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17.

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Il ritorno in moto fu silenzioso, carico di una tensione palpabile che riempiva l'aria attorno a loro. Marta, seduta dietro Fina, le mani saldamente posate sui suoi fianchi, cercava di raccogliere i pensieri. Il vento notturno le sferzava il viso, eppure il calore del corpo di Fina sotto le sue mani la faceva sentire ancora intrappolata in quell'intensità che avevano vissuto solo pochi istanti prima.
Fina, con lo sguardo fisso sulla strada, sentiva ogni leggero movimento di Marta dietro di sé. Aveva la mente era in subbuglio. Si sentiva stranamente leggera, come se per la prima volta da tempo avesse permesso a se stessa di cedere a qualcosa di diverso dalla sofferenza. Ma allo stesso tempo, sapeva che non sarebbe stato così semplice ignorare le conseguenze di quel momento. C'era troppo non detto tra loro, troppe domande senza risposte.
Quando finalmente giunsero davanti al garage, il rumore del motore interruppe il silenzio della notte. Fina spense la moto, e per un attimo rimasero lì ferme, ancora senza parlare. Poi Marta si scostò leggermente, scendendo dalla sella con movimenti incerti.
Una volta varcata la soglia del garage, la tensione fu evidente. Gli sguardi di tutti si alzarono verso di loro, e l'atmosfera mutò istantaneamente. Tasio, Esther, Digna e gli altri amici erano seduti sparsi per la stanza, ma non ci volle molto perché capissero che qualcosa era successo tra loro. C'era un silenzio sospeso, pieno di domande non pronunciate.
Tasio alzò un sopracciglio, mentre Esther, che non aveva mai smesso di osservare Fina con un misto di malinconia e gelosia, si irrigidì appena. Il suo sguardo corse rapidamente da Fina a Marta, come se cercasse conferme nei loro volti, nelle loro espressioni. Non servivano parole: l'aria attorno a loro era densa di quel qualcosa che solo due persone coinvolte sanno trasmettere senza nemmeno rendersene conto.
Lei aveva sempre saputo leggere Fina meglio di chiunque altro e non le fu difficile capire tutto. Anche se cercava di mantenere il controllo, un leggero tremore tradiva la sua frustrazione e il dolore nel vedere Fina scivolare via. Marta era una presenza troppo ingombrante per essere ignorata.
La donna, sentendosi gli occhi addosso, arrossì lievemente, cercando di distogliere lo sguardo da Fina. Era consapevole che l'intensità di ciò che era accaduto al faro le era rimasta addosso come un'ombra, e sapeva che gli altri, in qualche modo, l'avevano percepita. Sentì una stretta al petto, come se avesse infranto qualcosa di sacro, di non detto, tra lei e il resto del mondo.
Fina, dal canto suo, si sforzò di mantenere un'aria distaccata, fingendo che nulla fosse cambiato mentre la sua mente vagava ancora al bacio, a quel desiderio travolgente che aveva cercato di reprimere.
Alla fine, fu Tasio a rompere il silenzio «Tutto bene?» chiese con un tono neutro, anche se i suoi occhi rivelavano la curiosità malcelata che tutti condivano.
Fina annuì, cercando di sembrare indifferente, ma il nodo alla gola era troppo forte «Sì, tutto a posto» rispose con un tono troppo distante, troppo teso. Ma nessuno fece altre domande.
Il silenzio si prolungò ancora per qualche istante fino a quando tutti si resero conto che sarebbe stato meglio andare a riposare.
L'alba, quel venerdì, arrivò in fretta e portò aria fresca, quasi pungente.
Fina stava in piedi sulla veranda, il viso rivolto verso l'orizzonte appena illuminato dai primi raggi del sole. Il cielo si tingeva lentamente di rosa e arancione, e il rumore lontano del mare sembrava il solo suono che riempiva il silenzio. Fumava lentamente, una sigaretta dopo l'altra, cercando di trovare pace in quel rituale ormai consueto.
La notte era stata lunga. I pensieri le avevano impedito di chiudere occhio, troppo agitata per dormire. L'immagine del faro, il bacio con Marta, quello prima con Esther e quella sensazione di confusione profonda continuavano a girarle in testa come un disco rotto.
Verso le sei del mattino, il cigolio della porta che si apriva attirò la sua attenzione. Luz uscì piano in veranda, visibilmente stanca. La osservò per un attimo, notando la sigaretta che pendeva dalle labbra di Fina e il suo sguardo perso. Le si avvicinò senza dire nulla, incerta se fosse il caso di rompere quel silenzio che sembrava avvolgere tutto.
«Sveglia già da un po'?» chiese infine Luz, con la voce ancora impastata dal sonno.
Fina fece un cenno, senza voltarsi «Non ho dormito affatto».
Luz si sedette accanto a lei, tirandosi addosso una coperta che aveva portato da dentro. Il silenzio tra loro rimase per un lungo momento, ma non era pesante. Piuttosto, sembrava quasi necessario.
«Come stai?»
Fina fece un sospiro profondo, guardando la brace della sigaretta consumarsi: «non lo so. Mi sento... esausta» Fece una pausa «Tutto quello che è successo, tutto quello che sta succedendo... sono molto stanca».
Luz la osservava in silenzio, cercando di capire cosa le passasse per la testa. Aveva capito che Fina era una che non mostrava facilmente le sue debolezze, ma quella mattina qualcosa in lei sembrava più fragile del solito.
«Non devi essere forte per forza, lo sai?» disse Luz, cercando di trovare le parole giuste.
