VIII.LEO

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DAPHNE finalmente incontrò il suo sguardo da quando era arrivato nel salotto, Leo si morse la lingua e si costrinse ad osservarla per distrarsi e non parlare. Il tono di Annabeth non stava lasciando spazio a repliche e fino ad allora Daphne era stata quasi muta, facendogli fare la figura dell'infantile.

Gli occhi erano decisamente violacei, non di quell'azzurro che era sicuro di aver visto nel proprio sogno. Non aveva la mascherina per dormire, il che lasciava che una frangetta un pò lunga le nascondesse parzialmente gli occhi, ma la metà inferiore del suo volto era perfettamente visibile e Leo sbuffò quando vide le labbra rosee strette in un ghigno.

Erano sicuri che fosse figlia di Hypnos? Perché a Leo sembrava più la personificazione della mela della discordia, lei e quel ghigno accoppiato allo sguardo annoiato. Ci sarebbe mai stato qualcosa che Leo avrebbe potuto fare per fargli sentire quello che lei aveva fatto a lui? Era scombussolato, sconcentrato, Daphne aveva violato il ricordo più prezioso che avesse, aveva invaso l'officina di sua madre e contaminato l'atmosfera che si alternava tra musica, fischi e rumori di metallo che si piegava sotto al volere di Esprenza Valdez per lanciare tutto all'aria e chiamarlo spia e traditore.

<<Va bene allora, io, Frank e Annabeth andremo in città, Leo e Hazel->>

<<E io>> Daphne scattò in piedi, e Leo non riuscì a trattenere un verso di esasperazione. Se la sarebbe ritrovata ovunque, adesso? Con il suo fiato sicuramente gelido sulla nuca e gli occhi annoiati dalla sua esistenza. Leo non sapeva cosa gli desse più fastidio, la sua insolenza e gli insulti oppure il modo disinteressato in cui lo guardava, come se fosse un inconveniente. Come se fosse quel piccolo Leo rimasto orfano sull'uscio della zia Rosa.

<<Devi riprenderti->> Percy provò a cominciare, per tenerla sulla nave, ma evidentemente le avevano promesso la testa di Leo impacchettata coi fiocchi e, come aveva detto lei stessa, i romani non mollano.

<<No, vado con loro>> Daphne si appoggiò un po' troppo al tavolo, e Leo vide Percy e Annabeth scambiarsi uno sguardo quasi preoccupato, la romana non sembrava una troppo incline ad accettare un no nonostante le sue condizioni. <<Andiamo>> disse semplicemente, e Hazel annuì meccanicamente di fianco a lui, forse troppo abituata agli ordini del braccio destro di Reyna per chiedersi se effettivamente stesse bene. Leo si fece da parte, appoggiandosi al muro e lasciando che le ragazze lo sorpassassero e facessero strada verso qualunque fosse il loro piano per trovare quel bronzo.

Ben presto i due gruppi lasciarono la nave: Percy aprì una stradina verso la terraferma e Hazel chiamò il suo super-cavallo. La vista dell'animale riuscì quasi a distrarlo dal fatto che sarebbe dovuto salirci con lei.

Cavalcare Arion sarebbe dovuta essere la cosa migliore successa a Leo quella giornata, sfrecciavano sull'acqua ad una velocità indescrivibile e il figlio di Efesto sentiva affascinato i muscoli del cavallo che si piegavano sotto di lui ad ogni galoppo, se solo seduta davanti a lui non ci fosse stata lei. Sarebbe stato bello godersi a pieno quell'esperienza se solo non avesse dovuto tenersi così forte a Daphne, avrebbe preferito di gran lunga lasciarsi cadere e arrivare a nuoto ma sfortunatamente la quantità di tempo disponibile non avrebbe soddisfatto i suoi bisogni.

VENI | leo valdezDove le storie prendono vita. Scoprilo ora