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Un solo essere umano non avrebbe mai cambiato il mondo.
Nemmeno se avessi potuto ribellarmi avrei concluso qualcosa.
Per quanto odiassi sentirmi una sottomessa, pareva proprio che non potevo mai farne a meno.
Le ultime parole di Aiden erano state struggenti e piene di potere. Mi aveva persino detto di non rimuginare invano.
Ma io non lo facevo più in realtà.
Aiden era diventato il mio unico porto sicuro, al quale non ne potevo farne a meno.
Che mi piacesse o no, era la mia casa, il mio futuro e l'unico uomo che mi avrebbe toccata.
Era proprio per quel motivo che ardevo fare parte totalmente della sua vita.
Aveva vinto lui, ero disposta a sopportare la qualsiasi cosa purché non mi tenesse segregata in casa. In realtà, non mi premeva restare al sicuro e lontana da quella gente.
Adesso mi disturbava essere l'unico pensiero di Aiden. Essere trattata come una piccola ragazzina indifesa e bisognosa di costante aiuto.
Volevo semplicemente essere sua moglie a tutti gli effetti.
Ma lui sembrava non esserne assolutamente d'accordo.
Avevo sbagliato, mi assunsi in parte le mie colpe. Se fossi rimasta a casa quella mattina, quell'uomo non mi avrebbe rapita. Ma io non sapevo nulla. Aiden stesso mi aveva dato il permesso di poter uscire da sola il giorno precedente, cambiando idea solo successivamente. Pensavo che fosse soltanto il suo mondo di potermi sovrastare... Come per dispetto.
Naturalmente non immaginavo minimamente di essere morta per i suoi nemici. Aiden metteva in atto dei piani e mi teneva all'oscuro di qualsiasi cosa. Lui stesso mi aveva detto di non aver ucciso nessuna ragazza. Quindi, come facevo a sapere di essere in pericolo?
Mi disturbava questo: essere la diretta interessata e non essere a conoscenza del mio futuro.
Alla fine, combinavo un disastro dopo l'altro e la colpa era solo mia.
Aiden doveva smetterla di comportarsi in quel modo nei miei confronti.
Mi sarei fatta odiare pur di ottenere quello che volevo.
Io e Sofi non avremmo passato il resto dei nostri giorni rinchiusi solo per colpa sua e dei suoi nemici. Di quel passo, la fuga per la libertà era ben lontana.
Credevo fermamente che fosse arrivato il momento di dare a mia figlia una vita, la stessa che ogni bambina meritava. Volevo che frequentasse una scuola, che socializzasse con altri bambini.
L'unico intoppo era quell'uomo tanto autoritario che avrebbe negato senza battere ciglio.
In quel momento ripensai a quel maledetto patto di sangue che avrebbe permesso a me e Sofi di avere la giusta dose per una vita migliore.