Fina fece un mezzo sorriso amaro ma non rispose poi tirò un'ultima boccata dalla sigaretta e la gettò via, fissando il punto dove la brace si spegneva lentamente sul pavimento della veranda.
Luz si schiarì la voce prima di parlare di nuovo. C'era qualcosa che la stuzzicava fin da quando aveva visto Fina e Marta insieme la sera precedente. L'aria tra di loro era cambiata, e non poteva far finta di non averlo notato. Si prese un attimo per scegliere le parole giuste, poi chiese con delicatezza: «E... Marta?»
Fina la guardò con una leggera smorfia, come se quella domanda l'avesse colpita in un punto sensibile. Si passò una mano tra i capelli, distogliendo lo sguardo «Non lo so» ammise, un po' esitante.
Luz attese che Fina continuasse. Sapeva che non avrebbe dovuto forzarla, ma aveva visto quanto erano vicine la notte prima, e quanto la tensione tra loro fosse palpabile. Qualcosa di profondo si stava muovendo, e voleva capire se Fina ne fosse consapevole.
«Non me lo aspettavo» continuò Fina, la voce un po' più incerta «lei è così diversa da tutte le altre persone che ho avuto accanto. Non so nemmeno come descriverlo. Ma al tempo stesso, non voglio farle del male. Ho paura di trascinarla in questo caos».
Luz ascoltava in silenzio, capendo quanto fosse difficile per Fina aprirsi «Ti piace?» le chiese infine, senza troppa pressione, chiederle se ne fosse innamorata le sembrò troppo.
Fina si fermò, sospirando profondamente «Sì, mi piace... forse anche più di quanto avrei voluto. Ma non è giusto. Io non sono una persona facile, Luz... e poi ha una vita sua, una famiglia. Non posso ignorarlo».
Luz la guardò negli occhi, cercando di capire la profondità delle sue preoccupazioni «Marta non è una ragazzina sprovveduta. La conosco da decenni e so che se è rimasta qui, è perché lo ha scelto. Non le devi decidere tu cosa è meglio per lei» poi fece un respiro profondo e si appoggiò alla ringhiera «Nessuno può prevedere il futuro, Fina. Ma se tieni davvero a lei, forse dovresti darle la possibilità di scegliere. Più tenti di allontanarla, più potrebbe ferirsi».
Fina, dopo qualche istante di silenzio, decise di cambiare argomento. Non voleva affrontare ancora la questione di Marta, almeno non in quel momento. Si voltò verso Luz e con voce più leggera chiese: «A che ora hai l'aereo?»
Luz si raddrizzò capendo che Fina non voleva proseguire con quell'argomento e le rispose: «alle 10:20 ma prenderò un taxi, non ti preoccupare».
La ragazza scosse la testa con un accenno di sorriso sulle labbra «Non se ne parla. Ti accompagno io».
«Non voglio darti disturbo, davvero, Fina. Posso gestirmela da sola».
«Nessun disturbo» replicò Fina alzandosi dal divanetto e stiracchiandosi un po': «Però prima andiamo al bar e prendiamo la colazione e il caffè per tutti».
«Okay, come vuoi tu. Grazie».
Fina si avviò verso l'interno del garage per recuperare il giubbotto.
«Dai, andiamo».
Al loro arrivo al bar, la città iniziava appena a svegliarsi. L'aria fresca del mattino portava con sé il profumo del caffè e il suono dei pochi passi sulle strade ancora vuote. Entrarono nel locale, trovando un piccolo tavolo d'angolo. Dopo aver ordinato due caffè, si sedettero e si godettero un attimo di tregua dalle emozioni tumultuose della notte precedente.
Luz, dopo un lungo sorso di caffè, si fece coraggio e, un po' imbarazzata, chiese: «Fina... posso farti una domanda?»
«Certo».
«Sei molto giovane, hai una casa bellissima, da ciò che ho inteso il garage è tuo come anche lo chalet... come, beh... non è per curiosità morbosa, è solo che...»
Fina sorrise, divertita dal fatto che Luz non riuscisse a terminare la domanda, e non sembrò affatto sorpresa. Posò la tazzina e si rilassò sulla sedia «da dove prendo tutti questi soldi a venticinque anni?» La interruppe.
Luz annuì impacciatamente vergognandosi di quella malsana curiosità.
«Ho sempre lavorato molto? Poi è arrivata anche la ricerca e l'insegnamento... e lì se fai le scelte giuste, puoi mettere da parte molto»
Luz annuì, cercando di seguire, ma Fina continuò con un sorriso più ampio: «Però in realtà... ho fatto molti investimenti»
«Del tipo?»
«Ho iniziato con le opere d'arte quando ancora andavo all'università, poi ho continuato con azioni di aziende quotate in borsa e infine obbligazioni. Alla lunga ho avuto fortuna».
Luz la guardò con aria colpevole: «Scusa, forse non dovevo. Sono stata indelicata».
«Non ti biasimo» disse Fina sorridendo: «Penso ti avrei fatto la stessa domanda a ruoli invertiti.
Le due continuarono a chiacchierare, sorseggiando il caffè e godendosi quei minuti di calma prima di ritornare nel vortice di emozioni che li attendeva. Poi presero croissant e caffè per tutti e ripartirono.
Entrando nel garage con i sacchetti in mano, si illusero di trovare ancora la quiete data dal sonno ma non appena ebbero varcato la soglia, capirono subito che l'atmosfera era cambiata. Tutti erano già in piedi, sparsi per la stanza come se non sapessero bene cosa fare, cosa dire o dove guardare. Alcuni avevano la faccia stanca e gli occhi pesanti, segno che il sonno non era stato generoso con nessuno.
