"La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando per l'intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia".
Miei cari lettori, non ho mai amato particolarmente la filosofia, ho potuto conoscerne il sapore solo dopo aver conosciuto Fina. Come amante delle materie umanistiche lei ha sempre avuto un debole per questa disciplina e molto banalmente, come direbbe lei: era follemente innamorata della linea di pensiero proposta da Shopenhauer. Posso dire che tra tutti i magnati e filosofi con cui ho poi avuto modo di interfacciarmi attraverso fugaci letture serali, ritengo che anche per me il caro Arthur sia di gran lunga il mio preferito. Così come lo è stato in seguito anche per Marta.
Siamo esseri così incostanti e volubili e con una sì forte propensione all'autodistruzione che il pendolo di cui ci parla il filosofo non può che essere lo specchio di una cruenta realtà.
Ordunque, dove eravamo rimasti? Ah già: al primo giorno del mese. E ci rimaniamo ancora a quel giorno perchè quel primo marzo segnò una svolta abissale in questa storia.
Avevamo lasciato le nostre protagoniste con in viso dei sorrisi da far invidia alla felicità stessa e se Fina potè godere di quel gaudio ancora per un po', purtroppo per Marta non fu lo stesso.
Rientrata dalla palestra e dal giro in auto con la vicina di casa, secondo le sue aspettative non avrebbe dovuto trovare nessuno in casa e pranzare da sola. La realtà fu ben diversa: sia Pelayo che Julia erano inaspettatamente rientrati prima del previsto e una volta varcato il portone d'ingresso Marta si ritrovò a sentire delle urla provenienti dalla cucina.
Catapultatasi verso la stanza da dove provenivano quelle voci così infuocate, trovò Pelayo in preda all'ira che discuteva con la figlia. Il motivo di quella discussione così accesa era semplicemente la scoperta di gravi insufficienze ottenute in compiti e interrogazioni di italiano, storia e latino.
Una volta capito il dilemma, Marta entrò nel vivo della diatriba.
«Vi sembra modo di urlare? Mi avete fatto prendere uno spavento! Pensavo fosse successo qualcosa di grave!»
Pelayo gettò sulla moglie un'occhiata oserei dire inceneritrice mentre Julia sembrava quasi voler ringraziare la madre ma il suo orgoglio non le permise di dimostrare gratitudine nei suoi confronti.
«Puoi dire a tua figlia che se solo si azzarderà a rischiare una bocciatura per delle materie così stupide si potrà scordare di uscire per tutta l'estate?»
L'uomo era su tutte le furie e sebbene Marta pensasse che tale rabbia fosse esagerata capiva e sapeva anche che fosse strano un calo così repentino da parte di Bea a scuola... ed era preoccupante.
«Magari cerchiamo un momento di darci tutti una calmata e parliamone tranquillamente».
«Ma tu guarda, ogni tanto mi fai da madre».
Le parole di Julia spezzarono l'aria in due: a Marta per un istante sembrò di vivere un incubo mentre il marito aveva quasi ignorato quella frase. La donna perse per qualche momento le staffe.
«Non permetterti di parlarmi così, tanto più se sto cercando di placare la situazione».
Julia guardò la madre con quella tipica rabbia di un animale ferito che vuole vendicarsi di un torto subito e sbottò pesantemente prima di girarsi e correre via: «Senti ma vaffanculo».
La donna cercò di andarle dietro ma venne fermata per un braccio proprio da Pelayo.
«Lasciala stare, adesso si calma».
«Ti sembra il modo di parlarle? Vi ho sentiti sin dall'ingresso».
«Oh, beh. Scusami tanto. Non eri quì per sostenermi a fare il genitore per cui ho un attimo dovuto improvvisare».
«Stai scherzando vero?»
L'espressione sconvolta di Marta rifletteva pienamente i suoi sentimenti e il suo tono di voce.
«Piombi sempre quando il momento di esserci è terminato da un pezzo e vuoi sempre dire la tua ma non ci sei mai quando serve, per cui no, non sto per nulla scherzando».
«Vorrei capire cosa stai insinuando».
«Non ho bisogno di insinuare nulla perché è palese che non ti importi di quello che facciamo!»
«Cioè mi stai dicendo che non mi importa della mia famiglia?»
«Certo che non ti importa! Stai sempre per i fatti tuoi, non ci degni quasi di uno sguardo e poi arrivi quì e vuoi dire la tua su tutto».
«Sarei io a non degnarvi di uno sguardo? Ma stai bene? Ragioni? Mia figlia praticamente mi odia per chissà quale motivo. A malapena mi saluta. Mio marito sta sempre a lavoro e quando c'è neanche mi guarda, tanto che mi sento quasi un soprammobile e poi sarei io quella che non vi degna di uno sguardo?»
«Pensavo che questo anno di pausa dal palco ti avrebbe fatto bene invece stai solo peggiorando».
Il tono quasi schifato e sfidante di Pelayo fu veramente un calo di stile.
«Ti rendi conto che mi stai insultando vero?»
I toni non sembravano volersi calmare tra i due: semmai più si andava avanti e più il tono di voce di entrambi si alzava e l'atmosfera si scaldava. Pelayo era tanto arrabbiato quanto Marta sconvolta e delusa: quello non era l'uomo che aveva sposato.
«E in che modo ti starei insultando perdonami?»
«Come donna e come madre».
«Come donna non esisti più da quando ti sei chiusa nel tuo mondo fatato fatto di musica e sogni: ti definirei più una bambina. Come madre non fai nulla per essere presente».
A quel punto della conversazione si potè quasi sentire il cuore della donna spezzarsi, veramente l'uomo con cui aveva vissuto vent'anni era arrivato a pensare questo di lei?
«Dimmi che stai dicendo queste cose solo in questo momento di rabbia».
Pelayo abbassò solo per un momento i toni e il suo petto sembrò sgonfiarsi.
«Non è il momento di rabbia che mi fa parlare. È il tuo disinteresse verso tutto quello che facciamo, non da ora... da molto molto tempo».
«Disinteresse? Disinteresse di cosa?»
«Di tutto! Di noi, delle nostre passioni, dei nostri interessi».
«Perdonami ma non è che la cosa non sia reciproca. Scusami tanto se abbiamo sempre avuto interessi diversi, non è mai stato un problema prima d'ora. Tu e Julia avete delle passioni in comune ed è meraviglioso. Sei suo padre: è ammirevole che lei voglia somigliarti ma questo non vuol mica dire che dobbiamo essere uguali in tutto».
«Oh, eccola la filosofa della situazione! Vedi come sei?»
«Come sono?»
«Noiosa, porca puttana. Se solo ti sforzassi un po' a venirci incontro sarebbe tutto più semplice!»
«Posso ripeterti che la cosa è reciproca. Non capisco perché dovrei cambiare interessi per omologarmi».
«Non significa omologarsi. Significa venirci semplicemente incontro!»
«COME?»
Marta era sbottata dalla rabbia e l'urlo che era uscito proprio dai suoi polmoni aveva quasi fatto tremare la terra sotto i suoi piedi.
Calò il silenzio.
Un silenzio pesante e doloroso. Di quelli che percepisci fin dentro le ossa, una voragine nell'aria che si protese per dei minuti poi Pelayo cercò di riprendere il controllo della situazione e forse un po' il senno che avevano smarrito.
«Settimana prossima c'è un congresso di ingegneria. Julia ed io ci dovevamo andare perché potrebbe essere interessante. Potresti venire».
Marta quasi pianse a quelle parole. Odiava il fatto che lui facesse di tutto per stravolgere ogni sua passione, odiava che qualsiasi cosa non riguardasse il suo lavoro non fosse degna di nota. Agli occhi di tutti in quella casa, quella famosa era Marta ma se tanto dobbiamo riprendere il famoso discorso sulla superbia, tale aggettivo vestiva molto bene i panni dell'ingegnere Pelayo Olivares.
Burbero, impostato e senza alcuna passione che non riguardasse i suoi calcoli e i suoi progetti. Ogni cosa che diceva doveva essere legge se non lo si voleva far alterare.
Dopo un secondo silenzio che durò quasi un'infinità Marta rispose quasi con un sussurrò:
«Bene, ci sarò».
Pelayo recuperò ogni sua forza per mantenere il controllo e non ricominciare il litigio, sapeva che era un'accondiscendenza di circostranza per placare gli animi ma poi fece un cenno di approvazione fino a che Marta si voltò per andare via.
«Io non ho fame, se vuoi pranza da solo. Se tra un'ora Julia non sarà tornata andrò a cercarla».
Clima teso direte voi, vero? In realtà questo era l'unico prototipo di conversione che si aveva in quella casa, sicuramente quelli erano gli unici toni che si utilizzavano. E non era facile nascondere questa parte... ma lo si faceva. E si riusciva perfettamente a mostrare l'altra faccia della medaglia.
Un'ora dopo l'accaduto, Marta si era appisolata dalla stanchezza incurante del passare del tempo e Julia non era ancora rientrata.
Ed io, a questo punto, vorrei portarvi anche verso la conoscenza di quest'altro importante tassello di questo mio racconto.
