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Axel, dopo aver chiamato Aiden, decise di convocare tutti i suoi soci.
Tuttavia, prima di mettere in atto le proprie decisioni, aveva bisogno del consenso degli uomini che facevano parte dei futuri affari.

In attesa del loro arrivo, si recò al piano superiore dove vi era rinchiusa la ragazza.
Precedentemente, aveva dato ordine alla domestica di riferire a Scarlett di dover fare una doccia e cambiarsi.
Così, senza pensarci più di tanto, spalancò la porta della sua camera.
Dinanzi ai suoi occhi vi trovò la ragazza, in piedi e mezza nuda.
Prontamente, Scarlett si coprì i seni con le mani, lasciando alla mercé dell'uomo il resto del suo corpo tremante.
Per fortuna indossava almeno le mutandine, pensò ingenuamente.
Come se quel tessuto striminzito le avrebbe assicurato l'incolumità.

«I- io sono nuda», balbettò lei, retrocedendo verso l'estremità del letto.
Axel le fissò le cosce nude, la pelle era talmente chiara che le si vedevano perfino le delicate vene.
In seguito, una grande macchia sbiadita alla coscia catturò la sua totale attenzione.
A quel punto cominciò ad avanzare minacciosamente verso la ragazza che a momenti sarebbe svenuta per lo spavento.
«Cos'è questa?» le domandò, imprimendo con forza il pollice su tutta la circonferenza della macchia sbiadita.

Scarlett rimase immobile, conscia di essersi letteralmente dimenticata di aver avuto un tatuaggio solo per pochi giorni.
In realtà avrebbe ancora dovuto sottoporsi ad un'altra seduta di laser per eliminare definitivamente quello scempio.
Si ricordò di avergli detto una bugia, ma senza volerlo.

«Mi hai detto una menzogna, Scarlett?» continuò lui, ispezionando con cura la gamba di lei.
«No, io non ti ho mentito». Si giustificò, sconcertata dal comportamento sospettoso dell'uomo.
Che importanza aveva?
Perché si era fissato con la storia dei tatuaggi?

«E allora questo cosa significa? Sei forse caduta sulla brace, mmh?» si sollevò e con un gesto repentino le tolse le mani dai seni.

«Ho avuto un tatuaggio, ma solo per poco. Me lo ha fatto una mia amica, di notte. Io...» si fermò, imbarazzata. «Ero ubriaca», confessò rossa di vergogna.
Axel ridusse gli occhi, provando a capire se stesse mentendo o meno.
Ciononostante, i suoi dubbi si alterarono.
«Togli le mutande e distenditi sul letto». Le ordinò, repentino.
«Cosa? Perché? No!» strillò nel panico, provando con tutte le sue forze a ritrarsi dall'uomo.
«Non ti ho dato una scelta, devi farlo e basta». Sbraitò al limite della sopportazione.
Se le avesse trovato quel fottuto tatuaggio stampato all'inguine non avrebbe potuto procedere con le sue idee da esporre ai propri soci.
Così, impaziente di attendere oltre, bloccò gli esili polsi della ragazza per poi gettarla sul letto.
Scarlett scalciò come un'ossessa, le forti scosse allo stomaco e la troppa resistenza che l'uomo le procurò, le fece temere il peggio.
Axel usò la mano libera per strapparle di dosso le mutandine.
Lì per lì si bloccò per guardala bene.
Era raro trovare un corpo delicato come il suo.
Essendo abituato a seni prosperosi  e glutei più abbondanti, le forme sinuose e minute di Scarlett stuzzicarono le sue voglie più profonde.
Addosso non vi trovò nessuna traccia di silicone piantanto ai seni, nessun ritocco al viso...
Era davvero bella.
Le fissò la vulva priva di peluria e istintivamente vi posò il palmo sopra.
Le spalancò le cosce e guardò bene l'inguine privo di tatuaggio.
Senza saperlo spiegare a se stesso, tirò un silenzioso sospiro di sollievo.

«Non toccarmi, ti prego».
Il sussulto disperato di Scarlett arrestò la presa ferrea.
Finalmente la liberò, lasciando che sfogasse un pianto disperato.

Axel si accomodò sulla poltrona, divaricò le cosce e piantò i gomiti sulle ginocchia.
Incrociò le mani e con fare più che snervante tamburellò le dita tra di esse.
«Quando smetterai di piangere, fammelo sapere», le disse freddamente. Mantenendo le giuste distanze per permettere alla ragazza di calmarsi.
Scarlett era sconvolta, per quanto provasse a farlo, non riusciva a smettere di singhiozzare.
Con il cuore a mille si strofinò gli occhi ricolmi di lacrime per poi tirare su col naso.

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