Tasio stava vicino alla finestra, fissando il vuoto. Digna, con lo sguardo assente e una tazza di caffè in mano, sembrava chiusa nel suo mondo. Esther, seduta sul divano accanto a Clelia, si stava accendendo una sigaretta, mentre amici come Gaspar ed Erika parlavano sottovoce. L'aria era satura di un silenzio pesante, come se tutti fossero stati sospesi in attesa di qualcosa che non arrivava mai.
Appena rientrate, Fina prese parola: «Vi abbiamo preso qualcosa per colazione, ora stiamo andando in aeroporto, devo accompagnare Luz». Non si aspettò reazioni, né spiegazioni. L'idea era quella di uscire, prendere una boccata d'aria e dare a tutti un po' di spazio per respirare.
Marta, però, d'impulso alzò il viso e intervenne: «Vengo con voi».
Quella dichiarazione non fu per nulla inaspettata ma fece fermare tutti per un istante. Fina però fece solo un cenno con la testa: «Bene, partiamo tra mezz'ora, mangia qualcosa prima».
Così Marta si unì agli altri per fare colazione.
I volti stanchi e silenziosi di chi non aveva dormito bene riempivano la stanza. Il profumo delle brioche calde riempiva l'aria, cercando di distrarre le menti dalle preoccupazioni, ma il pensiero di Claudia era ancora presente nei pensieri di tutti.
La donna cercò di mantenere un'espressione neutra mentre si sedeva con gli altri attorno al tavolo, scambiando poche parole, per lo più commenti sul caffè o sulle brioche. Tuttavia, ogni tanto, i suoi occhi incontravano quelli di Fina, seduta sul divano, come se ci fosse una tensione nascosta che nessuno, a parte loro, poteva percepire.
Tasio stava discutendo piano con Digna ed Esther, cercando di organizzare la giornata, mentre Carmen, Gaspar e Clelia rimanevano in silenzio o alternavano conversazioni monotone, leggere, volutamente distanti dalle questioni più delicate.
Dopo che tutti ebbero terminato la colazione, Fina si alzò e con un cenno invitò Marta e Luz a prepararsi per andare in aeroporto.
«Tas, mi presti la macchina?»
Il ragazzo annuì mentre le lanciava le chiavi del suo SUV, che era parcheggiato fuori dal garage.
Luz si mise il giubbotto e si sistemò al meglio, non nascondendo una certa malinconia negli occhi. Sapeva che tornare alla sua vita normale, lontano da tutto ciò che stava accadendo, sarebbe stato complicato, e che lasciare Marta in quella situazione delicata, le pesava.
Prima di uscire, Marta scambiò un ultimo sguardo con Esther, che sembrava voler dire qualcosa ma restò in silenzio. Non c'era molto altro da dire, tutto era sospeso in quel limbo incerto.
Sul vialetto il freddo mattutino le accolse. Fina accese la macchina e, una volta che furono tutte a bordo, partirono in direzione dell'aeroporto. Il viaggio iniziò in silenzio, con solo il rumore del motore e della strada a riempire l'abitacolo.
Luz guardava fuori dal finestrino, pensierosa. Marta, seduta sul sedile posteriore, fissava lo specchietto retrovisore ogni tanto, incrociando lo sguardo di Fina, che sembrava concentrata sulla strada, ma con il pensiero altrove.
«Grazie per il passaggio» disse infine Luz, rompendo il silenzio «Non dovevi, davvero. Avrei potuto prendere un taxi».
«Non preoccuparti» rispose Fina con un mezzo sorriso, tenendo lo sguardo fisso davanti a sé «almeno facciamo una pausa dalla tensione che c'è al garage».
Marta annuì silenziosamente. Anche lei sentiva il peso di quelle ultime ore, la tensione che aleggiava su tutti e la confusione che provava riguardo a tutto ciò che stava succedendo, specialmente tra lei e Fina.
Il resto del viaggio fu avvolto da un silenzio denso, interrotto solo dal rumore regolare del motore e dal fruscio delle gomme sull'asfalto. Fina teneva lo sguardo fisso sulla strada, concentrata, mentre Marta e Luz si scambiavano brevi occhiate di tanto in tanto, come se volessero dirsi qualcosa.
Quando finalmente raggiunsero l'aeroporto, il sole era ormai completamente sorto, e una luce chiara inondava l'asfalto e le strutture circostanti. Fina parcheggiò il SUV in una zona di sosta temporanea, spense il motore e tirò un lungo respiro. Marta e Luz fecero lo stesso, come se quel viaggio in silenzio avesse assorbito ogni energia rimasta.
Scese per prima Luz, seguita da Marta mentre Fina rimase per qualche istante dentro l'auto, poi uscì anche lei, avvicinandosi alle due amiche che stavano già salutandosi.
«Non ci sono mai parole giuste per queste situazioni» disse Luz, forzando un sorriso mentre abbracciava Fina «Ma sono sicura che tutto si sistemerà, voi tenetemi comunque aggiornata». La ragazza rimase un po' fredda e distaccata ma accennò un sorriso, dopodiché Luz abbracciò Marta che le strinse forte le braccia, un po' malinconica: «Grazie per essere stata qui con me. Davvero».
Luz annuì «Stai serena e cerca di capire, d'accordo?» le sussurrò all'orecchio.
Marta fece un mugolio di approvazione prima che l'amica facesse un passo indietro.
«Fate attenzione al ritorno» aggiunse, cercando di alleggerire l'atmosfera. Si scambiarono tutti un'ultima occhiata e un sorriso, prima che Luz si girasse e si avviasse verso l'ingresso dell'aeroporto.
Fina e Marta rimasero in silenzio a guardarla allontanarsi, fino a quando Luz scomparve tra la folla dei viaggiatori e le porte automatiche. C'era una leggera malinconia nell'aria, ma anche un senso di sollievo, come se il primo capitolo di quella strana giornata fosse giunto al termine.
Dopo qualche istante di pausa, Fina fece cenno verso l'auto: «Meglio rimettersi in strada, abbiamo un'altra ora e mezza da fare per tornare a casa».
Senza aggiungere altro, risalirono entrambe in macchina. Il viaggio di ritorno iniziò, e con esso un nuovo silenzio si adagiò su di loro.
L'auto si muoveva fluida lungo la costa, avvolta dalla luce dorata del mattino. Ogni tanto, lo sguardo di Marta scivolava verso Fina, che guidava con lo sguardo fisso sulla strada.
Poi, d'impulso, senza pensarci troppo, allungò la mano verso Fina, sfiorandole il braccio prima di poggiarla delicatamente sul cambio. Fina, sorpresa per un attimo, si voltò a guardarla e senza tirare via la mano gliela strinse leggermente, accogliendo quel gesto spontaneo e lasciando che il calore del tocco la attraversasse. Nessuna delle due disse nulla, ma entrambe sapevano che quel contatto valeva molto.
Così, proseguirono il viaggio, mano nella mano sul cambio, fino all'arrivo quando per forza non poterono far altro che staccarsi.
Nel momento in cui rientrarono al garage, l'atmosfera all'interno continuava ad essere muta e sospesa. Tutti erano in piedi, in cerchio, ognuno immerso nei propri pensieri, senza sapere davvero come rompere il silenzio.
Marta si avviò verso la stanza adibita a dormitorio, dove rimase per tutto il giorno facendo ogni tanto qualche telefonata a Pelayo e Julia. Fina, dopo aver dato una rapida occhiata agli altri, si spostò verso la veranda, accendendo una sigaretta. Ogni tirata sembrava un tentativo di sfogare quel vuoto che sentiva dentro. Le ore passarono lente, intervallate solo da qualche parola scambiata di tanto in tanto, ma soprattutto da lunghi silenzi. Tasio tentava di intrattenere gli altri, ma persino lui sembrava non avere l'energia di sempre.
Nel pomeriggio, nessuno sembrò avere la forza di fare molto. Ognuno restava immerso nei propri pensieri, chi cercava di dormire un po', chi si allontanava per una passeggiata intorno al garage. Fina, invece, continuava a fumare, a tratti isolandosi dal gruppo, in bilico tra il bisogno di restare con gli amici e il desiderio di staccarsi da tutto.
La sera cominciava a farsi strada lentamente, le ombre si allungavano, e con esse, cresceva la voglia di fare qualcosa di diverso, di rompere quel silenzio. Tasio fu il primo a proporre di uscire a cena per evitare di rimanere lì chiusi a rimuginare. Gli altri, dopo qualche esitazione, decisero che uscire era probabilmente l'opzione migliore.
Fina si offrì di andare ad avvertire Marta. Entrò nella stanza trovandola seduta sul letto con il viso segnato dalla stanchezza e dai pensieri che le affollavano la mente. La guardò per un attimo, incerta se disturbarla, ma poi le si avvicinò, sedendosi e allungando il braccio verso la sua gamba, provocandole inevitabilmente un brivido che le percorse la schiena.
«Ti va di andare a cena stasera? Uhm... Beh, con gli altri... ci sembra una buona idea andare fuori, per schiarirci un po' le idee».
Marta sollevò lo sguardo, incontrando quello di Fina: «Avrei comunque detto sì se la frase fosse terminata con la prima parte».
Fina finalmente sorrise scuotendo la testa: «vorrà dire che ti devo una cena da sole».
La donna ricambiò quel sorriso un po' imbarazzata ma poi, senza pensarci troppo, come se fosse la cosa più naturale del mondo, si avvicinò e prima che potesse dire qualcosa, d'impulso si chinò verso di lei, fiondandosi sulle labbra in un bacio deciso, anche troppo.
Non era riuscita a trattenersi e stava riversando in quel gesto tutto il desiderio e la confusione che aveva accumulato fino a quel momento.
Fina, dapprima colta alla sprovvista, si irrigidì per un attimo, ma fu questione di pochi secondi. Le mani di Marta erano già sulla sua nuca, decise, mentre il bacio diventava sempre più profondo. Fina sentì un'ondata di calore invaderla e, in quel momento, tutta la sua resistenza emotiva crollò. Abbandonò ogni esitazione e rispose al bacio con la stessa intensità, poi la tirò a sé con forza, le mani scivolarono sulle sue gambe e la portò velocemente a sedersi sopra di lei.
Le loro labbra si muovevano in un ritmo frenetico, la passione bruciante le travolgeva entrambe. Il cuore di Fina batteva all'impazzata mentre il bacio si caricava di un bisogno disperato. Il corpo di Marta si incollò al suo e per un attimo, il mondo fuori smise di esistere. Il respiro di Marta era caldo e affannoso, il suo cuore batteva forte contro quello della ragazza e il desiderio tra di loro sembrava impossibile da controllare. Fina, persa in quella corrente inarrestabile di emozioni, non fece nulla per fermarsi. Al contrario, approfondì sempre di più il bacio e la sua lingua invase la bocca di Marta con prepotenza, come se temesse che quel momento potesse sfuggirle dalle mani da un momento all'altro.
