Ecco il testo aggiornato con tutte le sostituzioni di nomi e cognomi effettuate correttamente:
Cari lettori, siete mai stati operati?
Se sì, sapete cosa si prova. Se no, beh... vi provo a descrivere come ci si sente. Prima si ha paura, durante si è sotto anestesia e dopo ci ci sente storditi.
La parola anestesia viene dal prefisso greco anà, che è privativo, e da aisthesis che vuol dire sensazione, dunque "anestesia" corrisponde a mancanza di sensazioni. Ovviamente anche questo l'ho imparato da Fina... io che di greco non ne ho mai voluto sapere.
Comunque sia: paura, anestesia e stordimento sono gli stadi che si attraversano quando ci si sottopone a un'operazione, ma in realtà sono anche le sensazioni che attraversò Marta la sera del primo marzo al Redmoon. La paura di ammettere a sé stessa uno strano interesse per una ragazza. L'anestesia nel guardare quella persona baciarne un'altra e lo stordimento dovuto a tutti quei nuovi sentimenti che l'avevano travolta.
Vi devo anche confessare che non furono delle sensazioni di passaggio: sia Fina che Marta passarono un fine settimana in bilico tra la confusione e le crisi di nervi. La prima perché non riusciva a non pensare al fatto che il bacio dato alla ragazza in pista era solo un escamotage per infastidire la donna che la guardava. La seconda perché quella scena le si ripresentava davanti agli occhi a ogni ora del giorno e non sapeva come liberarsene.
In questo scenario, Fina aveva ammesso a sé stessa che aveva iniziato a provare un interesse troppo forte per quella dannata De La Reina.
Marta, invece, continuava a scappare... se non dai suoi sentimenti sicuramente da sé stessa.
E proprio per questo atteggiamento di fuga, Marta il lunedì non andò in palestra... Al contrario di Fina che vi passò più tempo del dovuto con la speranza di incontrarla.
Però reprimere qualcosa, ti logora lentamente e Marta si sentiva sul punto di esplodere. Tanto più che aveva sviluppato una nuova strana ossessione: spiare la sua vicina. Ovunque. Veramente ovunque. Sapeva quando usciva e quando rientrava. Imprimeva ogni espressione del suo volto quando la intravedeva per un istante. Le finestre di casa erano diventate le sue nuove migliori amiche. Ebbene, Instagram fece il resto. Aveva scrollato così tante volte quel feed che ormai ne avrebbe potuto replicare il profilo. E com'era bella Fina in quelle foto! E quanto sembrava bella e piena la sua vita! Stimata da tutti, amata da altrettanti... e se tutti amano qualcuno, un motivo ci dovrà pur essere, giusto?
Comunque sia: sempre per lo stesso atteggiamento di fuga, quella sera non fu Luz a raggiungerla per andare al Redmoon ma fu lei a raggiungerla a Madrid. Fina cercò la sua ombra per tutta la sera ma l'unica cosa che c'era di Marta in quel posto era il ricordo dei suoi occhi di quel venerdì sera.
Quando a mezzanotte vide che non sarebbe più arrivata al locale andò via. Annoiata. Annoiata e infastidita dal fatto che si fosse imposta di uscire senza avere nulla in cambio da quell'uscita che aveva come unico scopo rivedere la sua vicina di casa.
Quella notte si pensarono a vicenda e si pensarono tanto ma Marta cercava di reprimere ogni forma di conclusione su un eventuale interesse e Fina si rese ancor più conto che aveva sviluppato una nuova dipendenza di pensiero: quella per Marta De La Reina.
Fino ad ora nulla di nuovo. Che fosse nato uno strano e indefinito interessa tra le due era scontato sin dall'inizio. Che Fina fosse più sfacciato lo sapevano dal primo giorno così come sapevamo quanto Marta amasse indossare delle maschere per camuffare la realtà.
E allora se già questo lo sappiamo salterei direttamente al martedì. Martedì cinque marzo 2019.
Se ricapitoliamo un momento gli impegni di quella settimana ricorderemo che martedì Fina aveva proposto le lezioni a Julia mentre il giorno seguente ci sarebbe stato il congresso di Didattica.
Ebbene, quel martedì Julia, alle 15:50 era già pronta per raggiungere la casa della vicina: l'appuntamento sarebbe stato per le 16:00 per cui sarebbe bastato uscire solo tre minuti prima dell'orario indicato.
Seduta sul divano, in attesa che passassero i minuti necessari per poter uscire dal portone, Julia si sentiva un po' in ansia per quell'incontro. Senz'altro troverete singolare l'agitazione per una lezione pomeridiana di letteratura vero? Avete ragione. Però dovete pensare che di rado qualcuno provava interesse nel proporre qualcosa a Julia senza che il fine fosse la richiesta su qualcosa che riguardasse la madre o comunque domande simili. Inoltre dovete sapere che fino a quel giorno la ragazza aveva vissuto in una bolla di tecnicismi scientifici che non le avevano mai permesso di avvicinarsi a qualcosa di nuovo come la letteratura. Certo, la studiava per la scuola ma un po' per orgoglio e un po' per ostinazione non si era mai veramente aperta a questa disciplina.
Alle 15:52 Marta trovò la figlia in attesa sul divano con addosso un'espressione palesemente nervosa:
«Tutto bene Julia?»
Esordì la donna avvicinandosi alla figlia.
«Aspetto che si faccia l'ora esatta per andare da Fina».
Al sentire il suo nome a Marta sembrò per un istante mancare la terra sotto I piedi ma tentò di ovviare la situazione e si limitò a rispondere:
«Guarda che se vai cinque minuti prima non crolla il mondo».
Julia si zittì un momento e strinse le labbra prima di dire qualcosa che non pensava avrebbe mai detto:
«Non è che mi accompagneresti?»
La donna rimase un po' di stucco a quella richiesta: in primis perché non era da lei chiederle qualcosa e in secondo luogo perchè aveva poco senso accompagnarla dall'altra parte della strada.
Vedendo che non c'era risposta alla sua domanda cercò quasi di correggersi:
«Lascia stare, fa nulla».
Marta pensò di capire quale fosse il dilemma ed era semplicemente il sentirsi di troppo, forse sarebbe sembrato strano ma sua figlia per la prima volta dopo tanto tempo le aveva chiesto qualcosa per cui si affrettò a rispondere:
«Certo che ti accompagno».
Julia ci pensò un momento e sembrò quasi colpevolizzarsi.
«Forse però sembrerà strano che mi accompagni dalla vicina di casa...»
«Io non penso: è normale non sentirsi a proprio agio se si sta andando da qualcuno per la prima volta».
A quel punto la ragazza fece spallucce e guardò l'orologio: era ora di andare.
Il cancello di casa di Fina era aperto per cui Julia e Marta percorsero il giardino e arrivati al portone principale suonarono finalmente il campanello.
Il quel preciso istante la donna si rese conto che per la prima volta dopo il Redmoon si sarebbe ritrovata dinnanzi al viso della vicina e il pensiero la scosse notevolmente. Doveva però giocare d'anticipo sulle sue emozioni per cui si disse che l'unico pensiero che le doveva balenare in testa in quel momento era quello di fare il genitore.
Però il citofono sembrò quasi una sirena d'allarme e l'attesa pareva non finire mai.
Quel momento di silenzio permise alle due di dare un'occhiata alla veranda... quella stessa veranda che Marta amava guardare in cerca di qualcuno. E quel qualcuno ovviamente sappiamo chi è.
Dopo pochi istanti che sembrarono eterni la porta si aprì su due occhi marroni che si incatenarono direttamente ai suoi.
Fina non si aspettava di trovarsi dinnanzi a lei e non si aspettava di certo il buco allo stomaco che le si formò non appena si rese conto che Marta era più che mai vicina a un qualcosa di così suo. La casa di una persona non è dopotutto la dimora dei suoi più segreti pensieri, dei suoi più oscuri desideri?
Nonostante sapesse che la donna non fosse lì per lei la gola le sembrò seccarsi al pensiero di come si sarebbe potuta sentire se lo fosse stata. Dovette inumidirsi le labbra prima di accogliere gli ospiti e sembrare il più naturale possibile.
«Ciao, puntuali come un orologio svizzero, prego: entrate».
Madre e figlia si guardarono un momento; la schiettezza di quella ragazza era sempre strabiliante. Diretta e concisa. Come era possibile non sapere cosa rispondere anche a una frase così semplice come quella?
Non era un saluto per cui dire solo ciao o buon pomeriggio sarebbe risultata una risposta incompleta... Marta optò per una via di mezzo tra il saluto e la gratitudine all'accoglienza.
«Ciao, grazie. La puntualità prima di tutto».
Mentre entravano in casa la donna non riuscì a sostenere ulteriormente il suo sguardo e l'essere pervasa dal suo profumo la fece sentire quasi come sotto l'effetto di droghe produttrici di dopamina. E no, non era preparata a quell'invasione. Non era mai preparata su nulla quando si trattava di lei.
Julia si guardava intorno con occhi sgranati, mentre Marta, con passo più lento e cauto, seguiva la figlia. Erano appena entrate nella casa di Fina, e l'impressione iniziale di calore e accoglienza era palpabile. La casa, un tempo semi-abbandonata e trasandata, emanava ora un'atmosfera moderna e accogliente. Fina, con un sorriso accogliente, le guidava verso il soggiorno.
«Wow! Questo sì che è un cambiamento per una casa».
Julia aveva il tono eccitato tipico più dei bambini di dieci anni che di quindici ma lo stupore era legittimo in quella situazione.
«Sì, è davvero un bel cambiamento». mormorò Marta, ancora un po' incredula della la trasformazione. Aveva sempre immaginato quella casa come un luogo cupo e inospitale, ma ora... ora sembrava quasi un sogno. Vi aveva messo piede solo una volta tanti tantissimi anni prima quando con la curiosità di un bambino era entrata facendosi persino male al braccio. Portava ancora una piccola cicatrice provocata da quella irresistibile curiosità.
