Scarlett
Sbattei le ciglia con timore, il mio cervello proseguì a lottare contro pensieri terribili.
Temevo di essere ancora nel letto dell'uomo che mi aveva rapita e che tutto fosse solo un incubo.
Perciò, assalita dall'ansia, aprii gradualmente le palpebe che avvertii gonfie e dolenti.
Precedentemente stavo beatamente sopra il petto di Aiden adesso, invece, sotto al mio viso premeva un morbido cuscino.
Misi a fuoco la visuale che mi si stagliò davanti e, purtroppo, di Aiden non c'era nemmeno l'ombra.
Intanto non mi azzardai a muovermi solo per l'illusione di non essere delusa.
Mi aveva promesso di restarmi vicino e di non andare via.
Allora perché al mio fianco il letto era terribilmente vuoto?
La confusione mi immobilizzò, in quel momento la cosa più importante era di non trovarmi più in mezzo a quelle persone del tutto folli.
Nel frattempo, però, cominciai a fantasticare su alcune cose: probabilmente, se Aiden avesse deciso diversamente sulla nostra relazione, avrei dovuto accettare certe regole.
Esattamente le stesse che mi imponeva l'uomo che mi aveva rapita.
Per carità!
Borbottai mentalmente.
«Sono qui».
Il tono di voce marcato mi portò, di conseguenza, a scostare le coperte e mettermi seduta all'istante.
Di fronte a me vi era un Aiden eccessivamente strano.
Sul tavolo giaceva una pistola non proprio integra, o almeno io ne captai quello.
Non ne capivo un granché di armi ma credevo fermamente che un paio di pezzi restanti appartenessero alla stessa pistola.
Accanto, una scatola di proiettili mi fece strizzare gli occhi.
Aiden ne teneva un pugno in mano e, con lentezza, se li passava da un palmo all'altro.
Il dolore alla mano però, non mi diede modo di replicare del perché tenesse una pistola sul tavolo.
Gemetti, sotto lo sguardo indagatore di Aiden.
Quest'ultimo mollò la presa sui proiettili e mi raggiunse.
Mi agguantò il polso, studiando con attenzione la fasciatura che avevo alla mano.
Non gli dissi niente, mi fidavo di lui e di qualsiasi cosa stesse per fare.
Tuttavia, iniziò a sfilarmi del tutto la fasciatura fino a lasciarmi la ferita completamente esposta ai suoi occhi.
Dalla tasca tirò fuori una minuscola boccetta in vetro, contenente della polvere bianca.
Sfilò via il tappo per poi versarla sulla ferita.
Lo guardai incredula.
Le movenze delicate parevano non appartenere a lui.
«Non brucia», sussurrai, piacevolmente sbalordita e felice allo stesso tempo di non provare più quel bruciore lancinante.
«È un cicatrizzante».
Stranamente mi spiegò cosa mi avesse appena versato sopra.
«Oh», soffiai, aprendo e chiudendo le dita allo stesso tempo.
«Non sarebbe meglio rimettere la fasciatura?» domandai, proseguendo a parlare nella speranza di dare inizio ad una conversazione.
Aiden negò distrattamente.
Era palese che avesse altre cose per la mente in quel momento.
E guardarmi la mano lo rendeva eccessivamente nervoso.
«Non toccare niente, la ferita si asciugherà più in fretta». Tagliò corto.
«Perchè Aiden, perché non hai mai fatto una cosa del genere con me?» gli mostrai la mano con il taglio e aspettai che rispondesse con onestà.
Grazie a quell'uomo avevo scoperto usanze loro al quale non sapevo nemmeno l'esistenza.
Eppure, con Aiden era sempre stato tutto diverso fin dall'inizio.
«Non seguo le regole di nessuno», proferì, mantenendo la mascella rigida.
La sua risposta non soddisfò le mie aspettative.
«Ho visto tantissime ragazze in quella villa, tutte accompagnate da uomini. Nessuna di loro sembrava essere a disagio o in pericolo. Anche io voglio smettere di avere paura, di essere il bersaglio preferito di tutti e di stare sempre nascosta da qualche parte. E anche tu dovresti seguire quelle fottute regole che seguono tutti», mi innervosii.
Oramai la collera prendeva spesso il sopravvento.
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Reflection Three
ChickLit3 Volume 🔞 Il libro presenta scene violente, sensibili e parti erotiche.