Ma proprio nel bel mezzo di quella passione travolgente, qualcosa le fece fermare. La porta si aprì cigolando e in un istante il bacio si interruppe bruscamente.
Esther era lì, in piedi sulla soglia.
Il suo sguardo sorprese le due ragazze, colte nel pieno di quel momento intimo.
Fina si voltò di scatto con il cuore che batteva troppo forte, mentre Marta, colta dalla vergogna, distolse lo sguardo e si alzò velocemente da sopra la ragazza. L'aria nella stanza si fece subito tesa, densa di silenzio e imbarazzo.
Esther non si mosse, rimanendo ferma sulla soglia con uno sguardo che tradiva una confusione di emozioni: rabbia, dolore, probabilmente gelosia. Sembrava lottare per non mostrare quanto quella scena l'avesse ferita, ma il suo viso, anche se apparentemente freddo, non riusciva a nascondere del tutto il turbamento.
«Esther...» iniziò a dire Fina, non badando neanche al fatto che era da tempo che non la chiamava per nome, però non trovò subito le parole. Un misto di rimorso e sorpresa la colse di fronte alla sua entrata improvvisa.
Esther le rivolse uno sguardo penetrante, poi si fece avanti nella stanza, avvicinandosi lentamente. Sembrava trattenere qualcosa dentro, come se stesse lottando per non esplodere, ma allo stesso tempo cercava di mantenere una freddezza che non le apparteneva.
«Non... non volevo interrompere» disse infine con voce spezzata «Volevo solo vedere se foste pronte per uscire».
Il silenzio che seguì era opprimente. Fina non sapeva come rispondere, mentre Marta abbassò lo sguardo, sentendo il peso dell'imbarazzo. Esther fece un sorriso teso, che sembrava più una maschera che un vero segno di serenità.
«Vi aspettiamo» aggiunse Esther, gettando un ultimo sguardo carico di significato a Fina, prima di girarsi ed uscire dalla stanza, lasciando dietro di sé un'atmosfera pesante.
Quando la porta si chiuse, Fina sentì il fiato bloccarsi nel petto. Il momento tra lei e Marta era stato spezzato in un modo che non poteva essere ignorato.
«Scusami, non volevo, non doveva succedere» mormorò Marta, più a se stessa che a Fina, mentre si passava una mano tra i capelli, confusa e turbata. Poi senza permetterle di replicare uscì velocemente dalla stanza raggiungendo tutti gli altri fuori e ritrovandosi davanti allo sguardo duro della donna che le aveva appena viste.
Una volta che tutti furono sul vialetto Marta, Fina, Digna e Tasio salirono insieme, il resto del gruppo salì in macchina con Esther.
Mentre l'auto scivolava lungo le strade di Messina, il tramonto che si fondeva in un velo scuro di sera. L'aria tra Fina e Marta era densa eppure tutto sembrava scorrere placido come le luci sfocate dei lampioni che attraversavano i finestrini.
Tasio, al volante, lanciava occhiate nello specchietto retrovisore di tanto in tanto, avvertendo la tensione che aleggiava tra loro, ma decise di non dire nulla. Digna, invece, accanto a lui, sembrava immersa nei suoi pensieri, gli occhi puntati fuori dal finestrino. Era sempre attenta, sempre pronta a intervenire se fosse stato necessario, ma in quel momento preferiva lasciar che le cose seguissero il loro corso.
Fina, seduta sul sedile posteriore con Marta, si sentiva ancora scossa dall'intensità di quel bacio. Ogni tanto, i suoi occhi sfioravano quelli di Marta, ma nessuna delle due osava parlare. Le mani di Marta tremavano leggermente, e la ragazza se ne accorse... avrebbe solo voluto prenderle quelle mani e stringerle forte ma non poteva. Non doveva. Così come non avrebbero dovuto prima o la sera prima.
Nel frattempo, sull'altra macchina, l'atmosfera era decisamente diversa. Clelia, seduta accanto a Esther sul sedile anteriore, cercava di mantenere un'aria distaccata, nonostante notasse il silenzio di Esther, solitamente più loquace. Seduti dietro, Nicola ed Erika, che da sempre condividevano una sorta di cameratismo, discutevano a bassa voce di cose banali: serie tv, vecchi ricordi, qualsiasi cosa che potesse distogliere l'attenzione dall'aria pesante che li circondava. Ma nemmeno le loro risate soffocate riuscivano a rompere completamente il muro di tensione che separava Esther dal resto del mondo.
Lei, con lo sguardo fisso sulla strada, cercava di non pensare a quello che aveva visto nel dormitorio poco prima. Il bacio tra Fina e Marta le si era stampato in mente con una chiarezza crudele, e anche se non era esplosa sul momento, il dolore che provava era ancora lì, latente, sotto la superficie. Le sue mani stringevano forte il volante, cercando di concentrarsi solo sulla guida, ma dentro di sé si sentiva persa. Ancora innamorata di Fina, ma costretta a portare avanti una bugia che ormai le stava lacerando l'anima.
Dopo una decina di minuti, entrambe le auto arrivarono al ristorante, un locale semplice e accogliente. L'insegna luminosa Pizzeria brillava nella sera, attirando clienti di ogni tipo, dalle famiglie ai gruppi di amici. Le auto si fermarono quasi contemporaneamente, e i ragazzi scesero uno dopo l'altro, forming due gruppi distinti.