«Vi ringrazio, se volete vi faccio fare un giro per presentarvi l'ex casa diroccata. Così la chiamavate giusto?»
Il sorriso di Fina e l'orgoglio nelle sue parole fece sorridere Julia e la donna che non poterono far altro che annuire contente della visita.
Dopo aver visitato l'intera casa, eccetto l'ultimo piano vuoto si fermarono dinnanzi all'ultima stanza.
«E quì è dove andremo a fare la nostra lezione... se lezione la possiamo chiamare».
La ragazza disse quelle parole con un tono alquanto aleatorio ma felice.
Erano davanti alla grande porta del suo studio, aveva lasciato quella stanza per ultima perché decisamente era la sua preferita della casa. Spalancò le porte velocemente e con fermezza aprendo la vista a un immensità di scaffali pieni di libri di ogni tipo e una grandissima scrivania centrale con tre sedie. Una da un lato, quello frontale e le altre due di fronte, di modo che chi si fosse seduto desse le spalle alla porta.
Non so dirvi chi delle due rimase più meravigliata da quella stanza, sicuramente Marta mantenne il silenzio che aveva già mantenuto fino a quel momento e fu nuovamente Julia a prendere parola:
«Tu li hai letti veramente tutti?»
Fina sorrise a quella domanda.
«La maggior parte sì».
Prima di ricadere nel silenzio decise di continuare:
«Comunque mettetevi comode, vi prendo qualcosa da bere magari?»
A quel punto Marta si rese conto che Fina si fosse quasi convinta che lei sarebbe rimasta così decise di intervenire:
«Oh no, io tolgo il disturbo in realtà».
«Nessun disturbo. Faremo due chiacchiere».
Come uscire da quella situazione? Alla donna erano quasi iniziate a tremare le gambe, rimanere per cosa? Per inalare ancora quel profumo che la stava per far finire al manicomio? Per altri sguardi come quelli che le aveva rivolto dal momento in cui aveva varcato la porta? Per ritrovarsi ancora con dinnanzi l'immagine di quel bacio?
«Veramente, penso starete più tranquille e libere. Io ho comunque un po' di cose da sistemare a casa. Dovrei anche buttare giù qualche parola per qualche canzone nuova».
Era stata abbastanza convincente?
Fina rimase quasi delusa da quelle parole.
«Mh, bene allora. Ti accompagno alla porta... nel frattempo...»
Andò verso la una delle libreria a destra in cerca di qualche titolo e prese un piccolo opuscolo che portò a Julia, la quale si era nel frattempo accomodata sulla sedia a destra.
«Inizia a leggere le prime tre pagine di questo».
Julia abbassò lo sguardo sul fascicolo appena preso e lesse il titolo: Tra gioia e dolore: il grande potere della letteratura di Fina Valero.
«L'hai scritto tu?»
La ragazza le rivolse uno sguardo che palesemente diceva "ovviamente" per poi andare verso la porta e indicare a Marta che potevano andare verso l'uscita.
Scesero le scale in silenzio e in quel silenzio i loro passi sembravano due cuori in sussulto. E i loro cuori un po' in sussulto lo erano: martellavano tra le costole come percossi da tori inferociti.
Nessuna delle due sembrava voler spacciare parole. Fina perché aveva quasi l'impressione di doversi giustificare per qualcosa, Marta perché ardeva di gelosia. Il fatto è che l'unica a doversene accorgere sarebbe dovuta essere lei ma ciò continuava a non accadere. Arrivate alla porta d'ingresso la mora fece per aprire ma con gesto veloce Fina richiuse la porta e di nuovo i loro occhi si incatenarono. Marta però rimase più che sorpresa da quell'azione, almeno fino al momento in cui Fina prese parola:
«Tutto bene?»
«Perchè me lo chiedi?»
«Ti ho vista silenziosa, come se qualcosa ti turbasse».
«È tutto okay».
La donna non riuscì più a mantenere i suoi occhi puntati su lei quindi distolse lo sguardo proprio mentre la ragazza si era messa a fissarla con più devozione.
«Sei sicura?»
«Che vuoi?»
«Sì può sapere cosa ti ho fatto per risposte del genere?»
«Che risposte ti starei dando scusami?»
«Fredde, indifferenti. Quasi senza significato o interesse».
«Non è che ci sia stato modo di avere un qualche tipo di conversazione per cui sono le risposte adeguate alle situazioni».
«Le risposte date senza neanche alzare lo sguardo però celano sempre qualcosa di diverso».
Marta a quelle parole alzò gli occhi su di lei e strinse i denti. Si sentì irrigidire in ogni piccola parte del suo corpo.
«Posso andare?»
Fina in quella risposta secca e arrabbiata capì tutto. E per tutto intendo tutto.
Il suo ego si accese e sorrise sfacciatamente togliendo la mano dalla porta cosicchè Marta potesse uscire tranquillamente, cosa che fece nell'immediato.
La nostra Valero aveva avuto conferma dell'interesse della donna nei suoi confronti. Il punto era: e adesso?
Era palesemente un desiderio reciproco ma tale doveva rimanere. Facendo due calcoli le sue storie sono state una più impossibile dell'altra ma con questa si stava andando letteralmente a sfiorare ogni limite. Una cantante, sposata, con una figlia e pure etero convinta. Insomma, una bella cotta che non avrebbe potuto avere un seguito.
Fina socchiuse un momento gli occhi, ancora ferma dinnanzi alla porta e dopo aver preso un bel respiro decise che era ora di raggiungere Julia al piano di sopra.
Entrata nello studio trovò Julia in piedi a guardare qualche titolo sugli scaffali.
«Letto tutto?»
Disse d'un tratto facendo sobbalzare la ragazzina che non si era accorta fosse entrata nella stanza.
«Sì».
Rispose lei rapidamente raggiungendo il suo posto così come stava facendo Fina.
«Che ne pensi?»
«Scrivi bene».
La ragazza si sorprese di quella risposta, anche perché non era quella che voleva.
«Non voglio un complimento, voglio un'interpretazione critica».
«Sono d'accordo con tutto».
Fina a questo punto sbuffò vistosamente creando sul volto della più piccola un'espressione interrogativa.
«Non devi essere d'accordo: puoi esserlo ma non devi. Altrimenti come faccio a capire se sto riuscendo a farti cambiare idea?»
Julia rimase un attimo in silenzio prima di rispondere.
«È che non capisco... pensavo che avremmo parlato di Cervantes o robe simili».
«Robe simili?»
Disse la Valero ridendo vistosamente poi continuò a parlare.
«Che senso ha parlare di Cervantes e robe simili se prima non ne comprendiamo l'utilità?»
«Continuo comunque a non capire quale sia l'utilità di studiare che ne so... quando è nato un autore. Cosa c'entra con le sue opere questa informazione? È inutile».
«Quando parli con qualcuno per conoscervi di cosa parlate?»
«Boh, passioni in comune, di cosa ci piace e cosa no».
«Molto bene. Fai finta che le passioni siano le opere degli autori... ma prima cosa viene? Prima delle passioni intendo?»
Julia non rispose e il silenzio fu piuttosto lungo.
«Prima di quello vieni tu, Julia. Vieni tu come essere umano e viene l'interlocutore a cui ti rivolgi. Presumo che il tuo interlocutore, eccetto rarissimi casi non sia un settantenne».
«Beh no».
«Perchè?»
«Perchè se faccio amicizia cerco di farla con persone più o meno della mia età».
«E come faresti a sapere che quella persona ha la tua età se non esistesse in quel determinato luogo, se non fosse nata in un determinato giorno e anno? Se quella persona fosse nata vent'anni prima pensi che sarebbe la stessa?»
«Sarebbe più vecchia».
«Esatto... avrebbe passioni diverse, interessi diversi. Probabilmente non vi parlereste neanche».
«Okay e questo cosa c'entra con la letteratura?»
«Tutto. Se Cervantes non fosse nato in quel determinato periodo non sarebbe diventato lo scrittore meraviglioso che è stato, sicuramente la nostra lingua non sarebbe quella che è adesso grazie a lui. Penso lo abbiate studiato questo a scuola vero?»
«Sì, con termini diversi ma sì».
«Sei ancora convinta che non serva a nulla la vita? Perchè se pensi che sia inutile la vita di un essere umano che ha vissuto prima di te e in qualche maniera ha plasmato la realtà per come oggi la intendiamo, io non posso proseguire questo incontro».
Julia rimase a bocca aperta per la provocazione e la schiettezza... è ovvio che non poteva dire una cosa simile. Se avesse ammesso questo avrebbe in un certo senso ammesso che neanche la sua vita ha importanza. Cosa che in fondo pensava ma non avrebbe potuto dirlo. Si limitò a sorridere e annuire facendo capire a Fina che aveva inteso pienamente il discorso.
«Bene, in ogni caso questo incontro oggi finisce quì».
Julia guardò l'orario... erano le 17:30. Era passata un'ora e mezza? Quando? Ma se non si erano dette nulla?
«Comunque il fascicolo che ti ho fatto leggere tienilo. E rileggilo. Ma rileggilo alla luce di quello che ci siamo dette oggi».
«E ci vediamo giovedì alla stessa ora?»
Chiese quasi impaziente Julia.
«No».
Un'altra volta Fina era riuscita a percuotere i pensieri della ragazzina che sembrò spegnere lo sguardo.
«Ci vedremo mercoledì al congresso. Prendila come una delle nostre lezioni che però commenteremo lunedì prossimo». Voglio che tu abbia il tempo di pensare bene a tutto. Capirai perché sto decidendo di andare lentamente.
«Ma non abbiamo parlato di letteratura».
Rispose Julia un po' sconcertata.
«Ne abbiamo parlato. Hai solo bisogno di coglierne le sfumature nascoste».
Julia tornò a casa stranamente entusiasta. Al suo rientro Marta era sul divano e potè notare sul volto della figlia una poco consueta felicità.
«Presumo sia andata bene».
La donna era contenta di vedere la figlia sorridere ma sapere cosa la rendesse tanto allegra non la rendeva tranquilla e soprattutto non sapendo di cosa realmente avessero parlato non se ne capacitava in maniera particolare.
Julia, in tutta risposta prese posto vicino alla madre e per una seconda volta, dopo tanto tempo, parlarono a lungo. La ragazzina le raccontò ogni minuscolo dettaglio di quell'incontro, talmente gioiosa che non sembrava neanche lei. La donna comunque la guardava stupita: quella era la figlia a cui non importava di altro se non delle scienze e della matematica e fisica?
Ogni qualvolta le avesse provato, in passato, persino a raccontare la fiaba della buonanotte aveva solo ricevuto come risposta tanti sguardi annoiata e pieni di incomprensione. In cambio amava i racconti sull'astrologia e i flussi termodinamici. Detta così sembrerà strano e non posso confermare che lo fosse ma sono comunque del parere che siamo plasmati a immagine e somiglianza della persona con cui stiamo più a contatto e Julia aveva vissuto la sua infanzia tra le braccia paterne. Per tutti i motivi che già ci eravamo spiegati.
Il mercoledì arrivò in fretta. Bando alle ciance, andiamo dritti al dunque, ottemperando anche le strane sensazioni di Marta nell'andare a un congresso al quale non si sarebbe mai sognata di andare ma con una nuova e strampalata voglia di farlo.
Nell'enorme Aula Magna del Palazzo dei Congressi di Madrid, l'atmosfera era intrisa di attesa ed eccitazione.
Le pareti della sala, rivestite in pannelli di legno di ciliegio, riflettevano una luce soffusa, contribuendo a creare un'aura di prestigio e serietà. Il soffitto alto, decorato con eleganti lampadari di cristallo, aggiungeva un tocco di opulenza all'ambiente.
L'aula era caratterizzata da una vasta platea a gradinate che poteva ospitare fino a 500 persone. Le sedie ergonomiche erano disposte a semicerchio, garantendo una vista ottimale sul palco centrale, che era stato allestito con una grande scrivania di legno lucido e numerosi microfoni.
Sul palco, il centro della scena era catturato da una scrivania enorme e rettangolare, in legno lucido di noce, arredata con discrezione. Dietro la scrivania, un podio in legno scuro, leggermente arcuato, dotato di microfono e display per le note che permetteva ai relatori di parlare comodamente senza coprire il loro volto.
Dietro il podio, un grande schermo LED mostrava il titolo dell'evento: "Confronto tra le materie umanistiche e scientifiche: un dialogo necessario per il futuro dell'educazione".
Dietro la scrivania, una decina di sedie ergonomiche in pelle nera con supporto lombare regolabile erano disposte in fila, offrendo comfort ai relatori durante le lunghe sessioni di discussione.
Tra il pubblico, sedute in fila ordinata, circa 250 persone, per lo più accademici, studiosi e appassionati di istruzione, frequentatori della cultura e innumerevoli nomi di prestigio.
L'aria era carica di aspettative mentre i partecipanti prendevano posto. La famiglia De La Reina-Olivares, seduta a metà della platea, era visibilmente entusiasta. Tutti fuorché Marta. Eh beh... che pensavate? Che la voglia di andare al congresso era dettata da sentimenti positivi? Sbagliate di grosso. Era dettata solo dalla sua curiosità e dalla sua imposizione nel cercare di trovare tutti i difetti possibili e inimmaginabili nella ragazza che era diventata il tormento delle sue notti. Solitamente a quei congressi si annoiava, se si fosse annoiata anche a questo sarebbe riuscita a convincersi che la noia era derivata anche da Fina. E che senso ha avere interesse nei confronti di qualcuno che riteniamo noioso?
Ah, cara la nostra Marta: quanti inutili mulini al vento.
D'altro canto, il marito Pelayo, osservava tutto con sguardo curioso mentre accanto a loro, Julia attendeva l'inizio del dibattito con una certa apprensione adolescenziale. Il suo volto pallido incorniciato dai capelli neri e lisci e gli occhi della madre, riflettevano a pieno la curiosità verso quell'incontro.
Alle 9:00 precise, la nostra giovane professoressa Valero prese il centro del palco. Gli occhi dei colleghi che la guardavano gridavano invidia e ammirazione. Gli occhi di Marta gridavano invece voglia di scappare per non pensare a quei momenti in cui l'aveva desiderata.
I suoi lunghi capelli castani erano raccolti in uno chignon elegante e indossava un abito formale blu scuro che metteva in risalto la sua figura. I suoi occhi grandi e la postura sicura emanavano un'energia vibrante, conquistando immediatamente l'attenzione del pubblico e l'attenzione di qualcuno in particolare.
«Buongiorno a tutti».
Iniziò con un sorriso che sembrava illuminare la sala.
«Sono onorata di moderare questo congresso sul confronto tra materie umanistiche e scientifiche. Un tema che non solo è al centro del mio lavoro, ma che credo sia cruciale per il futuro dell'educazione».
Il pubblico accolse il suo discorso con un caloroso applauso. Pelayo osservava Fina con ammirazione evidente, mentre Marta tentava di distogliere lo sguardo e i pensieri dalla visione di quella ragazza.
Dopo l'introduzione di Fina, il primo intervento fu del Professor Enrico Bartoli, un illustre fisico noto per le sue ricerche sull'energia sostenibile. Alto e magro, con occhiali spessi e capelli grigi che riflettevano la sua lunga carriera, Bartoli espose con passione la necessità di una solida base scientifica nell'educazione moderna.
La sua voce era profonda e ben modulata, risuonando chiaramente nell'enorme sala.
«Quando parliamo di educazione, è fondamentale considerare l'importanza di una base solida nelle scienze. Viviamo in un'epoca in cui le sfide globali, come il cambiamento climatico e le crisi energetiche, richiedono risposte che solo la scienza può fornire. Le discipline scientifiche ci insegnano a ragionare in modo sistematico, a testare ipotesi, e a cercare soluzioni concrete ai problemi».
A questa affermazione seguì l'intervento della Professoressa Lauren De Santis, una letterata rinomata con una lunga esperienza nell'insegnamento della letteratura classica. Con un sorriso rassicurante e una voce melodiosa, rispose:
«Certamente, Enrico, la scienza ha un ruolo cruciale. Tuttavia, non possiamo ignorare il valore delle materie umanistiche. Queste discipline ci permettono di comprendere il contesto storico e culturale in cui viviamo, di sviluppare il pensiero critico e di coltivare una maggiore empatia verso gli altri. La letteratura, per esempio, ci offre prospettive diverse che possono arricchire la nostra comprensione del mondo».
Bartoli annuì, ma la sua espressione rimase ferma.
«Non metto in dubbio l'importanza della letteratura o della storia, Lauren. Ma come possiamo affrontare i problemi tecnologici complessi se non abbiamo una solida comprensione delle scienze? La società moderna è costruita sulle basi della tecnologia. Prendiamo l'informatica, per esempio. La programmazione e la capacità di utilizzare dati complessi sono diventate competenze essenziali in quasi tutti i settori».
La De Santis seppe rispondere a tono:
«Enrico, la tua enfasi sulla tecnologia è comprensibile, ma dimentichiamo spesso che la tecnologia stessa è un prodotto della cultura umana. La capacità di programmare o di analizzare dati è utile, ma senza una comprensione del contesto etico e sociale, rischiamo di creare strumenti che possono essere usati male o in modo dannoso. Pensiamo, ad esempio, ai dilemmi etici posti dall'intelligenza artificiale. Sono questioni che richiedono una profonda riflessione umanistica».
«Non nego i dilemmi etici. Ma ritengo che queste sfide debbano essere affrontate con un approccio scientifico. La scienza non è priva di etica; al contrario, la scienza applica rigore e metodo per risolvere i problemi. Inoltre, insegnare la scienza promuove il pensiero logico e analitico, che è essenziale anche per affrontare questioni etiche».
A questo punto intervenne il Professor Gianni Rosselli, un economista di fama internazionale. Era un uomo di mezza età, robusto, con una barba curata e una giacca blu.
«Vorrei aggiungere un'altra dimensione a questa discussione. La scienza e le materie umanistiche non sono entità isolate. Nell'economia, per esempio, applichiamo modelli matematici per comprendere i mercati, ma senza una comprensione dei comportamenti umani e delle dinamiche sociali, quei modelli sono incompleti. Le scienze sociali ci insegnano che dietro ogni numero c'è una storia, dietro ogni decisione economica c'è una scelta umana».
Di nuovo intervenne la professoressa De Santis:
«Esattamente, Gianni. Questa integrazione è cruciale. Pensiamo alla storia delle scienze stesse. Molti dei grandi scienziati erano anche filosofi. Galileo, Newton, Einstein, tutti hanno esplorato le implicazioni filosofiche delle loro scoperte. La scienza senza il contesto filosofico rischia di diventare sterile».
Bartoli prese parola in maniera incalzante e provocante:
«Capisco la tua argomentazione, ma mi sembra che si tenda a romantizzare il ruolo delle materie umanistiche. Non possiamo dimenticare che le scoperte scientifiche hanno avuto un impatto diretto e misurabile sulla qualità della vita umana. La medicina moderna, ad esempio, è il risultato di progressi scientifici. La narrativa umanistica può aiutare a contestualizzare questi progressi, ma non li sostituisce».
