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Il respiro di Scarlett si arrestò di scatto.
Contro il suo volere fu costretta a restare zitta grazie al grande palmo dell'uomo premuto sulla sua bocca.
A ritmo cadenzato il sicario le permetteva di riprendere fiato per poi bloccarla nuovamente.

Scarlett poté inalare l'odore pungente del fumo, impresso sulle dita dell'uomo tanto minaccioso.
Qualche lacrima le rigò il viso stanco e sofferente.
Intanto pensava di essere la ragazza più sfortunata del mondo, che non aveva mai un briciolo di serenità e stabilità mentale.
Tuttavia, stanca di lottare invano, si abbandonò definitivamente alle braccia del sicario, certa di non poter fare niente per salvarsi.
In quel momento, soltanto un miracolo l'avrebbe riportata a casa sana e salva.

D'un tratto, il suo rapitore la tirò a sé per poi mettersi alle sue esili spalle.
Il sicario calò il mento tra il collo e le scapola di lei poi, le mormorò all'orecchio: «Adesso io e te usciremo dal retro senza far rumore, intesi?» le scosse l'esile corpo tremante e aspettò impaziente che Scarlett annuisse.
Quest'ultima rimase immobile.
Nella sua mente pensò che, forse, se avesse perso tempo Aiden l'avrebbe ritrovata subito.
«Sto parlando con te», sbraitò lui, puntandole la pistola sul fianco.

Il freddo gelido dell'arma la riportò immediatamente alla realtà perciò, con prontezza annuì.

«Bene», pronunciò spavaldo, spingendola verso la porta senza mai toglierle l'arma premuta sul fianco.

Giunti all'ingresso, il secondo sicario minacciava Lea con un coltello puntato alla gola.
Gli occhi di Scarlett si spalancarono dal terrore.
In quel momento capì che Aiden non sarebbe mai arrivato.
Probabilmente l'uomo aveva bloccato la ragazza ancor prima di fare un tentativo per avvisarlo.
«Muoviti», ordinò lui, incitandola a fare in fretta.

Oltrepassati i lunghissimi corridoi, l'uscita secondaria della galleria apparve come il primo trionfo per i due uomini.
Fuori li attendeva un SUV nero, lo sportello posteriore era già stato spalancato da qualcun altro in precedenza.
Se la situazione fosse stata diversa, Scarlett avrebbe fatto il possibile per catturare l'attenzione dei passanti.
D'un tratto, si rese conto che non sarebbe servito a niente poiché il disinteresse delle persone superava di gran lunga ogni morale.
Evitò anche di farsi piantare una pallottola sul fianco e provare almeno a restare viva.

Il sicario le abbassò la testa e l'aiuto a salire a bordo.
Da quel momento, ogni secondo che passava l' allontanava sempre di più da Aiden.
I vetri scuri del SUV non le permisero di vedere quali strade stesse percorrendo.
«Dove mi state portando?» domandò, inquieta.
Il sicario seduto al suo fianco sfoggiò un sorriso da squalo: « A New York, ragazzina. C'è qualcuno che non vede l'ora di conoscerti meglio». Le rivelò, piantandole la mano sulla coscia.

«Cosa?» riuscì a balbettare, con un terribile nodo che iniziò a formarsi in gola.

«Il mio capo mi ha vietato di toccarti, ma io due botte te le darei volentieri». Le intrufolò la mano all'interno coscia e con vigore fortificò la presa.

Scarlett urlò e si dimenò come un'ossessa, provando con tutte le sue forze a scrollarsi lo sconosciuto di dosso.

«Smettila. Non puoi toccarla».
Il secondo sicario bloccò ogni tipo di intenzione malevola.
Tuttavia, per evitare disguidi con il proprio capo, la presa ferrea si affievolì.

Il viaggio proseguì in assoluto silenzio fino a quando non arrivarono a destinazione.
Un immenso spiazzale sembrò inghiottire il suv nero.
Scarlett non si preoccupò più di versare una misera lacrima.
Al contrario, l'odio e la collera smisurata che provava, le divampò lo stomaco.
Se Aiden non l'avesse mai coinvolta in tutto ciò, lei non sarebbe mai arrivata a quel punto.
Era già stata rapita una volta a causa di Magdalena, e le cose non si erano messe affatto bene.
Forse, se non fosse stato per Brad, quella lurida donna l'avrebbe uccisa.
E, adesso?
Dov'era Brad?
Chi l'avrebbe salvata quella volta?

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