Fina e Marta camminavano leggermente distanziate dagli altri, senza mai staccarsi con lo sguardo, mentre Digna e Tasio guidavano il gruppo verso l'ingresso. Clelia, Esther, Gaspar ed Erika li seguirono poco distanti.
Appena dentro, furono accolti dal profumo inebriante di pizza appena sfornata. L'interno del locale era caldo e familiare, con le pareti in mattoni rustici e tavoli in legno massiccio. Semplice, ma con un'aria casalinga che metteva a proprio agio. Scelsero un tavolo grande, abbastanza per accoglierli tutti, e si sistemarono con naturalezza, anche se tra alcuni di loro persisteva una certa tensione.
Tasio prese posto accanto a Digna, mentre Nicola si accomodava tra Erika ed Esther. Clelia, cercando di evitare l'aria pesante di Esther, si sedette più vicina a Marta, che aveva scelto una sedia di fronte a Fina. Un silenzio imbarazzato cadde sul gruppo per un istante, ma fu rapidamente spezzato dall'arrivo del cameriere, che, con un sorriso cordiale, iniziò a prendere le ordinazioni.
«Prendiamo delle pizze?» suggerì Tasio, sfogliando il menù senza troppo interesse.
«Sì, mi sembra la cosa più semplice» rispose Fina con un tono piatto, gli occhi che non si alzavano dal suo menù. Marta, accanto a lei, annuì silenziosamente.
Mentre il cameriere prendeva le loro ordinazioni, Digna lanciò qualche battuta per alleggerire l'atmosfera, cercando di far sorridere il gruppo. «Io prendo la solita Margherita. Non sono mai stata una per gli esperimenti quando si tratta di pizza!»
«Io invece voglio provare la Diavola, sento che ho bisogno di un po' di piccante nella mia vita» scherzò Erika, strappando un sorriso a Gaspar, che ordinò lo stesso.
Esther, seduta accanto a Gaspar, ordinò con un tono spento, evitando lo sguardo di tutti, soprattutto quello di Fina. Cercava di sembrare distaccata, ma il suo silenzio parlava più di mille parole. Clelia la osservava di sottecchi, cercando di capire cosa stesse passando per la testa dell'amica, ma senza fare domande.
Con le ordinazioni fatte, il gruppo si rilassò un po', anche se tra Fina e Marta la tensione era palpabile. Nonostante gli sguardi che ogni tanto si scambiavano, cercavano di mantenere una distanza emotiva, consapevoli che tutti li stavano osservando, anche se nessuno osava dire nulla.
Quando le pizze arrivarono, ci fu un momento di distrazione generale, il cibo riusciva sempre a spezzare un po' il ghiaccio. Tra un boccone e l'altro, Tasio raccontò una storia divertente su un vecchio amico del liceo, facendo ridere Digna e Clelia. Gaspar ed Erika, come sempre, si scambiavano battute e commenti sarcastici, mentre Fina e Marta mangiavano in silenzio, troppo prese dai loro pensieri.
Marta non poteva fare a meno di sentirsi osservata, ma allo stesso tempo non riusciva a distogliere lo sguardo da Fina. Ogni tanto, le loro ginocchia si sfioravano sotto il tavolo, e quel contatto le fa rabbrividire. Fina, da parte sua, cercava di rimanere composta, ma si sentiva sul punto di scoppiare.
La serata continuò così, tra conversazioni distratte e sguardi carichi di emozioni non dette. Quando finalmente arrivarono i caffè, il gruppo sembrava essersi rilassato, anche se le questioni irrisolte aleggiavano ancora nell'aria.
Alla fine, pagarono il conto e si alzarono per tornare alle macchine. Anche se fuori faceva freddo, nessuno sembrava aver fretta di tornare al garage. L'aria era frizzante, il cielo stellato sopra di loro, ma il peso delle emozioni che si portavano dentro sembrava più pesante di qualsiasi cosa potesse succedere quella sera.
Fu Fina, alla fine, a rompere il silenzio. «Torniamo?»
La serata era ormai giunta al termine e dopo la cena il gruppo si era spostato lentamente verso le macchine, pronto a tornare al garage. L'aria era diventata ancora più fredda, e le chiacchiere che riempivano l'atmosfera durante la cena si erano ridotte a sussurri e commenti isolati. Fina camminava qualche passo indietro rispetto agli altri, le mani infilate nelle tasche del giubbotto, la mente appesantita da una miriade di pensieri. Marta le camminava accanto, silenziosa, quasi timorosa di interrompere il flusso di riflessioni che percepiva nell'aria.
Fu Esther a spezzare quel silenzio con una domanda che, inaspettatamente, sembrò risvegliare tutto ciò che Fina aveva cercato di ignorare.
«Fina, ti sei dimenticata che lunedì dovresti partire per il convegno a Budapest?» La voce di Esther era controllata, ma tradiva una sottile preoccupazione. Stava camminando con una certa distanza rispetto a Fina, ma il suo sguardo era fisso su di lei, come se stesse cercando di leggerle nella mente.
Fina rallentò il passo, le parole di Esther la colpirono come un pugno inaspettato. Il convegno. Budapest. Due mesi di presentazioni, conferenze e networking a cui stava lavorando da più di un anno. Era una delle sue opportunità più importanti, un trampolino per la sua carriera accademica e per la sua reputazione nel mondo della ricerca. Ma adesso, con Claudia in ospedale, quel convegno sembrava appartenere a un'altra vita, una vita che, in quel momento, sentiva distante anni luce.
Si fermò per un istante, e anche Marta si fermò accanto a lei. Gli altri continuarono a camminare verso le macchine, ma Digna, che aveva sentito la domanda di Esther, rallentò anch'essa.
«Non l'ho dimenticato» rispose infine Fina con voce bassa ma decisa. «Ma con la situazione che c'è qui, non posso andare» Le parole erano definitive, eppure dentro di lei c'era una nota di incertezza, un nodo che non riusciva a sciogliere.
Esther si voltò completamente verso di lei, lo sguardo serio, quasi preoccupato. «Stai scherzano vero? Ci lavori da un tempo indefinito, ci hai sempre pensato... L'hai sempre sognato. Non puoi gettare tutto al vento». Le sue parole non erano di rimprovero, ma di sincera preoccupazione. Sapeva quanto quel convegno fosse importante per Fina, per la sua carriera e per la sua autostima. E anche se la situazione con Claudia era devastante, Esther non poteva fare a meno di pensare che rinunciare sarebbe stato un errore. Un errore che Fina avrebbe potuto rimpiangere per tutta la vita.
Digna annuì, aggiungendosi alla conversazione con una certa delicatezza «Esther ha ragione, Fina. So che la situazione è difficile, ma non puoi dimenticare che questo convegno è il frutto di anni di lavoro e dedizione. Hai faticato tanto per arrivare qui, e neanche Claudia vorrebbe che rinunciassi».
Fina sospirò, incerta su come rispondere. Si sentiva sopraffatta, divisa tra il senso di responsabilità e la consapevolezza di quanto fosse cruciale quel convegno per il suo futuro «Non so se riesco a farlo...» mormorò infine «Sono due mesi, non si tratta di una settimana. Due mesi lontana da qui, con Claudia in terapia intensiva e... tutto il resto. Non posso andarmene così. Non sarebbe giusto».
Digna le si avvicinò, posando una mano gentile sulla sua spalla: «Capisco come ti senti, ma devi pensare anche a te stessa. So che sembra egoista, ma se non ti prendi cura del tuo futuro, se metti in pausa tutto per sempre, cosa rimarrà di te quando tutto questo sarà finito? La vita non si ferma, anche se a volte vorremmo che lo facesse»
Esther si avvicinò a Fina, cercando di incontrare il suo sguardo. «Fina, lo so che sei preoccupata per Claudia, e non ti sto dicendo di ignorare tutto quello che sta succedendo. Ma pensa a quello che direbbe lei. La conosci: vorrebbe che tu andassi, che non rinunciassi ai tuoi sogni per lei. Lo sai, vero?»
Fina rimase in silenzio per un lungo istante. Le parole di Esther e Digna si insinuavano nella sua mente, facendola dubitare di quella decisione che fino a pochi minuti prima sembrava così ovvia. Claudia, nella sua fragilità e nella sua forza, avrebbe davvero voluto che lei rinunciasse a tutto per starle vicino? Oppure l'avrebbe spronata ad andare, a inseguire quello che aveva sempre desiderato? Sapeva che nonostante tutto, l'avrebbe spinta a non mollare, a non mettere in pausa la propria vita per nessun motivo.
Ma due mesi lontana da casa... era davvero possibile?
Il silenzio attorno a loro si fece ancora più pesante. Marta, che era rimasta in disparte fino a quel momento, finalmente prese la parola, spezzando la tensione: «So di non avere molta voce in capitolo ma la penso come Digna ed Esther. Devi pensare anche a te stessa, anche se ora ti sembra impossibile... inoltre Claudia non è sola».
Le parole di Marta furono come un balsamo per l'anima tormentata di Fina, che finalmente riuscì a guardarla negli occhi. C'era una sincerità disarmante in quello che le stava dicendo, e Fina non poteva ignorare il peso di quella verità.
Rialzò lo sguardo verso Esther e Digna, e infine verso Marta: «Ci penserò, lunedì è lontano, vediamo come vanno le cose...» sussurrò infine, come se quelle parole portassero con sé un peso immenso.
Risalirono tutti in macchina e durante il viaggio di ritorno verso il garage, l'atmosfera era tesa. Fina e Marta, sedute dietro a Tasio e Digna, erano immerse nei loro pensieri, mentre il paesaggio scorreva lentamente oltre i finestrini dell'auto. Digna, seduta sul sedile del passeggero accanto a Tasio, stava scrollando il suo cellulare, cercando di aggiornarsi su quanto stava accadendo nel mondo esterno.
Poco dopo si imbatté in una notizia che attirò subito la sua attenzione. Una notizia riguardante Marta De La Reina. Sollevando lo sguardo, si girò verso di lei con un'espressione di sorpresa e curiosità: «Marta, sembra che tu debba essere a Barcellona per uno shooting fotografico e un'intervista lunedì mattina» disse Digna, mentre mostrava il suo cellulare a Marta.
Marta si voltò verso Digna, visibilmente sorpresa. «Oh, già» rispose, ricordando la proposta che le era stata fatta. «Mi avevano proposto di andare qualche settimana fa, ma non penso di andare. È solo un impegno secondario di un'ora che posso saltare senza problemi».
Fina, che stava ascoltando la conversazione sbottò quasi infastidita: «Perchè?»
