37. Sto per mandarti in paradiso

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Lo prendo per mano e lo accompagno in bagno. È piccolo e privo di fronzoli a cui è abituato. Un po' mi vergogno, lui è pur sempre un marchese, abituato al lusso. Che cosa ci fa con una come me? I nostri mondi sono così diversi. Prendo un respiro tremante.

«Ehi, è tutto ok?»

Leonardo mi sta osservando con un cipiglio. Mi affretto ad annuire, d'istinto lascio la sua mano.

«Vado a prenderti dei vestiti, tu... tu fai come se... insomma... sto tornando.»

Esco dal bagno dirigendomi verso la camera mia e di Edo.
Quando spingo la porta della stanza, un'ondata di ricordi mi investe. La stanza è la stessa di sempre, sono io a essere cambiata. Il letto con i cuscini diversi, la poltrona spellata in un angolo, l'armadio pieno di poster dei nirvana e compagnia bella, i libri e i fumetti sparsi sul comodino. Niente sembra diverso, eppure è così lontano.

Un nodo mi si stringe nello stomaco. Sei mesi, mi sono sembrati una vita mentre era in coma e ora che è sveglio, sembrano passati in un attimo. Osservo i vestiti sparsi sul pavimento, gli oggetti disordinati, come se Edoardo fosse ancora qui, anche se non lo è. Il respiro si fa più pesante, le mani tremano mentre rovisto nei cassetti, alla ricerca di qualcosa che possa andare bene per Leonardo.
Il Marchese in questo tugurio, chi lo avrebbe mai detto? Quanto è strana la vita.
Dormirà sul divano, portarlo in questa camera sarebbe come profanare un tempio. Anche se, scuoto la testa, questo non è più il nostro rifugio, e forse non lo è mai stato veramente. Quanti segreti, quante promesse infrante... Un brivido mi attraversa la schiena.
Il mio sguardo cade sul letto, quante notti abbiamo passato a fare l'amore lì, a ridere, a scherzare, a progettare il nostro futuro? Mi viene da sorridere amaramente, o da piangere e urlare strappandomi i capelli, non lo so. Tutto quello che avevamo costruito sembra così lontano. Lo avrei voluto davvero? Non so. Non so nemmeno se è lui che mi è mancato in questi mesi, o l'idea che mi ero fatta di lui.

Chiudo il cassetto con forza, cercando di scacciare il pensiero. Prendo una maglietta e un paio di pantaloni, e mi dirigo di nuovo verso il bagno.

Quando rientro, Leonardo è in doccia, vedo la sua figura alta e massiccia attraverso i vetri opachi. Quasi entra a forza dentro quel quadrato.
Sorrido.

«Ci entri a malapena in quella doccia, come potevamo entrarci in due...» dico poggiando i vestiti sul lavandino.
Quando sono da sola con lui dico un mucchio di cose che non dovrei.

Leonardo apre leggermente la porta della doccia, facendo capolino con il viso ancora gocciolante. L'acqua gli scorre sulle tempie, tra i capelli scuri incollati alla fronte. Ha un’aria così divertita, sembra che si stia riprendendo da tutta la merda che si è preso.

«Vuoi provarci?» domanda con un sorriso.

Alzo gli occhi al cielo, incrociando le braccia al petto. «Magari più tardi. Dopo che avrai lavato i denti.»

Lui ride piano, una risata bassa e roca, mentre richiude il vetro e torna sotto il getto d’acqua. Lo sento spostarsi, il rumore dell’acqua che cambia direzione mentre scivola sulla sua pelle. Deglutisco.
E lo ringrazio mentalmente per non aver continuato a provocarmi.
Resistergli è impossibile.

Prendo uno spazzolino nuovo dal cassetto e lo poggio sul lavandino.
Dallo specchio do un'altra occhiata alla sua sagoma. Poi i miei occhi incontrano quelli di una sconosciuta allo specchio. Gli occhi neri pieni di occhiaie, i capelli scompigliati nella mezza coda. Solo quando scuote la testa insieme a me mi rendo conto che sono io.
Sospiro.
Che orrore. Dovrei darmi una sistemata. Magari è per questo che Leonardo non ha insistito per farmi entrare in doccia.
Scuoto la testa.

«Ti lascio finire,» mormoro.

«Vuoi insaponarmi la schiena?»
Mi mordo un labbro.

«No, volevo solo la conferma che mi trovassi attraente nonostante il mio aspetto di merda» confesso, girandomi di scatto e uscendo dal bagno prima che la mia mente decida di giocarmi brutti scherzi.
Tipo infilarmi dentro la doccia, fregandomene del poco spazio.
Il cuore mi batte più forte del dovuto. Devo darmi una cazzo di calmata.

Salvezza E CondannaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora