Buongiorno, cari lettori, non è da me scrivere di giorno, lo so. Forse non ve lo aspettavate. Eppure, ciò che sto per scrivere non avrei potuto scriverlo di notte. Ho la ferma convinzione che se pensi a qualcosa alle tre del mattino o se ci pensi, invece, a mezzogiorno, arrivi a conclusioni diverse. La notte e la malinconia sono una coppia ben consolidata. Se poi alle due si unisce il racconto di una tragedia, non resta che rassegnarsi a una lunga notte di merda. Non avrei potuto scrivere queste parole di notte... non avrei avuto la stessa lucidità. Ciò che sarà già pesante da leggere lo sarebbe stato ancora di più, amplificato dalla malinconia notturna. E dunque, buongiorno, miei cari lettori... riprendiamo da dove avevamo lasciato. Dalla partenza all'aeroporto. L'aeroporto di Madrid era affollato, ma per Fina, Marta e Luz il caos della gente sembrava solo un rumore lontano, una distrazione che non riusciva a toccarle. Le tre donne si muovevano con una determinazione silenziosa, le espressioni tese e i cuori pesanti. Ogni passo che le avvicinava all'imbarco era carico di preoccupazione per Claudia, il cui destino era avvolto nel mistero e nella paura. Fina non riusciva a smettere di pensare alla lettera. Quelle parole di addio continuavano a risuonare nella sua mente, un martello incessante che le faceva male. Marta e Luz le stavano accanto, ma il tragitto verso il gate di imbarco avvenne quasi in automatico, ciascuna immersa nei propri pensieri. Dopo aver superato i controlli di sicurezza, si avvicinarono al gate. Il volo era pronto. Le tre donne si scambiarono un'occhiata carica di ansia prima di salire a bordo. Non servivano parole: la situazione parlava da sé. L'unica cosa che contava era arrivare il prima possibile, con la speranza di poter fare ancora qualcosa per Claudia. Una volta a bordo, il silenzio si fece ancora più pesante. Fina occupò il suo posto accanto al finestrino, fissando il cielo dall'altra parte del vetro. Marta si sedette al suo fianco, mentre Luz prese posto poco più in là. Nessuna di loro parlava. C'era troppo da dire e, tuttavia, nessuna parola sembrava sufficiente. Il decollo fu rapido e il rombo dei motori dell'aereo riempì l'aria. Fina chiuse gli occhi per un momento, cercando di calmare il respiro. Il suo cuore batteva forte, come se cercasse di salirle dal petto. Ogni volta che pensava a ciò che stava accadendo, il senso di colpa e la paura si facevano più intensi. Perché non l'aveva capito prima? Perché non aveva fatto nulla? Lei, che conosceva bene quel dolore. Marta, seduta al suo fianco, cercò di mantenere la calma, ma era evidente che anche lei fosse preoccupata. La sua mente tornava continuamente a quella notte, a quel bacio rubato, e si chiedeva se avesse distratto troppo Fina, impedendole di vedere i segnali di allarme. Ma sapeva anche che ora non era il momento di pensare a se stessa. Quando l'aereo fu ormai alto nel cielo, diede un'occhiata a Fina. Il suo viso era teso, i suoi occhi fissi sul finestrino come se cercasse una via di fuga da quell'incubo. Marta sentì un impulso irrefrenabile di fare qualcosa, qualsiasi cosa, per darle conforto. Senza pensarci, allungò la mano verso di lei.
Fu un gesto quasi involontario, ma carico di significato. Fina, sorpresa dal contatto, girò lentamente la testa. I loro sguardi si incrociarono e, per un istante, tutto il resto svanì. Esisteva solo quel contatto, quel silenzioso scambio di emozioni che portava il peso di più di mille parole. Le dita di Marta sfiorarono quelle di Fina, un gesto breve ma intenso, che sembrava volerle gridare qualcosa di difficile da decifrare: forse sostegno... forse affetto. Fina trattenne il respiro per un istante, poi chiuse gli occhi, lasciando che quel tocco le desse un minimo di conforto in mezzo al caos che portava dentro. Ma la realtà era inesorabile, e la paura tornò a reclamare il suo spazio. Fina strinse quella mano con più forza per alcuni minuti, ma poi la ritirò, non perché non desiderasse quel contatto, ma perché sapeva che c'erano altre priorità, altre urgenze da affrontare e, ad ogni modo, lì su un aereo di linea erano troppo scoperte per qualsiasi strana confidenza. Il volo proseguì nel silenzio più angoscioso. L'aereo solcava le nubi come in un sogno, ma per le tre ogni minuto sembrava durare un'eternità. Era come se il tempo si fosse rallentato, dilatando l'attesa e l'ansia fino a renderle quasi insopportabili.
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La voce della crisalide
RomanceRomanzo LGBT 《In aggiornamento》 Trama: Cosa succede quando i confini del proprio mondo protetto crollano improvvisamente? Serafina Valero, una professoressa dalla vita ordinaria e metodica, si trasferisce in una nuova casa. Non sa ancora che la s...
