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14.

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Stanotte leggevo Oscar Wilde e una frase mi ha colpito in maniera particolare: si parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che c'è nel dubbio. Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante.

Trovo questa considerazione molto affascinante, oltre che veritiera. Nel mio piccolo ho la fervida convinzione che il mistero renda la vita più bella, più vivibile. Nonostante questo è piuttosto chiaro che le domande che vi state facendo su questa storia siano molteplici... ed oggi qualcuna di esse avrà una risposta. Sia chiaro, sempre nella circostanza che il mistero sia un qualcosa di profondamente interessante per cui non me ne vogliate se non verrà data risposta a tutto. Io mi faccio unicamente da portavoce in questa parte di racconto e gli eventi, i discorsi e i sentimenti non sono sotto il mio controllo.
Digna aveva deciso di prendere in mano la situazione che avvolgeva le vite di Fina e Marta. Le era bastato entrare in quella stanza per capire, da un minimo sguardo sfuggente, che tra le due ci fosse qualcosa ma soprattutto le era bastato un solo istante per far suonare nella sua mente un campanellino d'allarme dettato dalla sua lunga conoscenza della nostra giovane Valero.
In primo luogo penso sia opportuna una presentazione della nostra Digna: Digna Dante, donna di circa 45 anni, dall'aspetto gentile e rassicurante. I suoi capelli biondi lunghi e morbidi, spesso raccolti in una coda di cavallo o lasciati cadere sulle spalle con eleganza incorniciano perfettamente i suoi occhi azzurri profondi che trasmettono sempre una dolcezza innata, riflettendo la sua empatia e sensibilità. Con quel suo sorriso caldo e accogliente, capace di mettere a proprio agio chiunque la incontri, Digna è sposata con Pelayo Arena, un professore universitario, specializzato in Cristianesimo antico. Il loro matrimonio è solido e basato su un profondo rispetto reciproco. Hanno tre figli maschi, che rappresentano una delle sue gioie più grandi. Tuttavia, la sua vita non si limita a loro: psicoterapeuta di professione, il suo impegno nel lavoro ha influenzato profondamente il suo carattere.
È una donna estremamente sensibile, sempre pronta ad ascoltare e comprendere gli altri. La sua dedizione alla professione è evidente in ogni aspetto della sua vita, e la sua capacità di entrare in sintonia con le persone è straordinaria. Tuttavia il suo lavoro l'ha plagiata, creando attorno a lei, oltre ad un'Claudia di sensibilità e dolcezza anche una profonda tristezza per tutte le storie di cui ha fatto parte... di tutte le persone che è riuscita ad aiutare ma che in un modo o nell'altro l'hanno marchiata per sempre.
A volte questa sua dedizione ed empatia arriva persino ad essere inquietante: riesce quasi a leggere i pensieri delle persone e quando qualcosa non le quadra tenta subito di intervenire. Esattamente come in questo caso.
Marta la guardava con uno sguardo interrogativo mentre la donna davanti a lei cercava di riorganizzare le parole nella sua mente.
Digna scrutò attentamente Marta: le parole che doveva dire le pesavano sulle labbra. Aveva sempre avuto un affetto speciale per Fina, quasi materno, ma sapeva che quello che stava succedendo tra loro avrebbe causato più dolori che gioie. Si alzò dal divanetto, più nervosa del solito e si appoggiò alla ringhiera della veranda, accendendo un'altra sigaretta. La notte era tranquilla, in netto contrasto con la tempesta di emozioni che si agitava all'interno del garage. Guardò Marta, che sembrava persa nei propri pensieri, ancora scossa da quello che aveva visto.
«Marta» iniziò Digna con voce pacata «prima di proseguire questa conversazione ci sono due cose che devo chiederti...» poi guardò la donna per constatare che fosse pronta ad accogliere le sue parole e al suo sguardo consenziente proseguì: «ti chiedo di essere sincera con me, tanto lo capirei comunque se mi nascondi qualcosa. E in secondo luogo, necessito sapere quanto tu sia dentro a questa storia».
Marta sollevò lo sguardo «che intendi?»
Digna sospirò, cercando le parole giuste ma circumnavigando la domanda diretta.
«Fina è una persona molto complessa. Affascinante, sì, ma con delle ferite profonde. Ferite che non ha mai veramente curato. Starle accanto può essere... intenso. Ma può anche essere pericoloso».
Marta strinse le labbra, sorpresa da quelle parole «Pericoloso in che senso?»
