimo pezzo della torta di compleanno.
Fragola, cioccolato e panna, la sua preferita.
Si diede dell'idiota per non essersene ricordato prima di mangiarsi tre uova, quindi cercò un pezzetto di carta e una penna, scarabocchiò un "Non toccate sta cazzo di torta" e rimise il tutto in frigo.
Prese il cappotto, la sciarpa e i guanti e uscì di casa in perfetto orario, alle 8.30.
Scese i quattro scalini del suo portico, facendo attenzione a non ammazzarsi scivolando sul ghiaccio, come due sere prima - aveva già visto la sua caviglia fratturarsi, quella volta - e si avviò verso la fine della strada.
Nemmeno due minuti dopo Mandy sentì suonare alla porta e bussare forte.
- Mick? Sei appena uscito?
- Fanculo, ho dimenticato una cosa.
- Ok, ma muoviti o perdi la metro.
- Si, ecco. Fatto. Ciao!
Uscì di casa tanto in fretta quanto ci era entrato, lasciando la sorella perplessa sull'uscio.
Mickey guardò velocemente l'ora dal blocco schermo del telefono e accelerò il passo.
Arrivò alla fermata della metro giusto in tempo, un secondo dopo le porte si sarebbero chiuse e lui avrebbe perso la mattinata.
Alle 9.17 scese e prese la coincidenza, che per fortuna era in orario.
Sapeva bene che un minuto di ritardo avrebbe potuto cambiargli la giornata, quindi doveva stare molto attento.
Finalmente alle 9.39 scese nella sua fermata, si incamminò verso l'edificio dove lo stavano aspettando, mentre aveva appena iniziato a nevicare.
- Buongiorno. Sono in tempo?
- Mickey Milkovich giusto?
- Si. Sempre io.
- Sono le 9.44. Anche questa mattina ti è andata bene.
- Ho imparato la lezione.
- Cos'hai in mano?
Mickey alzò la mano, mostrando il contenuto del sacchetto e la donna acconsentì con un cenno.
- Conosci le regole. Miraccomando.
- Certo. - rispose serio, prendendo il cartellino e indirizzandosi verso il vero e proprio ingresso.
Camera 34.b.
Mickey entrò senza bussare.
Appoggiò la busta nel tavolino, insieme al giubbotto e ai guanti e si avvicinò al letto.
- Hey, dormiglione.
- Mhm??
- È ora di alzarsi.
- Incredibile che ti abbiano fatto entrare ancora.
- Ho un accordo con l'infermiera - Disse scrollando le spalle con nonchalance
- Quella stronza non ce l'ha più con me allora!
- Credo proprio di no.
- Vieni qua, siediti. Com'è fuori?
- Freddo Ian. Fa un cazzo di freddo assurdo.
- Sei ghiacciato.
- Nah, sto bene. Qua dentro fa caldo.
Ian si stiracchiò per bene, quindi si sedette di fianco a Mickey, dopo aver preso le sue mani gelide e averle strette tra le sue gambe, ancora calde dal letto. Mickey sorrise in segno di approvazione.
- Sto bene, oggi. - disse Ian, senza aspettare che l'altro glielo chiedesse. - Tra due settimane posso uscire.
- Ti vedo bene. Meglio.
- Sto meglio, davvero. Queste due settimane sono solo per monitorare i miei valori e tutto quanto.
- Settantaquattro giorni. La cosa positiva è che ti sei perso questo inverno di merda.
- Hai ragione. E ho rimesso la testa apposto, mi sa.
- La mia testa rossa. - disse Mickey, quasi sospirando.
Vederlo veramente meglio lo faceva sentire così bene che quasi gli si spezzava il cuore.
Ian aveva ripreso colore. Aveva ripreso tutti i chili che aveva perso durante l'inverno, sembrava sinceramente più equilibrato.
Anche se faceva male sapere che Ian era "rinchiuso" in quel posto, Mickey era orgoglioso della decisione che aveva preso volontariamente. In fondo erano meno di tre mesi. E Mickey e i suoi fratelli erano andati a trovarlo praticamente tutti i giorni. Mancava ancora poco, pochissimo e Ian sarebbe tornato a casa.
- Andiamo a fare colazione?
- Veramente.. - disse Mickey, prendendo la busta dal tavolo - Ti ho portato io la colazione, se ti va.
- Cos'è?
- Torta. Ieri era il compleanno di Svet. Te ne ho lasciato un pezzo.
- Era l'ultimo?
- Mhm!
- Mi hai sul serio lasciato l'ultimo pezzo della torta?!
- Mangia. Prima che cambi idea.
- Oh, ma la possiamo dividere, non la mangio tutta da solo.
- Dovresti, è anche piccola.
- Quindi mi stai dicendo che rinunci a... Vediamo un po' - disse, scartando la pellicola - panna, fragola e cioccolato??
- Sei uno stronzo, Ian Gallagher!
- Guarda questa torta deliziosa e dimmi che non ne vuoi nemmeno un pezzo.
"Tutto quanto, Ian. Io voglio tutto quanto" avrebbe voluto dire Mickey. Avrebbe voluto abbracciarlo e ringraziarlo perché finalmente stava meglio, avrebbe voluto piangere tutte le lacrime che aveva trattenuto fino a quel momento.
Ma non voleva appesantire l'atmosfera e farlo preoccupare per niente.
Quindi si limitò ad annuire sorridendo e a dividere con lui quella fottuta torta.
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Gallavich fanfics
FanfictionFanfiction piccoline sulla mia OTP Non sono collegate tra di loro! È improbabile che quello che scrivo abbia un finale negativo, sono ancora piuttosto sconvolta da come è finita la quinta stagione. Alcune volte possono essere un po' OOC. Lasciatemi...
