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Scarlett

Aiden sarebbe sceso a compromessi con lo sconosciuto per salvarmi?

Cosa intendeva esattamente l'uomo?

Stranamente non mi sentii più a disagio.
Il mio intuito mi spronava a non avere paura di lui.
Ad ogni domanda che ponevo, avevo una risposta.

Perciò, con estrema tranquillità espressi il mio pensiero: « Aiden non scenderà mai a patti con te. E dopo ti ucciderà».

Era come se non mi importasse più del mio destino.
Non era la prima volta che assistevo alle sfuriate di Aiden.

In tutta la mia vita ero stata rapita ben quattro volte...

Aiden.

Magdalena.

Jason.

Adesso lui, l'uomo di cui non conoscevo nemmeno il nome.

Jason e Magdalena erano stati letteralmente inghiottiti dalla terra.

«Probabile. Uno dei due morirà», pronunciò indifferente, focalizzando lo sguardo sui miei polsi arrossati.

Ne prese uno in mano, ispezionando con attenzione la parte di pelle screpolata.

«Chi è stato?» si accigliò.

Scivolai dalla sua presa non troppo ferrea e finalmente potei fare due passi indietro.

«I tuoi scagnozzi. Come funziona da voi? Prima mi fai rapire e dopo ti preoccupi dei miei polsi?» controbattei, stizzita.

L'uomo parve essere quasi stupito.
Tuttavia, non ne capii le motivazioni.

In seguito, estrasse il cellulare dalla tasca per poi pigiare sul display.

All'interno dello studio ci fu un silenzio quasi imbarazzante.
Poi, l'arrivo dei due sicari mi inquietò nuovamente.

Con i nervi a mille mi attaccai letteralmente alla parete.
Temevo che volessero farmi del male o che fossero stati chiamati per violentarmi.
Mi balenarono così tante cose in testa che persi il senno.
Provai un dolore immenso al centro del petto e il respiro mi aumentò in modo sconsiderato.
Percepivo le guance bollenti, come se a momenti esplodessero.

«Scarlett, chi è stato?»
L'uomo mi indicò entrambi i sicari.
Voleva che gli rispondessi immediatamente.
Lo capii dal suo sguardo insistente puntato addosso.

Il ragazzo pelato mi aveva palpato le cosce durante il tragitto.
Se non fosse stato per l'altro uomo mi avrebbe violentata.
Mi aveva anche ammanettata per ore.
Avere pietà di lui non era assolutamente di mio interesse perciò, con timidezza indicai quel miserabile bastardo.

A quel punto, l'uomo che non era stato indicato da me uscì fuori dopo aver accennato un saluto rispettoso.
L'altro rimase in attesa di qualcosa.

Le pupille mi balzarono da un punto all'altro come della palline da ping pong.

«Le braccia». Impose chi stava al comando.
Il sicario sollevò le maniche e senza ribadire mostrò le braccia in avanti, attendendo chissà cosa.
Poi serrò la mascella, come a voler trattenere il suo dissenso.

Guardai la scena con immenso sgomento.

Colui che aveva ordinato il mio rapimento tirò dalla tasca un coltellino.
Fece scattare la lama tagliente e con freddezza infilzò la punta sulla pelle del sicario.

Urtai la scrivania, strisciando le natiche come a voler passare oltre quell'ammasso di legno.
Percepii tutto il dolore come se quella lama mi stesse tagliuzzando le viscere.

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