«Lei... ha una vita segnata da dolori e perdite. Ha vissuto cose che l'hanno cambiata profondamente, che l'hanno resa la persona forte e tenace che è oggi, ma anche incredibilmente fragile. Quando ti avvicini a lei, è come entrare in un vortice. Se non sei preparata, rischi di esserne travolta, e tu non vuoi questo vero?»
Marta restò in silenzio, assimilando quelle parole.
«Credo di capire cosa stai cercando di dirmi. Ma voglio esserne certa: cosa mi stai chiedendo?»
«Alla luce di quanto ho visto, penso che tra di voi ci sia un legame che va oltre alla semplice conoscenza di due vicine di casa e prima che la tua vita sia segnata da tutto questo, mi sento in dovere di consigliarti di stare lontana da lei» disse Digna con voce ferma ma gentile.
Marta la guardò, sorpresa e ferita ma senza il coraggio di dire una sola parola in merito.
Digna sospirò, lasciando che lo sguardo vagasse oltre la veranda, verso la notte che avvolgeva tutto in un manto di oscurità.
«È per il tuo bene. E anche per il suo. Fina ha una vita molto complicata, una vita piena di traumi e cicatrici che non si sono mai veramente rimarginate. Ha una forza incredibile, ma quella forza è costruita su una fragilità immensa, su un terreno che potrebbe franare da un momento all'altro».
«E in che modo pensi che questo possa coinvolgermi?» replicò Marta, con un filo di voce.
Digna scosse la testa, come se sapesse già cosa Marta stesse per dire, come se sapesse a cosa stava pensando: «nel modo in cui mi arriva il tuo sguardo in questo momento».
Marta avvertì una stretta al petto e cercò di sviare lo sguardo dagli occhi della donna che dovette chiudere gli occhi.
«Fina non è in grado di sopportare un altro legame così intenso in questo momento, e tu... tu non sei pronta per quello che significa stare accanto a una persona come lei. Fina ha bisogno di aiuto, sì, ma non del tipo d'aiuto che tu puoi offrirle. Mi fa piacere che non sia sola nella sua nuova vita lontana da noi ma quello che sta attraversando è qualcosa di troppo grande, troppo devastante. Avvicinarti troppo potrebbe significare essere risucchiata in un vortice dal quale potrebbe essere impossibile uscire».
Marta la fissò, cercando di trovare le parole, ma tutto ciò che riusciva a sentire era il dolore che quelle parole le provocavano.
Digna si avvicinò, prendendo le mani di Marta nella sua «Perché starle accanto, in questo momento, significa rischiare di distruggere te stessa. Fina non è stabile. Ha bisogno di cure, di supporto professionale, di un percorso che la porti a superare i suoi demoni. E, credimi, il rischio è che entrambe finiate per soffrire terribilmente».
Marta sentì il petto scaldarsi e tentò di fuorviare il discorso distogliendo nervosamente lo sguardo per la seconda volta in pochi minuti: «Non capisco perché mi dici queste cose».
La donna la guardò con espressione interrogativa e quasi preoccupata: «Marta, quanto sei dentro a questa situazione?» tentò di scandire bene le parole.
«Io non so di cosa tu stia parlando».
Possibile che fosse così visibile la tensione tra di loro da lasciar sospettare una sconosciuta?
Digna annuì sconfitta e dopo qualche istante di silenzio trovò le parole giuste: «è troppo tardi vero?»
Il cuore della donna sembrò appesantirsi sempre di più: «per cosa?»
«Per questo discorso. Ci sei già troppo dentro».
Marta si innervosì ulteriormente e strinse i denti prima di parlare: «Io veramente non so di cosa tu stia parlando».
Digna osservò Marta con uno sguardo indagatore, uno di quegli sguardi che sembrano leggere l'anima. Era una domanda difficile, una di quelle che si deve fare, anche se la risposta è temuta. Si prese un momento prima di parlare, dando a Marta il tempo di respirare.
«Ti ho chiesto di essere sincera con me» fece una lunga pausa per far sì che il peso di quelle parole impregnasse l'aria di significato «sei innamorata di lei?» le chiese poi con una calma che non lasciava scampo.
La domanda arrivò come una lama sottile, affondando profondamente in una ferita che Marta non era ancora pronta ad affrontare. Il suo cuore batté più forte, un battito in gola che quasi le tolse il respiro. Non rispose subito, cercando disperatamente le parole giuste, qualcosa che potesse evitare la verità senza però sembrare una bugia.
«Io... è una brava ragazza, è piacevole passare del tempo con lei... molto misteriosa, molto intelligente» disse, distogliendo lo sguardo. Sapeva che non era una risposta, ma non riusciva a dirlo, non poteva ammettere ciò che provava, ciò che era successo tra di loro. Per farlo, avrebbe dovuto prima accettarlo lei stessa, e quel pensiero la terrorizzava.