La Professoressa De Santis si inclinò leggermente in avanti, la sua voce dolce ma ferma.
«Non si tratta di sostituire, Enrico, ma di completare. La scienza può salvare vite, ma la letteratura e la filosofia possono dare significato a quelle vite. Consideriamo le implicazioni delle scoperte scientifiche sull'identità umana, sulla natura della coscienza, sull'idea di libero arbitrio. Queste sono domande che la scienza da sola non può risolvere».
Tra il pubblico, si potevano quasi ascoltare le riflessioni di Julia su quelle parole che in qualche modo si incastravano alla perfezione con la lezione del lunedì a casa di Fina. Nessuno e ripeto, nessuno, avrebbe avuto da ridire qualcosa su quell'intervento!
Bartoli, dal canto suo, riflettè un momento su quelle parole:
«Sono d'accordo che queste sono domande importanti, ma ribadisco che senza una base scientifica, la nostra capacità di risolvere i problemi concreti è limitata. Dobbiamo dare priorità all'educazione scientifica per garantire che le future generazioni possano affrontare le sfide tecniche e ambientali che ci aspettano».
Intervenne nuovamente Rosselli:
«Forse la chiave è trovare un equilibrio. Le materie scientifiche forniscono le competenze tecniche, mentre le materie umanistiche offrono il contesto e il significato. Pensiamo alla crisi ambientale: non possiamo risolverla solo con la tecnologia; abbiamo bisogno di un cambiamento culturale, di una nuova visione del nostro rapporto con la natura, e questo richiede una prospettiva umanistica».
La discussione era vivace e coinvolgente. Fina, con una capacità innata di bilanciare le opinioni contrastanti, intervenne per moderare la discussione con voce calma e rassicurante;
«Credo che abbiamo toccato il cuore del problema. Le materie scientifiche e umanistiche non devono essere viste come opposte, ma come parti complementari di un quadro più grande. La scienza ci offre strumenti potenti, ma le materie umanistiche ci insegnano come e perché usarli. Solo attraverso un dialogo continuo tra questi due mondi possiamo sviluppare un'educazione veramente completa e capace di affrontare le sfide del nostro tempo».
Il pubblico ascoltava attentamente. L'intervento di Fina aveva riassunto con maestria i punti chiave del dibattito, lasciando tutti con un senso di apertura e possibilità. La discussione tra i professori proseguì ancora per qualche tempo, esplorando ulteriormente le intersezioni tra le discipline e riflettendo sul futuro dell'educazione.
Tra il pubblico, la famiglia De La Reina-Olivares era affascinata.
Marta, purtroppo per lei, si era resa conto che il suo intento di quella mattinata non era riuscito e che adesso si era ritrovata a scambiare occhiate d'intesa con Fina ogni volta che i loro sguardi si incrociavano. Pelayo sembrava riflettere profondamente sulle implicazioni del dibattito mentre Julia, alla luce delle riflessioni date anche dalla precedente lezione con Fina, era rimasta catturata dalla passione con cui i temi venivano discussi.
«Davvero brillante!»
Mormorò Pelayo alla moglie per poi proseguire:
«Fina ha una visione che va oltre la sua età».
«Sì, ha un'intelligenza straordinaria».
Concordò Marta, impressionata sempre più dalla giovane moderatrice. No, non avrebbe potuto dire altro se non quelle parole.
L'immensa cultura e lo charme che emanava non appena entrava in una stanza era quello che l'aveva colpita di più sin dal loro primo fatale incontro quando si erano imbattute l'una nell'altra sulla porta della camera da letto della mora. Fina era una calamita vivente e sempre di più stava anche divenendo la sua calamità.
Durante una pausa, Fina si avvicinò alla famiglia e Pelayo si alzò per salutarla.
«Sono impressionato dal tuo lavoro».
Disse cercando approvazione anche in Marta che non potè far altro che abbassare la testa.
«Hai una maturità e una visione che è raro trovare, specialmente alla tua età».
Completò in seguito la frase.
«Grazie».
Rispose nettamente Fina, il suo sorriso illuminava il suo volto.
Sguazzava nella sua importanza del momento e si prendeva ogni lusinga che le veniva fatta.
Avrebbe tanto voluto guardare la mora negli occhi ma sapeva che se l'avesse fatto i loro sguardi sarebbero stati troppo lunghi da poter essere spiegati così si rivolse a Julia:
«E tu mia cara, stai appuntando riflessioni e domande?»
A Julia brillarono gli occhi e sotto lo sguardo interrogativo e un po' angustiato di Pelayo che non era molto contento di quei nuovi interessi della figlia, rispose:
«Assolutamente tutto. Lunedì avrò tantissime cose da chiederti!»
Fina sorrise e prima ancora che potesse rispondere venne interrotta più volte da persone che si erano buttate su di lei a salutarla per poi venire interpellata nuovamente da Pelayo:
«Ti andrebbe di venire a cena da noi stasera? Magari potremmo commentare in maniera più tranquilla questo meraviglioso incontro. Anch'io avrei da farti un paio di domande».