La ragazza era banalmente andata a fare una passeggiata al parco, quì seduta su una panchina fissava dei piccioni che beccavano sulla terra in cerca di qualcosa da mangiare. Loro cercavano cibo, lei una vita più semplice. L'immagine di una ragazzina che sta seduta con lo sguardo perso nel vuoto ad ammirare dei volatili affamati di certo non è la vista migliore che si possa avere e penso che neanche a voi avrebbe fatto piacere guardarla. A nessuno avrebbe fatto piacere notare in una bella giornata di inizio mese un'adolescente dal viso bagnato dalle lacrime.
E non è stato un piacere neanche per Fina.
Credete al destino? Qualsiasi sia la vostra risposta, caso o destino hanno voluto che Fina, dopo pranzo, uscisse per smaltire qualche caloria in più di quella che il suo corpo aveva richiesto durante il pasto. Inoltre per non mandare in fumo l'allenamento di quella mattina aveva deciso che una passeggiata al parco l'avrebbe aiutata sia a digerire meglio che a pensare a idee per la moderazione di un congresso ancora tutto da preparare.
Sempre lo stesso caso e sempre lo stesso destino volle che proprio mentre Julia era seduta su quella panchina a Fina si fosse slacciata una scarpa e si fosse seduta sulla panchina di fronte a riallacciarla. Da lì ad alzare lo sguardo e notare le lacrime della ragazza fu un attimo. La Valero si guardò intorno e si avvicinò a lei porgendole un fazzoletto:
«Tu sei la figlia di Marta vero?»
Julia le gettò un'occhiata da falco e spostò seccatamente la mano che le porgeva il fazzoletto.
«Oh no, ti prego no. Oggi non ho alcuna voglia di tenere conversazioni simili».
«Che tipo di conversazioni?»
«Su mia madre, sul nuovo disco, sulla possibilità di un tour e quant'altro».
«Oh beh, tranquilla. Se è per questo non avevo alcuna intenzione di farti questo genere di domande».
«Allora che vuoi?»
«È evidente da chi tu abbia preso il carattere. Posso sedermi?»
Ancora più infastidita, Beatrice fece cenno di indifferenza e tese le orecchie perché sapeva che quella ragazza le stava per chiedere o dire altro.
«Io sono Fina».
«Ed io dovrei conoscerti?»
«Non direttamente ma sono la vostra nuova vicina di casa per cui...»
«Ah, la pazza che ha sistemato la casa diroccata?»
«È questo che si dice di me in giro?»
«Più o meno».
«Lusinghiero. Non è la prima volta che vi sento chiamare casa mia in questo modo».
«In zona la si chiamava così, quel posto si faceva particolarmente notare, specie per il fatto che si trovasse in mezzo a tante ville a schiera».
«Forse hai ragione, e adesso come la si chiama?»
«Non la si chiama più. È diventata conforme all'idea che si ha della zona in cui viviamo».
«Banale quindi?»
Julia alzò lo sguardo verso Fina quasi con un'espressione da punto interrogativo e la ragazza vi rivide molto l'espressione di Marta.
«Pensi che l'uniformità sia banale?»
Fina corrugò la fronte al sentire quella domanda.»
«Perchè... tu no?»
«No, è solo... normale».
«Hm. Non siamo nulla senza l'originalità di un fatto, di un momento, di un'apparenza.
«Originalità?»
Jukia sembrava sempre più confusa da quella discussione. Non tanto perché non fosse abbastanza istruita per comprendere il discorso quanto per il fatto che fosse troppo ferma nelle sue idee per farlo suo.
«Originalità, unicità. Chiamala come vuoi. Se fossimo tutti uguali non pensi che il mondo sarebbe una noia mortale?»
La più piccola tra le due sembrò ragionarci un istante prima che Fina continuasse e non le desse modo di replicare.
«Lo conosci il principio delle calamite?»
Julia rimase un po' stupita da quella domanda ma al contempo molto felice, adorava la fisica e quella era una base.
«Ovviamente».
«Non avevo dubbi, bene. Ti riporto un esempio: tutti gli oggetti del mondo sono fatti di atomi, facciamo finta che siano le persone. Questi atomi, contengono un nucleo giusto?»
«Sì, composto da protoni e neutroni».
«Molto bene, fai finta che protoni e neutroni siano dei sentimenti nascosti nell'animo umano. Ora. A parte il nucleo, che è l'anima, ci sono anche degli orbitali, cioè uno spazio intorno al nucleo dove si muovono gli elettroni. Ora, con altra immaginazione fai finta che gli elettroni siano i sentimenti delle altre persone».
«Ooookay, fino a quì penso di seguirti».
Bene, come funzionano gli elettroni?