Digna sorrise di scherno ma non la lasciò scappare così facilmente: «Marta, questa non è una risposta»
Marta avvertì una stretta al petto. L'ammissione le sembrava un passo che avrebbe potuto cambiare tutto, rendere reale qualcosa che fino a quel momento era rimasto sepolto in profondità. E poi c'era il pensiero di sua figlia, di suo marito, della sua vita che sarebbe andata in frantumi se avesse dato voce a ciò che provava. Si sentiva intrappolata.
«io non lo so» sussurrò infine, con la voce rotta dall'emozione. «Non so nemmeno cosa provo davvero. Non sono mai stata... non ho mai pensato a qualcosa di simile prima. E... non posso permettermi di avere questi sentimenti. Non posso».
Digna la guardò con comprensione ma anche con una sorta di pseudo compassione. «Capisco che tu non voglia ammetterlo, neanche con te stessa. Ma devi essere onesta con il tuo cuore. I sentimenti non svaniscono solo perché li nascondi. Si accumulano, crescono e, alla fine, possono distruggerti. Non ti chiedo di fare qualcosa di avventato o di prendere decisioni drastiche. Ti chiedo solo di essere sincera con te stessa... e con me».
Marta sentì un nodo in gola, ma cercò di non dargli peso. «Non posso farlo. Ho una famiglia, ho delle responsabilità. Se questa storia venisse a galla... non solo rovinerebbe la mia vita, la mia famiglia ma anche quella di Fina. Lei ha già abbastanza problemi. Non voglio essere io a complicarle ulteriormente l'esistenza».
Digna la prese per le spalle, la sua espressione era di dolcezza mista a preoccupazione «Non saresti tu a rovinarle la vita, credimi» fece nuovamente una pausa «comunque adesso penso che il discorso che ti ho fatto fino ad ora non basti più».
La donna la guardò nuovamente con lo sguardo interrogativo e la frase che seguì la fece vacillare ancor più.
«A volte, il silenzio può fare più male che bene. Marta, se decidi di restare nella sua vita, devi sapere cosa vuoi e cosa sei disposta a sacrificare. Non puoi rimanere nel mezzo, non in questa situazione».
Marta scosse la testa, incapace di formulare una risposta che non fosse solo una menzogna. Sapeva che Digna aveva ragione, ma l'idea di affrontare la verità le faceva troppo male. «Forse... forse è meglio che mi allontani» disse infine, le parole che le uscivano quasi senza volerlo.
Digna annuì lentamente ma con disapprovazione «Ho l'impressione che date le circostanze queste siano solo vane parole».
Marta capì subito a cosa si riferisse la donna ma fu incapace di dire altro. Il peso di ciò che stava cercando di reprimere era diventato troppo grande, e sapeva che non poteva più nasconderlo a lungo, neanche a sé stessa.
«Non posso crederci che sta succedendo di nuovo» una nuova pausa si posò sulle labbra di Digna impegnando l'aria di un piccolo terribile silenzio «Marta, la felicità, per Fina, non può venire da una relazione in questo momento. Tanto più da una situazione come questa. Deve venire da dentro di lei, dal trovare un modo per guarire veramente, per lasciarsi alle spalle il dolore che la tormenta. Non è colpa tua, e non è colpa sua. È solo... una realtà difficile».
Marta annuì lentamente, sentendo il cuore appesantirsi sempre di più «e quindi cosa dovrei fare? Se come dici tu ci sono troppo dentro, cosa devo fare?»
Digna la guardò con un misto di tristezza e comprensione «Non è ciò che dico io, il problema è ciò che provi tu. Sai... a volte la cosa più difficile e più giusta da fare è anche la più dolorosa. Se davvero tieni a Fina e a te stessa, forse l'atto più giusto che tu possa compiere è quello di starle più lontano possibile».
Marta si morse il labbro, lottando contro l'impulso di piangere. Ma le parole di Digna risuonavano nella sua mente, e sapeva che c'era della verità in esse.
Digna annuì nuovamente con quel velo di disapprovazione negli occhi.
«Dio santo... so che probabilmente, adesso, senti di avere bisogno di lei, anche se non vuoi ammetterlo. Ma devi sapere a cosa vai incontro. Fina ha un lato oscuro, un lato che la spinge verso comportamenti autodistruttivi. Ha imparato a nascondere molto bene le sue sofferenze dietro una facciata di forza e indipendenza, ma dentro è come un castello di carte. Basta un soffio, un evento traumatico, e tutto crolla. Un po' come in questo caso».
