23. 🔺️

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Giusy salutò calorosamente la figlia chinandosi un poco per baciarle la fronte. «Come stai, amore? Ti sono mancata?» chiese con un sorriso, cercando di mascherare la sua stanchezza.

«Sì, dai! Oggi sono stata a Milano con Elena che mi ha portata a fare shopping. Ho preso un vestito nuovo per la festa!» Bea si staccò, facendole vedere il vestito con orgoglio.

«È bellissimo» rispose Giusy cercando di focalizzarsi solo su di lei per un attimo. Ma, proprio in quel momento, il suo sguardo incrociò quello di Aldo, che era appoggiato al muro, accanto all'ingresso del salotto, osservandola con freddezza. L'unico cenno che le fece fu un breve saluto con la testa, freddo e distaccato.

Giusy lo ricambiò con lo stesso gesto, ma dentro di lei si sentì spezzare ancora un po'. Era tornata in quella casa, ma l'atmosfera tra loro due era diventata insopportabile. Aldo non aveva pronunciato una parola da quando era rientrata, ma il suo sguardo parlava da solo. Sapeva che tutto ciò che lui faceva era per mantenere le apparenze, per evitare che la verità emergesse davanti ai loro amici, alla famiglia, e a Bea.

«Vado a cambiarmi» disse Giusy, rompendo il silenzio. Bea la seguì con lo sguardo e poi raggiunse il salotto dove già si trovavano gli altri invitati, immersa nella sua gioia adolescenziale, sembrava star recuperando la spensieratezza che meritava.

Giusy salì le scale lentamente, cercando di non dare troppo nell'occhio, ma sentendo il peso degli sguardi su di lei, soprattutto quello di Aldo. Quando entrò nella camera da letto, si trovò di fronte a una stanza perfettamente ordinata, con il suo abito scelto per la serata appeso all'armadio.

Si spogliò lentamente, guardandosi allo specchio per un istante. Il suo volto sembrava più stanco, i suoi occhi riflettevano una vita fatta di compromessi, di desideri non detti, di emozioni soffocate. Cercò di scacciare quei pensieri, scuotendosi ancora un po' di sabbia di dosso e indossando il vestito nero, lungo e semplice, con una scollatura elegante ma sobria. Un vestito adatto a un evento come quello, ma che allo stesso tempo non cercava di attirare l'attenzione. Un vestito che, in un certo senso, rappresentava perfettamente come si sentiva: presente, ma invisibile.

Una volta pronta, scese le scale e iniziò a salutare gli ospiti. La sua famiglia era lì: i genitori di Aldo, sorridenti come sempre, pieni di domande e complimenti, ma con quel tono formale che non era mai cambiato negli anni. Li salutò con affetto.

«Auguri bellezza! Sei magnifica» disse Elena, avvicinandosi a lei con un sorriso radioso. Con lei c'era Giovanni, il suo fidanzato, che la salutò con un abbraccio e un bacio sulla guancia.

«Grazie, Ele» rispose Giusy, cercando di mostrarsi entusiasta.

«Dobbiamo fare una foto di gruppo» esclamò uno degli amici più stretti, Giacomo, già con la macchina fotografica in mano.

Lei annuì, facendosi strada tra i suoi amici e parenti per posare per una foto. Ogni sorriso, ogni stretta di mano sembrava forzata. Sapeva di dover mantenere quella maschera, ma ogni minuto che passava la rendeva sempre più stanca.

Dopo un po', si sedette a un tavolino fuori, lontano dal centro della festa. Il giardino era stato decorato con luci soffuse e lanterne appese tra gli alberi, creando un'atmosfera magica che sembrava in totale contrasto con il caos emotivo che provava dentro di sé. Elena si sedette accanto a lei, con una coppa di champagne in mano.

«Come va?» chiese Elena, osservandola con uno sguardo preoccupato. «Sembri un po' fuori posto oggi... tutto bene?»

Giusy sospirò, sforzandosi di sorridere «È solo... tutto questo è un po' troppo per me oggi. Sono un po' stanca».

Elena la scrutò con occhi indagatori: «E Aura? Come sta? Sei stata da oggi no? Peccato che le due feste siano andate a coincidere, avresti potuto invitarli».

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