47. [Aspetterò] PARTE UNO.

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- Dove vai?
- Esco
- No, Ian. Dove vai?
- Fiona...
- Ian!

Fiona era irremovibile. Non le importava che Ian avesse 18 anni compiuti e tutto il diritto di fare ciò che voleva, dopo tutto quello che era successo con Yevgeni prima e Monica dopo, non di fidava più di lui. Lo sapeva benissimo che era la malattia, che non era esattamente colpa sua, ma Ian non era affidabile, specialmente adesso che aveva lasciato Mickey e, per quello che ne sapeva lei, si sentiva in diritto di fare letteralmente tutto quello che gli passava per la testa.

- Vado a trovare Mickey. - Rispose lui dopo un sospiro.
- ...Ancora?
- Si, ancora. Magari questa volta si decide ad accettare la visita.
- Lo spero per te. Ti do 3 ore Ian.
- Si certo - Rispose sarcastico.
- Sono seria. Niente stronzate. - disse lei, alzando la voce, cosa che non avrebbe mai voluto fare. Poi continuò:
- E... Spero che tu lo riesca a vedere, stavolta.

Ian era andato a trovare Mickey in carcere già tre volte, dopo la sentenza preliminare.
Prima del processo sarebbe dovuto rimanere in carcere dato che la cauzione non gliela pagava nessuno.
L'accusa era di tentato omicidio e si sarebbe beccato non meno di una decina di anni se Sammi non fosse arrivata di fronte a casa Gallgher con una pistola, pronta a pareggiare i conti.
Al momento entrambi erano chiusi dietro alle sbarre in attesa del verdetto.
Ian sorrise sarcastico, al pensiero che sia Sammi che Chuckie erano in carcere.

Questo la dice lunga su chi sono i VERI Gallagher. I Gallagher non fanno la spia e di certo non si fanno rinchiudere in gattabuia. Che idioti.

Inizialmente Ian non voleva assolutamente andare a trovare Mickey.
Era fermamente convinto che la loro relazione non potesse andare avanti a causa sua.
Si, i Gallagher e Ian stesso erano egoisti.
I loro interessi venivano sempre prima di quelli chi chiunque altro, ma non in questo caso.
Ian avrebbe potuto fare quello che voleva, torturare Mickey, con le sue fasi di bipolarismo, tenerselo stretto.
Avrebbe potuto, ma non lo fece e non lo fece perchè lo amava.
Quando se ne andò con Monica lei gli disse che anche lui aveva il diritto di amare ed essere amato. Che era giusto trovare quell'unica persona in grado di accettarlo per quello che era.
In quel momento Ian si rese conto che amava Mickey e proprio perchè lo amava non poteva fargli questo, non aveva il diritto di rovinargli la vita.
Questo era quello che pensava, quando disse a Mickey che loro da quel momento avevano chiuso.
Adesso però, ritrovandosi costretto a vivere senza di lui, si era ricreduto.
Aveva bisogno di Mickey. L'aveva scoperto troppo tardi, quando aveva già incasinato la situazione. Ma il pensiero lo teneva sveglio di notte.
Senza di lui si sentiva stretto. Incastrato in una vita che non lo faceva sentire completo.
Per questo aveva deciso, circa un mese dopo l'incarcerazione di Mickey, di iniziare un trattamento e provare a capire se poteva funzionare.
Ed era proprio questo che gli voleva dire la prima volta che andò a trovarlo. E la seconda e la terza.
"Ci riproviamo, per favore? Ho bisogno di te". Quella frase gli costava tanto, tantissimo. Ma sentiva che era il momento giusto per dirgliela.

Quello che non si aspettava affatto era il rifiuto.
Mickey non si era presentato dall'altra parte del vetro.
Nè la prima, nè la seconda, né la terza volta.

Eppure eccolo di nuovo seduto su una sedia sgangherata di fronte ad un vetro lurido e una cornetta telefonica che era più sporca di Frank.

- Ian Gallagher? - La guardia lo stava chiamando

Fa che non mi dica di uscire. Fa che non mi dica che Mickey non ha accettato

- Si?
- Venga da questa parte. - disse l'uomo indicando un posto lontano da tutta la gente, dove dall'altra parte si stava sedendo Mickey.

Il cuore di Ian perse un colpo.

Finalmente.

Si avvicinò velocemente alla sedia, prese la cornetta in mano e aspettò che il ragazzo facesse lo stesso.

- Hey Mick.
- Gallagher. - Nessun sorriso. Mickey era serio ed evidentemente dimagrito.
- Come... Come stai?
- Come una merda in prigione, ecco come cazzo sto.
- Oh.

Per un momento a Ian venne in mente quella volta, quattro o cinque anni fa, quando lo era andato a trovare in riformatorio e aveva appoggiato la mano sul vetro, sperando che anche lui appoggiasse la sua.
Non l'aveva fatto. E vista l'espressione incazzata sul suo volto non era neanche il caso di chiedersi se l'avrebbe fatto adesso.

- Ho chiesto alla guardia questo posto. È il padre di Ronnie, sai, quello che mi deve un sacco di soldi dall'ultimo carico..

Ian non sapeva di cosa stesse parlando, ma annuì per farlo continuare.

- Boh, così ce ne possiamo stare in pace... E parlare.

L'altro ragazzo alzò immediatamente gli occhi, incredulo.

- Si. Si certo, voglio parlare!
- Tu non devi più venire a trovarmi, hai capito? - lo interruppe subito Mickey.
- ...cosa?
- Hai capito cazzo. Alza quel culo dalla sedia e porta la tua faccia di merda fuori da qui.

Ian era pronto a tutto meno che a questo. Non si aspettava di vedere un Mickey così incazzato. E insensibile. Non dopo che finalmente aveva deciso di parlare con lui.
Era davvero questo tutto quello che gli doveva dire?

- Mickey, io sono venuto qua per..
- Non mi importa, te ne devi andare. Adesso. Non ho voglia di parlare con te, non voglio vederti, non voglio sapere niente di quello che hai da dirmi. Ian, fatti una vita. Basta.

Mickey agganciò il telefono alla parete, si alzò e senza nemmeno uno sguardo lasciò la stanzetta, lasciando Ian perplesso e spaventato.

Mickey non mi vuole più. Non valgo più niente per lui.

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