XVI.LEO

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QUANDO LEO salì sul pontile, guardando in tutte le direzioni per cercare la chioma bianca della romana, si sentì per la prima volta disperso sulla propria nave. L'aveva costruita lui stesso, e sembrava che Daphne fosse riuscita a trovare un angolo ignoto alle sue mappe mentali. <<Cerco di mantenere la mia abbronzatura così com'è>> girò sui talloni, incontrando Daphne con un piccolo usignolo appollaiato sulla spalla e una tazza di latte tra le mani all'ombra delle scale. Le era davvero passato di fianco senza rendersene conto? Era stato così distratto? <<Non stavo->>

<<Cercando me? Non mentirmi, Valdez, stiamo cercando di essere onesti, no?>> Daphne salì lentamente le scale, dando una sbirciata al pontile illuminato con gli occhi socchiusi e la faccia imbronciata. Trovò un posto all'ombra vicino all'albero maestro, le vele si prendevano la maggior parte del sole al posto suo, e puntò dritta lì con Leo alle calcagna. <<Ti ho vista così entusiasta prima che non potevo perdermi un'altro secondo di quell'enorme sorriso>> Daphne lo guardò in volto, portandosi la tazza viola alle labbra e guardandolo da sopra al bordo con le sopracciglia piatte e le palpebre mezze calate sugli occhi. <<Sul serio, sembravi scoppiare di gioia>>

<<Se mi stai per chiedere di fare un bel sorriso per te, Valdez->>

<<Ti sembro il tipo che deve chiedere a qualcuno di sorridere?>> Daphne alzò un sopracciglio, leccandosi le labbra per eliminare eventuali tracce di latte e rendere quella conversazione ancora più imbarazzante. Il cuore di Leo singhiozzò. <<Hai ragione, sei già abbastanza un clown>> al posto di offendersi però, Leo sorrise al commento, e l'uccellino le sparì dalla spalla sciogliendosi in fumo nero. <<Se solo potessi diventare anche sorda>>

<<Non riuscirai a scalfirmi, so che ti piaccio ormai, Biancaneve>>

<<E come mai questa convinzione?>> Daphne gli chiese quasi divertita, e il sorriso di Leo si ampliò ulteriormente. <<Perché sei sempre qui, sul pontile, dove sono sempre io, e chiedi al tuo amichetto di sorvegliarmi>>

<<Sono qui solo di notte, quando dovresti dormire, e al tramonto, e Timeo mi serve per vedere>> i tempi specifici fecero corrucciare le sopracciglia a Leo. <<Come mai?>>

<<L'albinismo mi rende sensibile al sole, e non ho più la benedizione dei figli del sole al campo Giove>> la romana guardò l'orizzonte, le iridi solitamente viola adesso erano azzurre senza la luce che le penetrava mischiandole con il rosso del sangue. <<Oh>> Leo non sapeva cosa dire, non ci aveva fatto caso più di tanto. Adesso aveva molto più senso che indossasse la felpa sulla nave, poche volte l'aveva vista senza e tutte quelle volte era sotto coperta. Avrebbe dovuto fare delle ricerche sulla sua condizione. <<Non hai una nave da pilotare?>>

<<Festus se la cava>> proprio in quel momento il drago fece un altro ding difficile da ignorare, ma Leo ci provò comunque. Daphne alzò un sopracciglio, guardandolo pazientemente in silenzio, e alla fine il figlio di Efesto si arrese e andò a vedere perché il drago pilota lo avesse chiamato. Festus gli comunicò, con una vista bellissima e un paio di cigolìi, che erano ad Atlanta e serviva un posto per atterrare.

Alto, magari non troppo esposto ma con una buona visuale, aveva detto Percy. E Leo aveva trovato proprio quello. Una lunga distesa verde stava spuntando attraverso le nuvole, nelle colline sembrava esserci solo un'altro edificio con un sentiero pubblico e una fontana in mezzo. <<La, vicino a quella... biblioteca?>> puntò incerto il dito, e il drago metallico annuì cominciando ad abbassare la quota proprio come quando lui, Piper e Jason viaggiavano sulla sua schiena in giro per gli Stati Uniti. Inseguiti da venti e auree, spiriti gelati e principesse della neve che, se Leo osava dare un'occhiata dietro, non sembravano così tanto principesse della neve messe a confronto con Daphne.

Il figlio di Efesto girò la testa leggermente, guardando da sopra la spalla il punto in cui aveva lasciato Daphne, e trovò la sua figura immobile che guardava l'orizzonte. Sarebbe potuta sembrare una statua, scolpita nel marmo e inscalfibile agli occhi altrui, se solo i suoi capelli non si muovessero insieme al vento e Leo non l'avesse vista al suo peggio sotto coperta, con dei bracciali stretti in mano come minacce.

O peggio, offerte di pace.

Ma era lì, con la sua tazza di latte e gli occhi puntati sulla città, Leo si chiese se vedesse qualcosa e Timeo fosse la tra le nuvole, a svolazzare come qualunque altro corvo, oppure se si stesse solo godendo la brezza sulla pelle. Lo faceva anche lui la maggior parte delle volte, aspettare la carezza di una nuvola che veniva oltrepassata dalla nave, fredda e morbida come la mano di Daphne quando l'aveva preso sulla roccia prima di incontrare Nemesi.

Leo scosse la testa e corrucciò le sopracciglia, puntando lo sguardo sulla collina e lanciando qualche occhiata veloce al centro di controllo che compariva sulla nuca di Festus per assicurassi che i parametri per l'atterraggio fossero in regola. Perché la sua mente continuava a scivolare verso di lei? Prima la sua missione, adesso le nuvole. Forse è perché i suoi capelli sembrano una nuvola, si giustificò mentalmente, e Festus per miracolo cigolò in quel momento come una occasionale conferma. E poi, paragonarla alla principessa dei venti freddi o qualsiasi fosse il suo nome non era così sospetto, alla fine Daphne sembrava davvero fatta di bruma e fiocchi di neve, persino le ninfe di Narciso l'avevano scambiata per una Aurea.

E lei aveva detto che fosse un elfo.

Leo si ritrovò a ridacchiare da solo, come un maniaco, mentre si portava la mano all'orecchio destro e ne tracciava la parte superiore con l'indice.

Effettivamente, un pò a punta lo erano.

Festus cigolò nuovamente, stavolta con la foga di "stiamo davvero per atterrare capo" e subito dopo la nave si scontrò - il più delicatamente possibile per le sue dimensioni - con la collina. Leo si tenne alla ringhiera così forte che le sue nocche diventarono bianche, e il colore gli fece scattare la testa verso dove si trovava la romana.

Daphne però stava bene, quindi probabilmente aveva davvero usato Timeo per osservare il cielo e prevedere l'atterraggio rude, e mentre si avvicinava a lui gli altri emersero da sotto coperta.

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VENI | leo valdezDove le storie prendono vita. Scoprilo ora