«Gli elettroni sono delle piccole particelle, cariche elettricamente, che si muovono velocemente intorno al nucleo generando dei campi magnetici».
«Dieci e lode. Adesso, se la memoria non mi inganna e potrebbe farlo dato che di fisica ero un po' una schiappa: di solito i campi magnetici vanno in tutte le direzioni in modo che la somma di tutti i campi si annulli, giusto?»
«Sì».
«Bene. E nelle calamite?»
«Nelle calamite gli elettroni sono allineati dunque i campi magnetici si sommano e non si annullano».
Fina accolse con fierezza la risposta di Julia e le fece cenno di continuare, cosa che la ragazza fece con piacere iniziando persino a gesticolare: «questi campi magnetici generano delle forze e se incontrano dei materiali che hanno gli elettroni liberi, come il ferro, li attirano verso di sé. Questa forza è detta interazione elettromagnetica ed è, come la gravità dopotutto, una delle interazioni fondamentali dell'universo».
«Ottimo. E mi sai dire cosa succederebbe se le calamite avessero solo poli positivi o solo quelli negativi?»
«Niente? Non esisterebbero».
«Bene, seguendo il nostro ragionamento allora... se tutti la pensassimo e vivessimo allo stesso modo, che motivo avremmo di continuare a vivere?»
Forse penserete che quella conversazione non sia appropriata a un primo incontro su una panchina dopo un'evidente crisi di pianto da parte della più piccola ma vi assicuro che ha funzionato benissimo.
«Non posso dirti di essere d'accordo ma posso prometterti che ci rifletterò».
«Va bene. Prima di rifletterci vorresti magari dirmi il perché di quella faccia sconvolta?»
«Se non recupero alcune materie quest'anno mi bocceranno e a casa ci sarà l'inferno».
«Mhhh. E dal momento in cui hai la passione per la fisica e deduco anche per la matematica, presumo siano materie umanistiche».
«Ma tu come fai a sapere che mi piacciono queste materie?»
Fina fece cenno verso il polso della ragazza.
«5,9049 x 10⁴² gm/s, solo un appassionato di matematica e fisica può avere un braccialetto che riporta la formula matematica dell'universo».
Julia sorrise a quella risposta e sorrise ancor più guardando il braccialetto.
«Cosa c'è che non va con queste materie?»
«Semplicemente le trovo senza senso. Non spiegano nulla, non ti aiutano a risolvere nulla. Sono tante parole e date messe in fila, da ricordare senza un apparente motivo».
«Aii, mi ferisci».
«Perchè?»
«Pensi davvero questo della letteratura?»
«Beh, letteratura, storia, latino... sì».
«Hm. Posso provare a farti cambiare idea?»
«E come vorresti fare?»
«Innanzitutto presentandomi come si deve» - Fina le porse la mano - «Professoressa Serafina Valero, insegno letteratura, storia, latino e altre materie inutili sia nei licei che all'Università».
Julia la guardò con espressione pentita e dispiaciuta ma le porse la mano e cercò di sdrammatizzare:
«Ops?»
«Non importa. Però mi farebbe piacere se potessimo chiacchierarne meglio».
«Pensi che potresti anche aiutarmi a sanare le lacune nelle materie?»
«Facciamo così: il martedì e il giovedì vieni da me. Un'ora per ciascuno dei due giorni. Vedremo cosa possiamo fare».
«Non disturbo?»
«Nah, al massimo ti chiederò di spacciarmi qualche autografo di tua madre per corrompere i miei studenti e farli studiare».
Per la prima volta dopo tanto tempo, una battuta sulla madre fece ridere Julia di gusto.
Fina e Julia tornarono a casa insieme quel pomeriggio, lungo il tragitto avevano avuto modo di parlare un po' anche di alcuni argomenti che alla ragazzina non erano mai andati a genio. Eppure Fina li faceva apparire così piacevoli che quasi se ne riusciva a invaghire. Ne voleva sapere di più ed era la prima volta che nuovi interessi facevano breccia nella mente della piccola figlia di Olivares. Così simile al padre e così in procinto di aprirsi anche all'orizzonte che amava la madre.
La spaccatura che Pelayo e Marta avevano creato sull'amore per le scienze e la musica, la poesia, aveva marchiato profondamente il cuore della ragazza che non aveva potuto fare a meno di prendere posizione. E l'unica direzione possibile che aveva visto quando ancora era troppo piccola per una scelta del genere, fu quella di seguire le orme di chi non la metteva in ombra. Da quel momento, il desiderio di essere uguale al padre si contrappose a quello di non voler essere come la madre e il suo desiderio di normalità eclissò definitivamente la possibilità di essere unica e originale. Non come il padre, non come la madre... semplicemente sè stessa. Forse però, da quell'incontro, qualcosa sarebbe cambiato anche per lei.
Arrivate davanti alle rispettive case una scena insolita colse di sorpresa la figlia che si ritrovò i genitori che si scambiavano un tenero bacio dinnanzi al cancello di casa.
Senza perderci in inutili conveneli e spiegazioni ma facendo un passo indietro per delineare il fatto: l'uomo le aveva appena chiesto scusa per le parole dette prima e quel bacio l'aveva colta tanto di sorpresa quanto aveva colto di sorpresa anche Fina e Julia che si ritrovarono davanti a quella scena. Julia stupita nel vedere i genitori in una tenera effusione dopo anni di litigi, Fina nel lottare contro uno strano fastidio che aveva fatto capolino nel suo ventre.
Una volta rientrati alla realtà dopo quel flebile scambio di labbra i due videro la figlia e la vicina di casa fermi a pochi passi da loro che assistevano alla scena. Il primo a prendere parola su Pelayo:
«Sei rientrata, stavamo venendo a cercarti».
Julia roteò gli occhi nel sentire la preoccupazione nelle parole del padre, qualcuno avrebbe mai smesso di trattarla come una bambina?
«Ho solo fatto un giro e nel mio giro forse ho anche fatto qualcosa di buono» - disse poi gettando uno sguardo su Fina che nel frattempo si era persa a guardare Marta la quale ricambiando lo sguardo per poi spostarlo sulla figlia entrò nella conversazione.
«Vale a dire?»
«Fina mi darà una mano a recuperare le materie in cui sto andando male».
Per la donna quelle parole ebbero lo stesso effetto di una doccia fredda, inspiegabilmente si sentiva molto a disagio e il motivo, non compreso da lei in quel momento, era stata la realizzazione che Fina aveva assistito al bacio di Pelayo. Inspiegabilmente sentiva di aver fatto qualcosa di sbagliato e non sapeva capacitarsi di tali pensieri. D'altro canto, Pelayo rivolse a entrambe un sorriso a trentadue denti.
«È meraviglioso, sapevo che saresti stata un dono per questo quartiere».
Le parole dell'ingegnere portavano con sé uno strano tono di falsità ma Fina tentò di non farci molto caso e rispose sorridendo seppur con una certa indifferenza.
«Un dono mi pare un po' esagerato. Diciamo che con sua figlia abbiamo una sorta di scommessa».
Replicò dando un'occhiata al sorriso di Bea.
«Oh no, da quando è che ci diamo del lei, ti prego. Mi fai sentire vecchio».
Tutti cercarono di ridere a quella che doveva essere una battuta dell'uomo.
«Hai ragione, ogni tanto mi scappa. Abitudine mai abbandonata dal tanto tempo che passo all'università».
«Ne sono certo».
Julia nel frattempo aveva raggiunto i genitori e quella scena del quadretto familiare felice è stata per Fina un colpo dritto al cuore, oserei dire che la trovò vomitevole... più un pugno allo stomaco che un colpo al cuore. Da quel terzetto poi Pelayo proseguì con le attenzioni verso quella conversazione.
«Comunque grazie per la gentilezza nel voler aiutare Julia, se possiamo essere in qualche modo d'aiuto, saremo contenti di ricambiare il favore».
La ragazza apprezzò che Pelayo non avesse utilizzato il termine pagare ma risultava sottinteso che di soldi si trattasse.
«Come hai detto anche tu è una gentilezza. Sarò semplicemente felice di vincere la scommessa».
In quelli scambi Marta era rimasta un partecipante escluso, dopo le prime parole era solo rimasta in silenzio a fissare incartamente la vicina. Poi Pelayo riprese parola:
«Cambiando un momento discorso: settimana prossima ci sarà in congresso, ho potuto notare dalla brochure che sarai la moderatrice principale dell'incontro».
A quelle parole Marta ebbe un segreto sussulto, parlava del congresso a cui aveva deciso di prendere parte anche lei in platea? Era andata solo a pochi incontri come quello, da contare sulle punte delle dita di una mano, e a quello che aveva malvolentieri accettato di andare ci sarebbe stata lei a fare da protagonista?
Che razza di barzelletta è mai questa? È una persecuzione per caso.
I pensieri della mora non si discostarono molto dalle parole che vi ho appena scritto sopra.
Nel frattempo dopo un sorriso compiaciuto Fina rispose.
«Sì, mi è stato chiesto di prenderne parte e non potevo rifiutare. Sarà qualcosa di nuovo e di molto particolare».
Dopo questa frase anche Julia prese parola altalenando il suo sguardo tra il padre e Fina.
«É quell'incontro a cui dobbiamo andare mercoledì?»
«Sì, quello che ti ha incuriosita tanto. Inoltre verrà anche tua madre».
Julia diede una rapida occhiata alla donna appena citata quasi a volerle chiedere se fosse vero. In cambio ricevette solo un sorriso mentre Fina era rimasta un po' perplessa nel sapere che la donna avrebbe assistito al congresso. Avrebbe avuto i suoi occhi puntati addosso per cinque ore e sentiva già uno strano calore pervaderle il corpo. Perché quello strano presentimento? Voleva solo scappare da quella conversazione quindi diede un'occhiata all'orologio sul suo polso.
«A tal proposito, è tardi e ho una moderazione da sistemare» - poi si rivolse solo a Julia: «noi ci vediamo martedì come concordato.
All'ok della ragazza seguì un corale saluto di Marta e Pelayo accolto da Fina con la bozza di un sorriso e un ultimo sguardo di sfida verso la donna.
Che cosa era stato quello sguardo?
Quello stesso pomeriggio l'aria in casa Olivares-DeLaReina fu molto meno tesa del solito e dopo aver tanto desiderato una pace del genere però, Marta non riusciva comunque ad esserne felice... così, quando arrivò Luz, un po' più tardi del solito, fu felice di sfogarsi un po' con l'amica. In realtà c'era qualcosa che non andava: anche in questa relazione qualcosa era cambiato. La promessa che si erano fatte da ragazzine, di non mentirsi mai, stava lentamente scivolando tra i segreti che la mora si stava ostinando a tenere nascosti per cui lo sfogo non potremmo definire pienamente genuino.
«Mi spieghi cosa ti turba così? Pelayo ha fatto un passo avanti, chiedendoti scusa per i suoi comportamenti e mi hai appena detto che hai parlato un po' con Julia e che avete passato un piacevole pomeriggio insieme».
Le due amiche erano sedute davanti al loro solito cocktail al Redmoon: avevano deliberato che quello fosse il loro nuovo locale preferito.
«Sono contenta per questo ma c'è qualcosa che mi frena».
«Marta, però così non mi aiuti. Sei sicura di starmi dicendo tutto?»
La donna tentò in tutti i modi di dissimulare. Cosa avrebbe dovuto dire? Che quando erano arrivate Fina e Julia si era sentita in colpa perché suo marito la stava baciando? Le doveva dire che la notte scorsa aveva di nuovo sognato la sua vicina di casa? E da dove iniziare? Non le aveva raccontato nulla di quanto successo fino a quel momento... secondo lei era solo un momento, una strana sbandata data dallo stress del periodo e dall'ansia di non essere riuscita a terminare neanche una canzone per il disco che aveva promesso alla casa editrice di far uscire tra meno di sette mesi. Certo, si stava impegnando. Qualcosa si stava sbloccando eppure se da una parte qualcosa cambiava dall'altra le sembrava di essere in un limbo senza fine.
«Sì, sono sicura».
«Posso farti una domanda?»
La donna rimase un po' colpita, non le era mai stata fatta una richiesta simile dall'amica, non ve ne era mai stato bisogno.
«Certamente».
Luz rimase in silenzio per qualche secondo prima di fare la vera domanda.
«Sei ancora innamorata di Pelayo?»
No, Marta non si aspettava una questione del genere e non era preparata per affrontarla. Bevve un lungo sorto del suo negroni e fece intendere all'amica di star pensando a cosa dire ma essa la precedette.
«Marta, una riflessione così lunga su una domanda così semplice non rientra nella normalità. Ci sono solo due possibili risposte: o è sì oppure è no. E no, non c'è una via di mezzo».
La mora deglutì visibilmente. In realtà la sua mente urlava a gran voce sì ma qualcosa nel suo petto sembrava soffocare quelle grida immaginarie.
Poi un'ulteriore svolta della situazione s'insinuò nella serata.
Dalla scala d'ingresso stava entrando una figura che ormai conosceva fin troppo bene. Era sola e mostrava una certa sicurezza, sembrava sapere cosa voleva ed era intenzionata a prenderselo. Non si andò a sedere al banco o al tavolo, prese solo un cocktail al bancone e poi si diresse al piano di sotto... verso la discoteca nel seminterrato.
Luz rivolse uno strano sguardo all'amica:
«Era Fina quella vero?»
«Sì, era lei».
«Calmate le acque? O siete ancora sul piede di guerra?»
«Darà ripetizioni a Julia per cui abbiamo dovuto calmarle per forza».
«Bene... tornando al discorso di prima».
