Abbiamo aggiornato le nostre Linee Guida sul Contenuto.
Consulta le linee guida più recenti per continuare a condividere storie in sicurezza.

30.

98 9 10
                                        

Mezzogiorno era passato da un pezzo e ancora non c'era traccia di Julia. Il sole cocente si era fatto sentire con tutto il suo calore e ogni angolo del deserto sembrava dilatarsi sotto quel cielo immenso. Marta e Fina correvano di qua e di là con il quad, controllando ogni luogo, chiedendo a chiunque incontrassero, ma Julia sembrava essere scomparsa.

Marta stava cominciando a cedere. I suoi occhi erano, il respiro affannato, e il calore opprimente non faceva altro che peggiorare la situazione. Cercava disperatamente di nascondere il panico, ma Fina se ne accorgeva. Ogni volta che Marta alzava il telefono per chiamare la figlia e sentiva solo il segnale vuoto, si poteva vedere una nuova ruga di paura formarsi sul suo volto.

«Non risponde... non risponde» ripeteva con voce strozzata, quasi come un mantra.
Fina, che stava guidando con mani ferme, la guardò di sfuggita. Vedeva la tensione che stava divorando Marta, e anche se cercava di mantenere la calma per entrambe, una leggera inquietudine stava iniziando a serpeggiare nel suo petto.

«Calmati... è solo arrabbiata e ha bisogno di tempo. Non è detto che le sia successo qualcosa. Questo posto è sicuro, lo sai. Non sarà andata lontano» cercava di rassicurarla Fina, anche se sapeva che le parole, in quel momento, non avrebbero potuto davvero alleviare la sua angoscia.

Ma non serviva solo quello: Marta stava palesemente male. Fina se ne rese conto quando la vide diventare sempre più pallida. Il caldo spezzava la sua voce in sussurri, come se il corpo stesse cedendo.

«Ferma... dobbiamo fermarci un attimo» disse Fina, decisa, sterzando bruscamente il quad verso il suo bungalow «Ti porto dentro per un po'. Non possiamo continuare così. Hai bisogno di riprendere fiato e bere un po' d'acqua»
«No! Dobbiamo prima trovarla! Non posso fermarmi, non finché non l'abbiamo trovata!» protestò Marta, la voce che si incrinava sotto il peso dell'ansia. Ma il suo corpo stava cedendo, e lo sapeva. Le mani tremavano mentre cercava di digitare nuovamente il numero di sua figlia, le ginocchia quasi cedevano quando Fina la aiutò a scendere dal quad.

«Ascolta, non ci fermiamo. Ma se ti sentissi male peggioreremmo solo le cose; non saremmo di aiuto a nessuno, meno che mai a Julia. Devi stare meglio. Solo cinque minuti, te lo prometto» insistette Fina, con un tono deciso, ma gentile. Marta, esausta, alla fine cedette.

Una volta dentro, Fina la aiutò a sedersi sul divano. Corse subito a prendere una bicchiere d'acqua fresca e gliela porse. Marta tremava mentre beveva, il liquido le scorreva in gola come un sollievo temporaneo, ma il pensiero di sua figlia le bloccava qualsiasi tentativo di tranquillizzarsi.

«Non risponde... Non risponde» continuava a mormorare, con gli occhi fissi sul telefono come se volesse costringerlo a suonare «Dio... e se le fosse successo qualcosa?»
Fina si inginocchiò accanto a lei, prendendole la mano.
«Respira. Deve essere solo molto arrabbiata, lo sai come sono gli adolescenti. Ha bisogno di tempo per processare quello che ha visto, tutto qui. Non dobbiamo immaginare il peggio. Non è il momento di farti divorare dai sensi di colpa. La troveremo, te lo prometto» disse Fina, cercando di mantenere la calma. Anche se anche lei sentiva un peso nel suo petto, sapeva che la priorità ora era riportare un po' di serenità a Marta, almeno il minimo indispensabile per continuare a cercare.
«E se non mi perdonasse mai?» sussurrò la donna con le mani tremanti mentre stringeva il telefono. Il panico era evidente nei suoi occhi, così come il senso di colpa che le stava lacerando l'anima «Non posso perderla, Fina... Non posso»
La ragazza non rispose subito, le accarezzò la mano con calma «Non la perderai» disse infine, con una sicurezza che sperava Marta sentisse vera, anche se lei stessa sapeva che quel tipo di ferite non si rimarginavano facilmente.
Dopo qualche minuto di silenzio, Marta si alzò di nuovo «Sto meglio, andiamo. Non riesco stare qui ferma...» disse, con un filo di voce, mentre si dirigeva verso la porta.

La voce della crisalideLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora