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13. 🔸️

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Miei cari lettori, in maniera differente dal solito stavolta vi augurerò una buonanotte ad inizio capitolo. La verità è che voglio prepararvi a un discorso senza interruzioni.
Non ho granché d'aggiungere, sento di avere un po' lo stomaco sottosopra al pensiero di quei momenti.
Spero che lentamente le vostre idee si stiano riorganizzando... per il resto e per il momento, vi lascio alla tarda sera di quel venerdì, augurandovi, una volta terminata la lettura, una sincera e buona notte.
E come sempre: domani è ancora un nuovo giorno.

Ebbene, allo chalet, Fina uscì dalla doccia con i vestiti ancora fradici che le aderivano alla pelle come un'armatura di disperazione. Ogni fibra del suo essere sembrava appesantita dal freddo dell'acqua che aveva tentato invano di lavare via il sangue, il dolore, i ricordi. Ma sapeva bene che non c'era acqua che potesse purificarla da tutto ciò che stava affrontando. Si trascinò fino alla camera da letto, lasciando dietro di sé una scia di gocce che macchiavano il pavimento di legno scuro.
Nell'armadio trovò un vecchio maglione di lana e un paio di pantaloni morbidi. Li infilò con gesti meccanici, quasi inconsapevoli, senza badare troppo al fatto che i suoi capelli bagnati bagnavano i vestiti asciutti. Si sedette sul bordo del letto, i pensieri che si ammassavano nella sua mente come un fiume in piena.
Aveva bisogno di staccare, di fermare quel flusso incessante di immagini e sensazioni che la stavano divorando dall'interno. Si alzò, si diresse verso la cucina e aprì l'anta in cui sapeva che Tasio teneva le bottiglie di vino. Ne scelse una a caso, un rosso corposo, e senza pensarci troppo afferrò un bicchiere, ma poi cambiò idea e bevve direttamente dalla bottiglia, sentendo il liquido denso e amaro scendere nella sua gola, bruciare per un istante, per poi lasciare spazio a una leggera vertigine.

Si lasciò cadere su una sedia, il gomito poggiato sul tavolo, la bottiglia stretta in mano. Il silenzio dello chalet era quasi assordante, un vuoto che sembrava amplificare il rumore dei suoi pensieri. Ogni sorso di vino era una piccola tregua, un momento in cui il peso del mondo sembrava allentarsi, ma solo per tornare subito dopo, ancora più opprimente.
Pensava a Claudia, a come l'aveva trovata in quella grotta, il sangue che scorreva come una testimonianza tangibile del dolore che non era riuscita a esternare in altro modo. Il suo volto pallido le tornava in mente in continuazione, accompagnato da un senso di colpa che la soffocava. Com'era possibile che non avesse capito? Che non avesse fatto nulla per fermarla? Ogni risposta che cercava di darsi sembrava vuota, priva di senso. La realtà era che aveva fallito.

La bottiglia di vino si svuotava rapidamente, e con ogni sorso Fina sentiva la sua mente scivolare sempre più in un limbo confuso, un miscuglio di rabbia, tristezza e un senso di abbandono che non riusciva a combattere. Si chiedeva cosa sarebbe accaduto ora. Claudia avrebbe lottato per vivere o si sarebbe arresa, trascinandola con sé in quell'abisso? E lei, Fina, come avrebbe potuto continuare a vivere sapendo di essere stata così inutile, così distante quando la sua amica aveva avuto più bisogno di lei? Quando conosceva il suo dolore ma non aveva fatto nulla per aiutarla a superarlo?
E poi c'era Marta. Ogni volta che cercava di non pensarci, il suo volto riemergeva, con quella dolcezza e quella complessità che tanto la affascinavano. Le tornava in mente quel bacio maledetto e si rendeva sempre più conto che quel sentimento che provava nei suo confronti era un ulteriore peso, un'ulteriore complicazione in una vita già troppo complicata. Si stava rendendo conto che quel desiderio che aveva provato la prima volta che l'aveva vista era diventato un sentimento incontrollabile e sbagliato.

Un'altra sorsata di vino, un altro momento di tregua, e poi tutto tornava a girare intorno a lei, come una giostra impazzita. Voleva solo fermarsi, trovare un posto sicuro dove poter respirare, ma sapeva che non esisteva. Non per lei. Il dolore, la confusione, la disperazione erano la sua nuova realtà, e non c'era modo di sfuggirvi.
Il vino finì, e Fina si ritrovò a guardare la bottiglia vuota con una strana sensazione di distacco. Si alzò, barcollando leggermente, e si avvicinò alla finestra. Guardò fuori, verso il bosco che circondava lo chalet, cercando qualcosa, qualsiasi cosa che potesse darle un segno, una direzione. Ma tutto ciò che vedeva era il riflesso del suo volto stanco e tormentato nel vetro. E in quel riflesso, vide la verità: non c'era nessun rifugio, nessuna via di fuga. Avrebbe dovuto affrontare tutto questo, in un modo o nell'altro, e non era sicura di avere la forza per farlo.

La voce della crisalideLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora