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La richiesta di Ivan era alquanto sospettosa.
Aiden non mi avrebbe mai permesso di restare da sola con lui.
Eppure, quell'uomo esigeva che restassimo completamente soli.

Al momento non avevo alcun potere di rifiutarmi perciò, di controvoglia, mi ritrovai con le natiche su una delle sue poltrone.

Il suo studio mi apparve familiare.
Mesi prima, avevo perfino rovistato fra le cose di Ivan per cercare una maledetta chiave che aprisse la porta di Marisol.

Fu proprio in quel momento che mi ricordai di non sbagliare niente.
L'ultima volta ero stata beccata e punita per quel gesto.
Quel pensiero mi fece venire la pelle d'oca alle cosce nude.

Non potei dire lo stesso di Ivan.
Quest'ultimo si mostrò abbastanza tranquillo.

«Scarlett, ti ho lasciato un po' di tempo per vestirti, dimmi, cosa ti ha impedito di farlo? Marisol, forse?»

Ivan allargò le braccia e piantò le mani sulla scrivania, si protrase in avanti e con serietà attese chissà cosa.

«No, io non ho avuto abbastanza tempo per cambiarmi», balbettai frastornata.

«Mi stai dicendo che non ti ho lasciato tempo a sufficienza?» insistè volutamente.

Cavolo, era peggio di Aiden.
Non sapevo chi fosse il peggiore dei due.

«No, affatto. Non intendevo questo». Mi scusai velatamente.

«E quindi? Hai parlato con Marisol, di qualcosa in particolare?» assottigliò gli occhi, indagatore.

Se quella stronza non si fosse messa ad urlare come una pazza, non mi sarei mai trovata in una posizione del genere.

Non ero brava a mentire, le mie guance rosse mi tradivano sempre.
Di conseguenza, risultavo una bugiarda cronica.

Deglutii intensamente.

«No, le ho solo chiesto se stesse bene. Era un po' nervosa... Non voleva che rimanessi lì con lei», dichiarai.
In parte era vero, ma stavo nascondendo un segreto che avrebbe stravolto la vita di Ivan.
In qualche modo, adesso, ero complice di Marisol.
Se avesse perso il bambino, mi sarei sentita molto in colpa.

Probabilmente, se avessi deciso di parlare con lui, avrei evitato ciò.

Però, mi ero stancata di dovermi assumere colpe che non avevo.

E dovevo smetterla di impicciarmi in cose che non mi riguardavano.

Sapevo come sarebbe andata a finire: Aiden mi avrebbe punita ancora e ancora.

«Io credo fermamente che tu stia mentendo. E sai cosa succede alle ragazze che dicono le bugie, Scarlett?» mi intimorì.

Strinsi più che potei le spalle, in confusione.
Negai con la testa, restandomene in assoluto silenzio.

«Te lo dico io. Quando si vengono a sapere delle cose, è opportuno riferire immediatamente al diretto interessato. Altrimenti, le conseguenze possono essere molto... Dolenti». Spiegò, certo di essere riuscito a spaventarmi.

«Va bene, ma io non so di cosa parli, davvero», mormorai mortificata.

«Io credo il contrario. Voglio farti una domanda: se dicessi ad Aiden che ti ho trovata nel mio studio a rovistare tra le mie cose, a chi crederebbe tra i due?» sollevò un sopracciglio, da vero bastardo.

Cominciai a sudare freddo.
Quell'uomo mi stava minacciando per arrivare al suo scopo.
Era palese che Aiden avesse creduto a lui e non a me.

Non sapevo più come comportarmi.
Per una scusa o un'altra mi ritrovavo sempre nei casini.
Non ne potevo più.

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