Marta si sentì sprofondare. Quanto distruttiva poteva essere una sola persona? Le parole di Digna le sembrarono esagerate e la donna la guardò intensamente: «Fina è tossica e indicibilmente imprevedibile. Devi essere consapevole di cosa implica stare al suo fianco. Quando ama qualcuno lo fa con tutto il cuore, ma questo amore può diventare un peso enorme da sopportare. Lei non vuole far male a nessuno, ma a volte la sua stessa sofferenza finisce per distruggere chi le sta vicino».
Marta abbassò lo sguardo pensando nuovamente che quelle parole fossero troppo forti.
«Come ha distrutto me e come ha distrutto Claudia... Tasio e tutti gli altri. Come ha distrutto Esther».
«Ma loro sono ancora quì» constatò fermamente Marta rimanendo un po' colpita da quella frase.
«Non hanno più scelta. Come ti ho detto, starle accanto è un arma a doppio taglio. Soffri ma non puoi farne a meno. Il suo affetto ti travolge, la sua protezione ti travolge e tutto di lei fa sì che tu non ne possa più fare a meno... ma con il bene che prendi da lei, allo stesso modo tutto il male che le sta dietro incombe su di te».
Digna le posò una mano sulla spalla: «Io lo capisco... com'è fare per la prima volta la sua conoscenza. È stata la prima paziente a riuscire a farmi piangere in una seduta di terapia. Me... che non vacillavo mai davanti a chi dovevo aiutare. Fina è speciale, misteriosa, intelligente e so che chiunque si avvicini a lei lo sente. Ma è talmente incastrata nel suo passato che ci sono momenti in cui si vuole scappare, momenti in cui si pensa di non farcela. E spesso è così perché la forza che ha non è fattore accomunante di tutti. Lei ci ha fatto i calli sui suoi dolori ma noi non saremo mai pronti a viverli veramente e a superarli come prova a fare lei».
«Cosa mai può esserle successo per farti dire tutto questo?» finalmente Marta ebbe il coraggio di chiederlo e vide il volto della donna incupirsi.
«Non mi fraintendere. Io le voglio un bene dell'anima ma oggettivamente è pericoloso starle accanto». La sicurezza che aveva mostrato fino a quel momento sembrava tentennare.
«Adesso sei tu a sviare la mia domanda».
«No, non la sto sviando... solo che non posso dirti tutto. Non sarebbe giusto. Se mai lo vorrà sarà lei a parlartene».
«Ma io ho bisogno di capirci qualcosa adesso, non ne posso più di questi misteri e delle domande che mi faccio da quando tutto questo è successo».
Digna sospirò profundamente, osservando Marta mentre cercava di trovare la giusta angolazione per affrontare un argomento tanto delicato. Non era facile condividere quello che stava per dire, ma sentiva che Marta doveva sapere, anche se Fina probabilmente non avrebbe mai voluto che qualcun altro parlasse della sua vita.
«La causa principale di tutto sono i suoi genitori. Suo padre è una merda ma... sua madre è il diavolo» iniziò Digna, il volto segnato dai ricordi e dagli orrori «Quello che le hanno fatto passare... è difficile da spiegare in poche parole. Ma devi sapere che sua madre è la causa principale di tutto il dolore che si porta dentro».
Marta non potè far a meno di ricondurre quelle parole alle scene che aveva vissuto in prima persona. In primis la sera al Redmoon, poi al momento di prima in garage.
«Quando aveva diciassette anni, sua madre l'ha abbandonata» continuò Digna con voce spezzata «Non solo l'ha lasciata sola, ma l'ha anche esposta a una serie di esperienze pericolose e traumatiche. Da quel momento in poi, la sua vita è stata un vero e proprio calvario, non che prima sia stata una fiaba eh. Fina è finita in comunità, passava di psicologo in psicologo, cercando di trovare una stabilità che sembrava sempre sfuggirle».
Marta sentì un peso enorme crescere nel suo petto «E suo padre?»
«Suo padre... non era mai stato molto presente nella sua vita. Fina ha dovuto imparare a sopravvivere da sola in un mondo che non le ha mai dato pace...» fece una pausa «ma di suo padre non posso parlartene, di questo... come ti ho detto: se vorrà te ne parlerà lei».
Digna proseguì il suo discroso «Sua madre poi è tornata. Ma non per prendersi cura di lei o per riconciliare il loro rapporto. È tornata ossessionata dall'idea di punire Fina, di farle pagare il fatto di essere scappata quando aveva finalmente trovato il coraggio di farlo e chiedere aiuto. Sua madre è... pericolosa. Non solo metaforicamente. È una donna molto instabile, dal carattere disforico e malato».