«Non è importante»
«Non esiste, è a pochi chilometri da quì. Se hai preso questo impegno settimane fa, nonostante fossi dall'altra parte d'Italia vuol dire che è importante », esclamò decisa
Marta turbata dalla reazione di Fina provò a spiegare: «Non me la sento, non sono dell'umore. Quando ho accettato non mi trovavo in questa situazione».
Fina si voltò verso Marta frustrata: «non rinuncerai ai tuoi impegni per questo»
Marta abbassò lo sguardo «vorrà dire che ci penserò, come hai detto anche tu, lunedì è lontano».
«E lunedì andrai lì e farai ciò che devi fare».
La tensione nell'auto era palpabile. Tasio, che aveva assistito al battibecco, decise di intervenire: «Ragazze, non ci scaldiamo. Forse è il caso di riequilibrare la situazione».
Digna annuì, supportando Tasio. «Esatto. Non possiamo dimenticare le priorità di ognuno di noi, ma dobbiamo anche considerare che ci sono momenti in cui dobbiamo fare dei compromessi».
Marta, con un sospiro, cercò di placare la situazione «Come vi ho detto, ci penserò».
Fina, nonostante la tensione, sembrò leggermente rasserenata e il viaggio continuò in silenzio, con i pensieri di ciascuno ancora immersi nelle riflessioni personali. Digna si limitò a dare un'occhiata al cellulare per distrarsi, mentre Tasio mantenne il focus sulla guida. Marta e Fina rimasero immerse nei loro pensieri, cercando di trovare un equilibrio tra le loro emozioni e le loro realtà, mentre il paesaggio fuori dall'auto continuava a cambiare lentamente.
Il rientro al garage avvenne in un'atmosfera di stanchezza e riflessione, con i membri del gruppo che si disperdevano nei rispettivi spazi. Tutti, visibilmente affaticati, si diressero verso la zona dormitorio, mentre Fina, ancora turbata dalle recenti conversazioni e preoccupazioni, si spostò verso la veranda per la sua solita sigaretta serale. Il cielo era coperto e il vento portava con sé un'aria fresca, che sembrava offrire un momento di pace in mezzo al caos emotivo che aveva accompagnato la giornata.
Quando Fina tornò all'interno, il silenzio e l'oscurità dell'ambiente erano palpabili. Tutti erano andati a letto, cercando di recuperare il sonno perduto e di mettere ordine nei pensieri. Fina si avvicinò al soggiorno e, nel suo vagare silenzioso, notò la figura di Marta distesa sul divano. Si era addormentata profondamente, il viso sereno in un'espressione di tranquillità che contrastava con le turbolenze del giorno. La luce soffusa della lampada accanto al divano proiettava ombre morbide sul suo volto, creando un'atmosfera quasi magica.
Fina, con un sentimento di tenerezza e preoccupazione, si avvicinò lentamente. Con delicatezza, prese una coperta ripiegata sul bracciolo del divano e la stese sopra di lei, cercando di non disturbarla. Il gesto era naturale, ma il desiderio di proteggere e confortare Marta era intenso.
Si abbassò a guardarla per qualche istante accarezzandole i capelli, avrebbe tanto voluto baciarla in quel momento ma non volendo spingersi ancora oltre a quanto avevano già fatto e non riuscendo neanche a trattenere la propria inclinazione verso la donna, sentì il bisogno di starle vicina.
Con cautela, si sdraiò accanto a lei, cercando di non svegliarla. Il calore del suo corpo, combinato con il profumo familiare dei suoi capelli, creava un senso di calma e sicurezza che Fina non aveva provato da tempo. Lentamente, la testa di Marta si spostò, poggiando il suo capo sul petto di Fina, come se cercasse un punto di appoggio sicuro.
Fina rimase immobile, il battito dei loro cuori così vicini erano un ritornello rassicurante, un ritmo che le offriva una sensazione di normalità in mezzo alla confusione. Il profumo delicato della sua pelle mescolato con l'aroma leggero della sigaretta che aveva appena fumato, riempiva i sensi di Fina. La sensazione di avere Marta così vicina, di sentirla respirare e muoversi leggermente in sonno, contribuiva a lenire le sue preoccupazioni.
Finalmente, dopo due notti in bianco, Fina trovò un po' di sollievo. Il respiro regolare della donna e la sua presenza calmante le permisero di abbandonarsi al sonno, cullata dal conforto di quel corpo vicino e dal profumo che le era diventato così intimo. I pensieri e le ansie che l'avevano tormentata durante la giornata sembrarono svanire, sostituiti da un sonno profondo e rigenerante.
L'oscurità della stanza era interrotta solo dalle ombre create dalla luce del lampione che filtrava attraverso le finestre. La pace della notte avvolgeva il garage, e con essa, Fina e Marta, unite in un momento di intimità che sembrava offrire una pausa tanto necessaria dalle turbolenze del mondo esterno.
Finalmente le nostre due protagoniste hanno un momento di pace e con loro, mi abbandono anch'io al sonno tanto atteso. E nel mio cullarmi tra le braccia di Morfeo, penso a quanto ho ancora da raccontarvi... a quanti sbagli e quanto amore. A quante menzogne e cattiverie. A quanto tutta questa storia abbia cambiato il corso della nostra vita. Della loro, della mia. Chissà se anche voi che leggete avete mai trovato qualcuno che ha cambiato la rotta del vostro cammino. E chissà cosa pensate di loro due o di me... io ci penso, voi ci pensate?
Qualsiasi sia la vostra risposta però, pensiamoci domani. Adesso culliamoci un po'. Buonanotte miei cari lettori. A presto.

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