Marta gettò una strana occhiata al marito e Fina cavalcò l'onda di quell'espressione e si gettò sull'invito.
«Come potrei rifiutare».
Poi sorrise e finalmente guardò la mora negli occhi che la fisso con un cenno di disappunto. Per quanto qualcosa le spingesse sempre più ad essere vicine c'era sempre qualcos'altro che le spingeva sempre più lontane. Quel forte sentimento del proibito: l'attrazione verso qualcosa che ci è stato vietato, l'odore dell'illecito, l'adrenalina e il brivido erano incontrollabili. Ma erano pericolosi. Volere e non potere. Desiderare e non poter ottenere. La distanza forzata che Marta si imponeva nei confronti di quella ragazza non faceva altro che aumentare la sua voglia di saperne di più su di lei ma anche la sua ira nel sapere che se ne avesse saputo di più sarebbe stata ancora più persa di quanto lo era in quel momento.
«Ci vediamo da noi alle 21:00».
Replicò Pelayo alla risposta affermativa della ragazza che sorrise di scherno.
«A dopo».
Poi si allontanò per raggiungere nuovamente il palco.
Il congresso si concluse con una sintesi brillante di Fina, che riuscì a cogliere l'essenza delle argomentazioni e a proporre una visione di collaborazione tra le materie scientifiche e umanistiche. Il pubblico esplose in un applauso fragoroso, riconoscendo l'importanza di una simile integrazione.
La famiglia De La Reina-Olivares si avviò verso l'uscita, riflettendo su quanto ascoltato e dirigendosi verso una serata che sarebbe stata piuttosto movimentata.
Prima di varcare l'uscita, Marta e Fina si scambiarono un ultimo sguardo, carico di odio e provocazione ma anche di quell'irrefrenabile attrazione che avevano l'una verso l'altra. Si percepiva che per entrambe quella strana relazione fosse diventata una sfida: per Fina di poter sciogliere quella donna, se non come amante, almeno come amica. E quì vorrei non commentare questi suoi pensieri per non divenire scurrile.
Per Marta, la sfida di tentare di starle più lontano possibili.
Due calamite... sì. Ma dai poli opposti.
In tutto questo, tra i tre della famiglia, l'unica ad aver veramente dato peso a quel congresso fu Julia che nonostante la sua giovane età, aveva percepito qualcosa di speciale in quell'incontro. Un nuovo modo di vedere le cose. Una luce nuova, la sentenza di una passione reclusa e troppo tempo sopita che stava per risvegliarsi grazie alla conoscenza della nostra Valero.
Mentre si avviavano al portone principale d'uscita, Pelayo guardò lo sguardo di Julia che sembrava persa tra i suoi pensieri e si sentì incocepibilmente tra il rammaricato e il contento.
Se da un lato non voleva che la figlia si allontanasse dalla loro passione comune, dall'altra sapeva quanto fosse giusto che seguisse la sua strada. Forse quell'incontro aveva dato loro veramente più di una lezione: era vero, a volte due cose non devono per forza essere lontane e distinte, alle volte possono essere l'una il completamento dell'altra.
Con questi pensieri strinse la mano della moglie per poi commentare:
«Sembra che questo congresso ci abbia offerto più di una lezione».
La donna gli accennò un sorriso.
«E chissà cosa ci riserverà il futuro».
Aggiunse Marta sussurrando tra se e se, incurante se Pelayo l'avesse sentita o meno. Sul suo volto nel frattempo si era illuminato uno strano bagliore enigmatico che ancor oggi non sono in grado di spiegarvi. Non era un sorriso, non era tristezza. Era come se d'un tratto, il destino o chissà cos'altro avesse fecondato il suo animo di una nuova consapevolezza: la sua vita aveva ricevuto una nuova scossa e adesso stava a lei capire se voleva essere trasportata da essa o meno. Una carica elettrostatica di quella importanza poteva arrecare molti danni ma allo stesso tempo sarebbe potuta essere il defibrillatore di una vita giunta allo spegnimento. Da che parte si trovava Marta? Da quella della ferita o da quella della resurrezione?
Io la risposta la so, mi piacerebbe sentire la vostra.
Per il momento però, non posso far altro che congedarmi a voi, miei gentili lettori. In attesa della scrittura di un capitolo impegnativo, per questa notte tenterò di prendere più energie possibili.
E come sempre, domani è un altro giorno anche se noi, nel nostro prossimo capitolo parleremo di una serata.
Buonanotte miei cari. Sognate gli astri, io non ho più nulla da sognare. Solo da scrivere...
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La voce della crisalide
RomanceRomanzo LGBT 《In aggiornamento》 Trama: Cosa succede quando i confini del proprio mondo protetto crollano improvvisamente? Serafina Valero, una professoressa dalla vita ordinaria e metodica, si trasferisce in una nuova casa. Non sa ancora che la s...
