34. [Mi dispiace per la tua perdita]

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Debbie entrò a casa Milkovich passando per la porta sul retro.

- Hei..? Ian?
- Hei Debs, come va?

Non bene, considerata la faccia tesa della sorella minore.

- Ehm... Ci sono problemi a casa.
- Che tipo di problemi?

Anche Ian adesso era preoccupato, il suo solito sorriso mattutino si era trasformato in una smorfia cupa.

- ....
- Debbie, cazzo, dì qualcosa!

Ian adesso era davvero preoccupato. Era uno di quei momenti dove ripensi a tutte le cose negative che possono succedere, entrando in un vortice di ansia e panico, in meno di un secondo.
Era successo qualcosa a Fiona? O Lip? Cos'altro poteva capitare ancora a questa dannata famiglia?

- Ian? Debbie? Che succede?

Mickey entrò in cucina dopo aver sentito il ragazzo alzare la voce.

- Debbie stava per dirmelo. Continua - disse rivolgendosi prima al ragazzo e poi alla sorella, entrambi lo guardavano con aria preoccupata.

- Monica è tornata.

Gelo.
Gelo negli occhi di Ian. Idem in quelli di Mickey, adesso seduto al suo fianco.
Debbie lo disse talmente sottovoce che nessuno tranne loro sarebbe riuscito a sentirla, ma loro avevano sentito fottutamente bene quelle tre parole,come se fossero uscite da un megafono.
I due ragazzi si scambiarono uno sguardo che diceva tutto quello che le loro voci non potevano esprimere.

L'ultima volta che Mickey aveva sentito il nome di Monica era stato tre anni fa, quando Ian, prima di lasciarlo, gli aveva detto che era appena tornato dal suo viaggio allucinato con lei.
Era vero, Monica era un'uragano. Arrivava, portava via tutto quanto, se ne andava di nuovo e nessuno poteva prevedere quando sarebbe ricomparsa.
Nemmeno Ian l'aveva più sentita, non da quella volta in cui l'aveva chiamata e gli aveva detto che sì, anche persone schizzate come loro potevano essere felici.
Le aveva detto che aveva ragione, chi non è bipolare non può capire cosa si prova, ma che Mickey lo voleva per quello che era davvero, pur non capendo niente di niente di quello che gli passava per la testa.
Dopo quella telefonata aveva finalmente sistemato le cose con Mickey e da quella volta l'argomento "Fuga con Monica" era stato archiviato.
Sentire quel nome era quindi per entrambi una cazzo di doccia fredda.

Mickey non disse niente. La prima cosa che gli venne in mente fu dire a Ian che non avrebbe dovuto vederla, che era uno sbaglio anche andarla a salutare. Ma non voleva influenzarlo o farlo stare male.
Alla fine dei conti, per quanto pazza e imprevedibile fosse, era sempre sua madre. Cosa avrebbe fatto lui, se sua madre fosse viva? Non avrebbe forse voluto chiudere i conti una volta per tutte? Non riuscì a darsi una risposta.

Ian rimase in silenzio per alcuni minuti. La sua mente vagava tra i ricordi.

- Ian?
- Debs, cosa vuoi che ti dica?
- Non lo so...Cosa pensi di fare?
- ...Non credo di volerla vedere.

Mickey tirò un sospiro di sollievo e Debbie scosse la testa con disapprovazione.

- Sai che lei ti vuole vedere, ha detto che è venuta apposta per te.
- Per me. - Ian era confuso. Non le aveva detto niente del fatto che a esse iniziato una terapia e che fosse sotto il costante controllo di medici e psicologi. Incontrarla per parlarne sarebbe stato distruttivo. Per entrambi. E Ian non poteva permetterselo.

- Vuole solo sapere come te la stai passando.

Ian si rivolse verso Mickey con aria interrogativa, quasi a chiedere aiuto. Mickey alzò le spalle confuso, evidentemente non in grado di dargli una risposta.

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