«Non sono in vena di parlarne. Non oggi, non adesso. Ho bisogno di tempo per capire cosa mi sta succedendo ma la domanda che mi hai posto mi ha dato un nuovo stimolo su cui riflettere».
Luz non potè far altro che fare cenno di approvazione ma in cuor suo aveva sentito in quella frase una circoscrizione di preimpostazione, come se Marta avesse riflettuto su come evitare la di dare una risposta. Poi sempre lei si gettò in un'altra nuova proposta:
«Oggi voglio fare qualcosa di diverso. Ti va di scendere a ballare?»
Luz spalancò gli occhi stupita, lei amava ballare ma l'amica non era mai stata una patita del ballo, non che non le piacesse... semplicemente riteneva di non saperlo fare. Inutile dire che quella sorprendente proposta fu accolta di buon grado dalla regina delle piste da ballo e in men che non si dica anche queste due figure si ritrovarono al piano di sotto del Redmoon.
La discoteca era un mare di luci lampeggianti e musica assordante, ogni battito dei bassi risuonava nel petto dei presenti come un tamburo primordiale. L'aria era densa di sudore, profumi e dell'elettricità delle emozioni che scorrevani veloci tra i corpi in movimento.
L'attenzione di Marta fu subito catturata dal centro della pista: a dire il vero da chi c'era al centro della pista.
Fina emergeva come una figura magnetica. I suoi lunghi capelli scuri, lunghi e sciolti, catturavano la luce con riflessi ramati, ondeggiando mentre si muoveva con un'eleganza predatoria e profondamente atipica per la pista di un locale del genere; perlomeno di una parte di locale. Indossava un vestito nero attillato, con paillettes che brillavano ad ogni passo, accentuando ogni curva del suo corpo.
Fina scivolava tra i corpi che le ballavano attorno, tutti coloro che le erano vicini sembravano inspiegabilmente, o spiegabilmente come pensò Marta, attratti da lei e anche la nostra De La Reina la scrutava con attenzione.
Luz trascinò l'amica in pista e ci mise poco a mettersi a suo agio nel ballo, l'amica dovette seguirla solo perché aveva proposto lei quella stramba idea e sarebbe sembrano strano che non si mettesse in gioco. Ma perché lo aveva fatto? Qualcosa l'aveva attirata a quel posto, almeno lei pensava fosse qualcosa... io so di certo che fosse qualcuno.
E quel qualcuno individuò Marta tra la folla in men che non si dica, nonostante fosse dall'altro lato della pista.
Marta, portava i suoi soliti capelli sciolti e sbarazzini e indossava un abito rosso corto, quanto diamine le piaceva il rosso (forse per questo adorava il Redmoon), che metteva in risalto la sua figura minuta. Il suo sguardo era fisso su Fina, i suoi occhi chiari sembravano due fari accesi in un'espressione di attesa e incertezza. La tensione tra di loro era palpabile anche a distanza, come un filo invisibile che le collegava nonostante il caos circostante. Come erano arrivate di nuovo a quella tensione dopo i bei momenti di quella mattina stessa?
Fina, con un sorriso che si allargò lentamente sul viso fece un qualcosa di inspiegabile anche per sè stessa ma dopotutto era uscita per distogliere i pensieri. Da cosa lo sapete già, a questo point della storia forse sarebbe banale dirvelo.
Con passo lento si avvicinò a una ragazza che ballava poco distante da lei e che l'aveva notata sin da quando era entrata in pista. Aveva dei lunghi capelli biondi che ondeggiavano liberamente, un top argentato che scintillava sotto le luci e una gonna nera che si muoveva al ritmo dei suoi fianchi. Completamente immersa nella musica, i suoi movimenti erano fluidi e spontanei, i suoi occhi incantati dalla ragazza che le stava andando incontro.
Fina le si avvicinò sfiorandole un braccio con le dita in un gesto leggero ma sicuro. La ragazza, compiaciuta dalla vicinanza, potè incontrare il sorriso intrigante di Fina che senza dire una parola le si avvicinò ulteriormente, accorciando sempre più la distanza che le separava. Con uno sguardo complice, la bionda ricambiò il sorriso e iniziarono a ballare, i loro corpi iniziarono a muoversi in sincronia, alimentati dal ritmo incalzante della musica.
Dall'altra parte della pista la donna, insieme all'amica, tentava di non dare nell'occhio e seguiva Luz nelle sue movenze tentando di emularla e soprattutto nel mostrare interesse verso quella nuova avventura. Purtroppo però, tenere lo sguardo lontano dal centro della pista le sembrava impossibile e lo stesso valeva per Fina che mantenendo il contatto visivo con la donna, avvolse con delicatezza un braccio intorno alla vita della bionda, attirandola ancora più vicino. Con l'altra mano teneva invece il cocktail, di un colore differente da quello che aveva preso sopra, già terminato da diversi minuti. Le dita della nostra Valero scivolarono su per la schiena della ragazza, creando una scia di brividi lungo la sua pelle nuda. La musica sembrò cambiare, la canzone divenne più lenta, i toni si fecero più sensuali e Fina colse l'occasione. Inclinò lievemente la testa: i capelli scuri caddero lateralmente in avanti creando un velo attorno ai loro volti mentre si avvicinava ancor più alla giovane ragazza.
Le sue dita si insinuarono tra i riccioli dorati sfiorandone la nuca con una carezza che fece trattenere il fiato alla fortunata. Poi, con una lentezza carica di intenzione, Fina portò le loro labbra a sfiorarsi. La bionda chiuse gli occhi abbandonandosi completamente a quel momento e circondandola con le braccia. Le labbra di Fina si mosserò con delicatezza, quasi esplorative, prima di approfondire il bacio. Le loro bocche si fusero in un contatto languido e carico di passione mentre la folla intorno continuava a muoversi ignara del dramma che si sta consumando.
Fina, con gli occhi socchiusi, riusciva a vedere oltre le palpebre abbassate: Marta era ferma a pochi metri di distanza. I suoi occhi azzurri e profondi erano visibilmente spalancati e le labbra dischiuse in un'espressione di sorpresa. La mascella si contrassee e lei strinse i pugni, quasi a voler trattenere una reazione istintiva. La sua pelle, sotto le luci intermittenti, sembrò ancora più pallida.
Il bacio sembrò durare un momento eterno, ogni secondo che passava era una fiamma che bruciava più intensamente negli occhi di Marta.
Dopo tanto tempo, mi confessò che quella scena le è rimasta talmente in testa che se le avessero chiesto di descriverla dopo anni, ne avrebbe saputo raccontare anche i dettagli più insignificanti.
Quello non era il modo in cui Pelayo la baciava, forse in quel modo non l'aveva baciata mai e guardare quella scena oltre a lingue di fuoco tra le pupille le provocò un particolare bruciore nel ventre. Quella sera Marta pensò per la seconda volta che avrebbe desiderato baciare la sua vicina di casa e quei pensieri iniziavano ad essere troppo costanti. Era confusa, mai nella vita aveva immaginato di poter desiderare le labbra di qualcuno che non fosse Pelayo, mai nella vita avrebbe immaginato di poter desiderare le labbra di una donna, ai suoi occhi peraltro una ragazzina.
Fina interruppè il bacio con la stessa lentezza con cui l'aveva iniziato ma non prima di incastonare i suoi occhi a quelli della donna che si sentì invasa da quello sguardo. Si staccò delicatamente, le labbra ancora sfioravano quelle della ragazza dinnanzi a lei in un ultimo tocco leggero, quasi un sussurro di pelle contro pelle. La ragazza aprì gli occhi, leggermente stordita e sorrise a Fina con un'aria di sogno, ignara del vero scopo di quel bacio.
Fina, mantenendo uno sguardo languido e sicuro, si voltò ancora a guardare Marta con aria quasi provocatoria. C'era un lampo di trionfo nei suoi occhi smeraldo, un misto di sfida e soddisfazione. Con quell'ultimo sguardo carico di significato, Fina si allontanò, lasciando perplessa e sconfitta la ragazza che aveva appena baciato e lasciando Marta a contemplare l'ondata di emozioni che le aveva appena scatenato.
La pista da ballo continuò a vibrare intorno a loro ma per Marta, ogni nota della musica sembrò il bruciore una ferita aperta, ogni luce lampeggiante un promemoria del gioco crudele di Fina che in quell'ultima occhiata sembrò quasi dirle questo sì che è un vero bacio.
Inutile dirvi cosa portò la notte alle due, insonnia e nuove consapevolezze.
Di una nuova perdizione per Fina e di una profonda e disillusa confusione per Marta. Ad ogni modo fu un tormento per entrambe.
A loro il sonno non fu lieve ma il mio sta iniziando a solleticare gli occhi per cui... come sempre, cari miei lettori: buonanotte, domani è un nuovo giorno ed io ho ancora così tanto da raccontare.
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La voce della crisalide
RomanceRomanzo LGBT 《In aggiornamento》 Trama: Cosa succede quando i confini del proprio mondo protetto crollano improvvisamente? Serafina Valero, una professoressa dalla vita ordinaria e metodica, si trasferisce in una nuova casa. Non sa ancora che la s...