«Cioè?» chiese Marta, incapace di comprendere come una madre potesse fare del male alla propria figlia in modo così deliberato.
«Nessuno sa esattamente cosa passi per la testa di quella donna» rispose Digna, scuotendo la testa «Ma è chiaro che ha sviluppato una sorta di ossessione malsana nei confronti di Fina. Vuole farle del male, vuole vederla soffrire. E questa è una delle ragioni per cui Fina si è allontanata da tutti... perché l'unico modo per ferire Fina è ferire le persone che ama e che la amano. Per cui, spesso, per arrivare a lei passa da noi».
Marta chiuse gli occhi, sentendosi impotente di fronte a quello che aveva sentito, poi un dettaglio le fece sgranare nuovamente gli occhi.
Rimase per un momento senza parole con il cuore battente all'impazzata nel petto. Le rivelazioni che Digna le aveva appena fatto erano già sufficienti a scuotere qualsiasi persona, ma una domanda le era esplosa dentro senza che potesse fermarla. «Claudia...?»
Digna osservò l'espressione di Marta, il conflitto interiore che le si leggeva negli occhi. Sospirò profundamente, prendendosi un momento prima di rispondere.
«Sì. Quello che è successo ad Claudia ha a che fare con la madre di Fina. Non è stato solo un caso o un momento di debolezza da parte di Claudia. C'è molto di più dietro».
Marta sentì un brivido correrle lungo la schiena «Ma cosa... cosa è successo esattamente?»
Digna abbassò lo sguardo per un momento, come se stesse cercando di radunare le forze per raccontare l'orribile verità «Quella notte... quella terribile di fine settembre, i genitori di Fina si sono spinti oltre, molto oltre. Non si sono più accontentati di farle del male psicologico, come avevano fatto per anni. Hanno deciso di toccare con mano... e hanno toccato Claudia».
Marta restò in attesa, terrorizzata dalle parole che stavano per uscire dalla bocca di Digna.
«La madre di Fina, insieme al padre, hanno sequestrato, se questo è il termine adatto, Claudia. Non posso dirti cosa è successo di preciso ma ti basti sapere che quello che le hanno fatto l'ha traumatizzata al punto da non riuscire quasi più a parlare. E poi... hanno preso anche Fina». Digna si fermò prendendo un grande respiro «Fina e Claudia sono state portate via, tenute in ostaggio per giorni. Come ti ho detto non posso raccontarti tutto nei dettagli, non sarebbe giusto... ma ciò che è successo quella notte ha lasciato un segno indelebile su entrambe. Fina ha cercato di allontanarsi da tutti, come modo per proteggere chi le stava vicino. Ha tagliato i ponti, ha cercato di ricostruire la sua vita lontano... ma il peso di quella notte non l'ha mai davvero lasciata. Però la sua fortuna è essere stata sempre sotto bersaglio per cui... per quanto soffra, riesce a controllare quel dolore».
La disperazione, il senso di impotenza che Marta provava nei confronti di ciò che le veniva raccontato era enorme «Invece Claudia...»
Digna annuì «E Claudia no... non ha quella forza. Non ha il suo passato, non ha il suo temperamento. Claudia non è mai riuscita a superare del tutto quello che è successo. Non ne ha parlato con nessuno, se non con Fina, e anche con lei le parole erano sempre poche, accennate. Ma è chiaro che il trauma l'ha distrutta, lentamente, dall'interno. È qualcosa che non può essere curato facilmente, se mai può essere curato».
Marta si sentì sprofondare in un abisso di dolore, non solo per Fina ma anche per Claudia, per ciò che avevano passato e che non poteva essere cancellato.
«E anche la storia con Esther è finita per questo?»
Digna sospirò rumorosamente «No. Esther l'ha tradita».
Marta invece abbassò lo sguardo non aspettandosi quella risposta poi guardò di nuovo la donna che sembrava perplessa
«Perchè ho l'impressione che ci sia dell'altro?» chiese, quasi in un sussurro, come per prepararsi al peggio.
Digna la guardò intensamente, cercando di valutare se fosse pronta per ciò che stava per rivelarle. Era una decisione difficile da prendere, ma sentiva che Marta doveva sapere tutta la verità così dopo un lungo sospiro, Digna iniziò a parlare con voce bassa, ma ferma.
«C'è tanto altro... ma quello che penso tu al momento debba sapere... perlomeno per completare un po' il quadro è un qualcosa che in pochi sanno... a parte i ragazzi e qualche ulterore specialista che ha seguito Fina in questo percorso.

La voce della crisalideLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora