Sette semidei scelti per salvare il mondo e impedire il risveglio di Gea. Un'impresa a cui Percy Jackson, guardando Daphne Rosier, pensò che potesse far comodo una figlia di Somnus.
Nonostante la rivalità naturale tra le due linee di semidei, e un'...
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RIMASTA da sola nella stanza, Daphne era seduta accanto al lettino bianco di Jason nella specie di infermeria della nave greca. Timeo era appollaiato sul bordo di un armadio poco più in là, iridi nere e piccole come perline fissate sulla figura inerme del biondo. Gli occhi chiusi del figlio di Giove erano coperti dalla sua mascherina viola, un simbolo del campo che l'aveva perso. Un simbolo della ragazza che l'aveva perso.
Riusciva finalmente a guardarlo, adesso che non aveva più quei occhi sconosciuti e le sopracciglia corrucciate. Adesso che la sua casa, la sua famiglia non sembravano figure sfocate nelle sue iridi.
Daphne aveva i gomiti che ormai le affondavano nelle cosce, il mento che sicuramente aveva l'impronta delle mani su cui era appoggiato. Si sentiva un nodo in gola e gli occhi pizzicare, e il suo malumore si presentava nelle zampe di Timeo che continuavano a picchiettare sul legno del mobile, incapace di tenerlo fermo.
<<Dove sei stato...>> sussurrò la romana, avrebbe voluto toccargli i capelli troppo cresciuti, o stringergli la mano, abbracciarlo, prendere quel respiro profondo e tremolante che aspettava da quando era sparito, che le spettava da quando era sparito, ma quello non era Jason.
<<Dove...>> il legno scricchiolò nel corridoio, facendole serrare le labbra per aspettare chiunque spuntasse dalla porta. Timeo girò la testolina pennuta e nera, inquadrando la ragazza che era scesa dalla Argo II insieme a Jason. Capelli scuri e tagliati in modo assimmetrico, con piccole treccine che spuntavano qua e là legate con elastici colorati e piume, la maglietta così arancione da farle male agli occhi.
Daphne non staccò gli occhi da Jason, ma vide comunque l'espressione forzata sul volto della greca. La romana non presentava qualcosa di troppo diverso.
Aveva le sopracciglia leggermente corrucciate, e uno sbuffo era deliberatamente scappato dalle sue labbra rosse e screpolate. <<Saresti figlia di Hypnos, giusto?>> La greca fece qualche passo avanti, entrando in infermeria e ignorando il modo in cui il volto di Daphne si corrucciò ulteriormente, ma nessuna negazione arrivò alle orecchie di Piper e di conseguenza quest'ultima ridacchiò. <<Ma certo, povero Clovis>> la romana non disse niente, lasciandola parlare a vanvera mentre cercava di nascondere il proprio interesse, in fin dei conti era curiosa di dove stesse andando a parare con quel discorso improvviso.
<<Jason è riuscito ad inserirsi abbastanza bene in questi mesi, al nostro campo, nonostante le sue... radici>> per un secondo, Daphne pensò che la greca fosse venuta per girare il coltello nella piaga che era vedere il suo amico, suo fratello guardarla come un'estranea, per confermare i suoi pregiudizi scaltri e ben piazzati nei confronti della sua razza.
Strinse le mani che le facevano ancora da appoggio per il mento, e se non fosse stata pallida di natura forse Piper avrebbe visto le sue nocche diventare bianche e avrebbe chiuso la bocca condannando i mezzosangue greci a stare dall'altro lato dello sguardo accusatorio di Daphne. Ma la romana era già bianca, ed era sorprendentemente brava a mantenere una faccia di pietra come Reyna, mentre guardava Jason respirare periodicamente con sbuffi gentili e sogni che se avesse avuto il coraggio, avrebbe guardato. Quindi Piper continuò. <<Gli unici con cui non è riuscito ad andare d'accordo sono i figli di Hypnos, il che è...quasi masochista, se lo chiedi a me, dato che insisteva per allenarsi con loro e con la casa di Ares, una coppia buffa non credi? >> Daphne trattenne il fiato, cacciando Timeo nei meandri della sua mente e facendolo sciogliere nell'ombra per non smascherarla. Si prese qualche secondo per pensare, adesso nel buio dei suoi occhi disfunzionali. Ares e Hypnos. <<Bellona e Somnus>>
<<Continuava ad allenarcisi ogni giorno, e continuava a dire loro che sbagliavano, anzi era molto impuntato sul fatto che fosse sbagliato. All'inizio pensavamo che fosse per la sua indole romana, che si riferisse a tutto il campo, e forse per un po è stato così, ma abbiamo capito che parlava->>
<<Di me e Reyna>> Daphne sussurrò, con la voce spezzata e il fiato tremolante che le accarezzò le nocche. Si ricordava di loro? Anche se poco, si ricordava, c'era la possibilità che...
<<Vi ho viste, oggi, conosco quello sguardo>> Daphne sentì lo spostamento d'aria davanti a lei, la voce di Piper che adesso era più vicina, dall'altro lato del lettino di Jason. <<E so che era per colpa del suo sguardo, non so cosa ci fosse tra di voi, ma...Jason sta ricordando, lentamente ma lo sta facendo, e vorrei che tu accettassi il fatto che adesso ha anche una vita greca, con me>> Daphne quasi rise, perché adesso capiva l'insolito discorso spuntato dal nulla come la greca che era seduta davanti a lei. <<Non ho nessun interesse in cosa fa Jason della sua vita greca>> e Daphne sperò di aver pronunciato le due parole con la ridicolaggine che voleva. <<Voglio solo che ricordi quella romana, che->>
<<Jason sta con me, adesso, e il fatto che sia->>
<<Piper, giusto?>> Daphne non la vide annuire, ma suppose che l'avesse fatto dato che nessun altro nome venne portato alla sua conoscenza. <<Piper, se ascoltassi davvero, e guardassi con più attenzione, vedresti che il rischio che tanto ti disturba non esiste>> menzogne, le urlò una voce nella testa, ma quella greca non meritava di sapere gli affari di Reyna.
<<Daphne>> Percy bussò sul legno dello stipite, e Timeo si materializzò sul tavolino vuoto dietro a Daphne per vedere la sua testa scura cercarla dentro la stanza. <<Si?>> la romana gli rispose piatta, il che provocò un piccolo sorriso nervoso nel figlio di Poseidone. <<Posso...parlarti? Di là?>> Daphne lanciò un'occhiata a Piper e annuì, senza alcun interesse nel continuare discorsi con ragazze gelose e più cieche di lei. Jason non si sarebbe svegliato tra poco, e lei non voleva rimanere lì dentro un secondo in più.
Tra i due greci, scelse quello meno greco, almeno Percy aveva passato qualche giorno al campo Giove.