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È domenica mattina purtroppo, devo accompagnare Hobi fino all'areoporto di Heatrow, dove lo aspettano i membri dello staff, ho come la sensazione di assistere ad una specie di sequestro, ora è nelle mie mani, fra poco passerà nelle loro.
Mi sento in colpa ad avere questi pensieri, dopotutto sia io che loro vogliamo il meglio per lui, e lui è abituato a muoversi attorniato da assistenti e guardie del corpo, ma io credo che non mi abituerò mai a tutto questo.
Il traffico è intenso, la domenica sulla M25 è un calvario, ci sono tutti i rientri di chi ha trascorso fuori città il weekend, dall'Essex a Heatrow ci vogliono quasi due ore d'auto, per essere tranquilla ho insistito per partire con quasi quattro ore di anticipo, e per fortuna, perché c'è stato un incidente un chilometro più avanti e stiamo avanzando a rallentatore.
Hobi è pensieroso, questa mattina al risveglio abbiamo fatto l'amore per l'ultima volta, lentamente, in silenzio, stringendoci come se fossimo sull'orlo di un burrone e stessimo per cadere, ora siamo persi entrambi nei nostri pensieri.
<Imogen devo parlarti!> esordisce, usando un tono che non gli ho mai sentito e che mi fa avvertire una stretta allo stomaco.
<Ora?>
<Si. Ferma l'auto!>
<Ma sei pazzo? Siamo in coda nel bel mezzo dell'autostrada, come posso fermarmi?>
<Appena puoi farlo, fallo!>
<Cosa ti prende? Puoi parlare anche così, non stai guidando, io ti ascolto!>
<È troppo importante, ho bisogno della tua attenzione!>
<È troppo importante? E me lo dici adesso?>
Mi giro a guardarlo, è molto serio, mi sto spaventando.
Nell'abitacolo cala uno strano silenzio, di attesa, si respira tensione.
Fortunatamente il traffico scorre, lentamente, ma scorre, e dopo una decina di minuti vedo segnalata una piazzola di sosta, rallento e guardo l'ora, abbiamo ancora tempo.
Mi fermo e mi giro verso di lui.
<Ti ascolto>
Hobi è visibilmente in difficoltà, forse non sa come iniziare il discorso, qualsiasi sia la cosa che vuole dirmi.
<Hobi, il tempo stringe...> lo incalzo.
<Si! Lo so!....ecco noi...alla Hybe, quando ci spostiamo per lavoro, e succede spessissimo, siamo sempre accompagnati dai nostri traduttori o traduttrici, ci facilitano con la lingua inglese, a volte parlano per noi, traducono per noi, ne abbiamo molti, anche nei nostri team che trattano le pratiche internazionali....>
Si tira indietro i capelli e guarda fuori.
<Si...lo capisco....> provo a dire, ma in realtà non ho capito cosa ha a che fare questo con me.
<Beh, vedi...il mese scorso una nostra collaboratrice, che si è sposata l'estate scorsa, è rimasta incinta, non può più seguirci come prima... inoltre la Hybe si sta espandendo, servono più traduttori, non solo per noi, anche per i ragazzi più giovani e...ho pensato che saresti perfetta per questo lavoro, che potresti venire in azienda e lavorare per noi...>
Mi sta fissando in attesa di una mia reazione.
<Lo sapevi già venerdì, oppure lo hai saputo...non so ...ieri?>
<Lo sapevo già>
<E hai aspettato a dirmi una cosa come questa per poi vuotare il sacco adesso? Con il tempo che stringe?>
<Non volevo rovinare questi giorni assieme con il pensiero di dover prendere queste decisioni importanti...volevo...>
<Cazzo Hobi!> sto urlando, non vorrei, ma dentro mi sento ribollire < decisioni importanti? Ma ti rendi conto cosa stai proponendo? Qui la decisione riguarda me! Dovevi dirmelo!>
<Lo so!>
<No, non lo sai! Altrimenti me ne avresti parlato!>
<Imogen ascolta! Quando mi hai detto di voler riprendere in mano i libri e ricominciare i tuoi studi avevo deciso di non dire nulla, di lasciarti fare quello che desideri...ma...io senza te non posso stare...>
<E quindi il tuo piano è questo? Devo lasciare qui tutta la mia vita per seguirti a Seoul?>
<Ne hai uno migliore? So che è una cosa enorme, ma non vedo alternative, io non posso certo trasferirmi in Inghilterra! Lo capisci no?>
<Si che lo capisco! Lo capisco, e ieri è proprio per questo che piangevo! Lo so perfettamente che siamo fottuti...a meno che non mi trasferisca dall'altra parte del mondo a quanto pare!>
<Non sai quanto mi sento in colpa a proporti una soluzione del genere, ma quando in agenzia ho sentito parlare di queste esigenze mi è sembrato un segno, come se il destino ci stesse dando una mano... avresti il tuo lavoro, uno stipendio, indipendenza da subito...>
<Hoseok per favore, evita di tirare in ballo il destino, potevamo parlarne assieme, abbiamo avuto un sacco di tempo questi giorni e tu per egoismo sei stato muto come un pesce!>
Mi metto le mani sulle tempie, ho talmente tanti pensieri che mi esplode il cervello.
Guardo l'ora.
<Merda! Dobbiamo ripartire!>
<Dimmi solo che ci penserai, ti prego Imo!>
<Non mi piace questa idea Hobi, non sono io, non fa parte di me, non posso accettare un lavoro che mi hai procurato tu, magari ci sono altre persone più meritevoli, non si fanno queste cose, lo capisci?>
<La Hybe in parte è anche mia, sono azionista di maggioranza assieme ai ragazzi, questo vale come colloquio di lavoro, so chi propongo, conosco le tue capacità, ci ho riflettuto molto e se pensassi che non vai bene avrei trovato un'altra soluzione, ma sei adatta, è giusto per te!>
<Lavorare assieme è una pessima idea!>
<Ok, allora potresti affiancare Jimin, oppure Jin... oppure qualche gruppo emergente, non importa!>
<Non so cosa dire...cosa pensare....dove starei? Dovrei cercare casa....>
<Casa mia è grande>
<Ma neanche per sogno! Credi davvero a quello che stai dicendo?>
Metto in moto l'auto e riparto.
<Imogen non potremo vederci per un po', ma lo sai che possiamo sentirci quando vuoi, ne parleremo per tutto il tempo necessario!>
<No, non è vero! Sei sempre impegnato, potremo sempre sentirci ma secondo i tuoi tempi!>
<Sei ingiusta!>
<Si! Perché tutto questo è ingiusto cazzo!>tiro un pugno sul volante e continuo <lo sai benissimo che non abbiamo speranza, ora mi chiedi di lasciare tutto e seguirti, ti sembra giusto questo?>
<No ma non ho scelta!> alza la voce.
<E allora la dai a me? Mi passi la patata bollente e mi lasci qui da sola?>
<Cos'altro posso fare Imogen?>
<Niente! Non puoi fare niente! Lo sapevi, e allora dovevi lasciarmi andare! Non saresti dovuto venire!> ahi mi sono già pentita di queste parole.
<Dopo quello che c'è stato tra noi, dopo quello che abbiamo fatto, davvero pensi fosse stato meglio non vedermi?> è incazzato.
<No, non lo penso, ma di sicuro era la cosa giusta da fare!>
<Vaffanculo Imogen!> si mette gli occhiali da sole e dichiara chiuso il discorso.
Sulla punta della lingua mi si stanno annidando una sfilza di insulti che sento il bisogno di buttare fuori, ma cerco in tutti i modi di frenarmi.
Scelgo il silenzio.
Mi sento confusa, infastidita, dubbiosa, arrabbiata, mi pizzico il naso con le dita e mi concentro sulla guida.
Hobi non ha più aperto bocca, stiamo per arrivare nei pressi dell'aeroporto, dove lo staff lo sta aspettando, vedo che armeggia sul telefono, guarda davanti a sé, lo capisco, capisco che sia scocciato dalla mia reazione, capisco la sua frustrazione perché è anche la mia, ma sapere che ha taciuto per godersi il tempo con me come più preferiva mi ferisce, lui alla fine se ne torna nella sua bella casa a migliaia di chilometri di distanza, a fare il suo bel lavoro ed il destino della nostra storia è nelle mie mani.
Un po' troppo semplice per lui e tremendamente difficile per me.
Intravedo da lontano il SUV nero oscurato che ci attende, ci troviamo in un parcheggio esterno all'areoporto, continuiamo a non parlarci ma non ho scelta se non fermarmi per farlo scendere.
Spengo il motore, Hoseok indossa ancora gli occhiali neri, non riesco a vedere bene la sua espressione e nemmeno dove sta guardando esattamente, con voce monocorde mi dice:
<Mandami un messaggio quando sei a casa, non farmi stare in pensiero>
Perché se dovessi avere bisogno di lui cosa pensa di fare? Lanciarsi dall'aereo con il paracadute?
Mi impongo di non rispondere con battute pungenti, dico solo:
<Non sono diretta a casa, mi sta aspettando Kiki nel suo appartamento, comunque va bene, se vuoi ti scrivo>
Lui apre lo sportello, prende il suo borsone dietro e raggiunge il SUV.
Appoggio la fronte al volante, non mi piace discutere, non sono una persona particolarmente difficile, le poche volte che mi capitano incomprensioni con Ben o K oppure che litigo con i miei fratelli sento il bisogno di chiarire subito, non porto rancore e non voglio che altri me abbiano.
Vorrei potermi sfogare, piangere per alleggerirmi di questo peso che sento, ma non riesco, non viene fuori nulla, provo a regolare il respiro ma l'apertura della portiera dell'auto mi fa sussultare per lo spavento.
Mi metto una mano al petto mentre vedo Hobi rientrare e sedersi a fianco a me.
<Ma che...> non mi fa finire la frase, si toglie gli occhiali e li lancia nel sedile dietro, mi afferra per le spalle e mi abbraccia stretta.
<Non ci penso nemmeno a partire lasciandoci così!>
<Si, ma...> mette un dito sulle mie labbra.
<Baciami> avvicina la bocca a un centimetro dalla mia <fammi sentire cosa provi...>
<Ma Hobi potrebbero vederci...> guardo fuori per controllare ma con una mano mi gira il viso verso il suo.
<Baciami, non badare a loro...>è impaziente.
E così faccio, il cuore minaccia di uscire dal petto, gli metto le mani fra i capelli, lo attiro a me, lo bacio con una disperazione e un sentimento che neanche sapevo di poter avere dentro.
Ci stacchiamo per prendere respiro, vedo il fuoco nel suo sguardo, vorrei strappargli tutti gli indumenti di dosso, vorrei fare l'amore qui, nell'auto, davanti a tutti, fregarmene di ogni cosa...ma freno i pensieri e provo a dire:
<Scusa, io.... è tutto così difficile!>
<Ascolta Imogen, la mia vita è questa, sei la figlia di Grayson Gordon, non sei estranea a questo mondo, sai come funziona e sai anche che per noi è anche peggio!>
Mi stringe forte a se e continua:
<Può darsi che ci siamo conosciuti per caso, ma è innegabile che quel che è successo da quel momento in poi non lo sia, io so cosa sento, so cosa voglio e proverò in tutti i modi di ottenerlo.
Il futuro nessuno lo conosce, ma dobbiamo crearlo noi, per noi c'è speranza! Io ho le mani legate Imogen, vorrei poter avere scelta ma non ce l'ho...tu invece si....>
<Mi spaventa tutto questo!>
<Si, ma non ti lascerei mai sola Imo, se ti chiedo di venire a Seoul è per essere parte della mia vita, potrei prendermi cura di te, e se a volte non potrò esserci, la mia famiglia ti sarà vicina. Lo voglio tantissimo, sto male fisicamente da quanto lo voglio!>
Mi sto sciogliendo, la sua trasparenza, la sua onestà, il suo cuore così puro mi stanno mettendo in ginocchio.
Gli accarezzo una guancia, non so cosa dire, non so che parole usare.
<Quando siamo assieme sento che è così anche per te...>dice.
<Si che lo è, mi si sta sgretolando il cuore Hoseok in questo momento!>
Lui mi guarda, si toglie uno dei due anelli di Chanel che indossa sempre e me lo porge.
<Tieni, è tuo, mettilo e non toglierlo mai>
<Sei matto? No! Tienilo tu! Se lo perdo potrei morire dal senso di colpa!>
Non vuole sentire ragioni, afferra la mia mano e mi infila l'anello al dito.
Per un attimo il gesto mi fa tremare le gambe, mi ricompongo e vedo che mi sta largo.
<Vedi? È grande> me lo sfilo e glielo porgo <non serve un oggetto per farmi tua....lo sono già Hobi, completamente...>
Mi bacia frettolosamente, mette le mani dentro la felpa e tira fuori dal petto la catenina che indossa, la apre, ci infila l'anello e la aggancia al mio collo.
<Per ora tienilo così, avrai tutto il tempo per farlo stringere!>
<Non so cosa dire...>
<Non dire niente, prometti solo che penserai seriamente a tutto....devo andare...>
<Te lo prometto>
Lo guardo uscire e salire sul SUV che lo porta dritto alla sua vita e lontano da me.

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