Due anni dopo
Leonardo
«Papà!»
Uno gnometto dai ricci scuri corre verso di me con le braccia aperte, pronto a farsi prendere. Lo sollevo senza alcuno sforzo e me lo carico sulla spalla, mentre lui ride come un matto, stritolandomi il cuore nel suo piccolo pugno.
«Voliamo!» esclama. Fingo di lanciarlo in aria prima di riprenderlo al volo. Gerardo strilla di gioia, dimenando le gambe, il viso acceso dal divertimento.
«Leonardo!»
La voce di Ambra mi riporta con i piedi per terra, letteralmente. Mi volto e la trovo con le mani sui fianchi, lo sguardo severo che non lascia spazio a repliche. O meglio, prova a essere severa, ma i suoi occhi tradiscono un luccichio divertito.
«Quante volte devo ripeterti di non fargli fare cose spericolate?» incalza, incrociando le braccia.
«Ma si diverte!» protesto, abbassando Gerardo, che subito infila le manine nei miei capelli per arruffarli.
Lei mi pianta addosso quello sguardo che conosco fin troppo bene, ma prima che possa rispondere, una voce maschile interviene.
«Lascialo stare, Ambra. Leonardo era uguale da piccolo,» dice Edoardo, appoggiandosi con noncuranza al tavolo sotto il pergolato. Ha un bicchiere di vino in mano e un sorriso appena accennato sulle labbra.
Quando ci siamo sposati, ormai due anni fa, Ambra ha voluto invitarlo. Non era convinta che avrebbe accettato, eppure, contro ogni aspettativa, lo ha fatto. Non nego che all’inizio sia stato difficile anche per me ricominciare a parlargli. Lo facevo per Ambra, perché sapevo che per lei quella riconciliazione significava molto.
Ma ora… dopo la nascita di Gerardo, è come se non ci fossimo mai allontanati. Quando ho visto per la prima volta il viso di mio figlio, ho capito quanto somigliasse a Gerardo. E allora, senza esitazione, gli abbiamo dato il suo nome.
È un po’ come se mio fratello fosse ancora qui con noi.
Questo mi ha dato la forza di perdonarlo.
Edoardo si schiarisce la voce e si avvicina a Gerardo, che nel frattempo si è aggrappato alla mia maglietta, ciucciandosi il pollice.
«Ehi, piccolo,» mormora, allungando una mano per sfiorargli i riccioli. «Lo sai che tuo padre si arrampicava sugli alberi e poi non sapeva più scendere?»
«Non è vero,» ribatto subito, ricevendo un’occhiata eloquente da Ambra.
«Oh, invece sì,» insiste Edoardo con un sorrisetto. «E una volta nostro padre ha dovuto chiamare un giardiniere per tirarlo giù.»
Un attimo di silenzio scivola tra noi. Quel nome pesa sempre nell’aria, anche se il tempo ha attenuato il veleno che portava con sé.
Ho tagliato i ponti con quello stronzo. Dopo aver scoperto che si era intascato le mutande di Ambra, mi sono trattenuto dallo spaccargli la faccia solo perché io sono un uomo. Lui, no.
«Non ascoltarlo, sta esagerando,» dico a Gerardo, ma lui mi fissa con i suoi occhi scuri, identici a quelli di sua madre, e capisco che per lui sono già un eroe caduto in disgrazia.
«Comunque,» aggiungo, alzando le spalle, «solo perché nostro padre non si sarebbe mai sporcato le mani per tirarmi giù di persona.»
Ambra scuote la testa. «Ragazzi, per favore. Cerchiamo di non rovinarci la serata ricordando il passato.»
«Hai ragione. Che si fotta quello stronzo.» Edoardo fa un gesto di noncuranza, poi apre le braccia a Gerardo, che passa da me a lui.
Edoardo lo solleva senza sforzo, facendolo ridere. «Tu non diventerai un arrampicatore di alberi come tuo padre, vero?»
Gerardo lo guarda con aria seria, ciucciando ancora il pollice. Poi, con la saggezza di un bambino di un anno, esclama: «Albero!»
Scoppiamo tutti a ridere e Ambra scuote la testa, rassegnata. «Perfetto, un altro piccolo incosciente in famiglia.»
«Lo prendo come un complimento,» ribatto, strizzandole l’occhio. Lei mi dà un buffetto sul braccio, ma io la afferro prontamente per il polso e la stringo nel mio abbraccio.
«Zii!»
Una vocina squillante ci interrompe. Nina, la figlia di Romina, sbuca da casa con le guance arrossate dall’eccitazione.
«Zio Edo, vieni! La mamma dice che è pronta la torta!»
Ah, già. Edoardo e Romina stanno insieme ora. Non so bene come sia successo, ma a un certo punto è successo.
Lui sgrana gli occhi con finto terrore. «La torta di tua madre? Oh no, devo scappare!»
Nina gli tira un pugnetto sul braccio, ridendo. «Guarda che la mamma èbravissima a fare i dolci! E tu devi mangiarla!»
Romina appare poco dopo, con un vassoio in mano e un sopracciglio alzato. «Hai qualcosa da dire sulla mia torta, Edo?»
Lui tossicchia, abbassando lo sguardo. «Assolutamente no.»
Ambra ride piano e prende Gerardo dalle braccia di Edoardo, stringendolo contro di sé. Io le avvolgo un braccio intorno alla vita e le sfioro la tempia con un bacio.
I suoi occhi scuri incontrano i miei. È così bella, così felice da togliermi il fiato.
Mi chino verso di lei e le nostre labbra si uniscono in un bacio, prontamente interrotto da Gerardo che, con le sue piccole braccine, ci stringe entrambi per abbracciarci tutti insieme.
Ridiamo piano e io le sussurro all’orecchio: «Ti amo.»
Ambra mi accarezza la guancia con dolcezza. «Io di più.»
«Dubito. Ho rinunciato alla mia vita super agiata per vivere in campagna,» scherzo fingendo di essere offeso.
«Lo hai fatto perché adori la pasta che fa mia madre, marchese. Non per me.»
Alza un sopracciglio e io scoppio a ridere.
«È vero.»
Lei ride e si solleva sulle punte per mordicchiarmi il labbro. «Neanche da genitori riesci ad essere meno... stronzo,» questo lo dice a voce bassa per non farlo sentire a Gerardo.
La stringo più forte. «Devo tramandare l'arte a nostro figlio.»
Scuote la testa ma nin può fare a meno di ridere.
Non siamo tipi sdolcinati, ci piace prenderci in giro, in fondo ho passato una vita a prendermi sul serio, a ricercare con cura qualsiasi cosa potesse farmi del male, a fare sempre la cosa sbagliata.
Ma ora, che ho trovato il mio posto nel mondo accanto ad Ambra, insieme a nostri figlio, quel tempo sembra così distante.
Ambra mi stringe la mano, intrecciando le dita alle mie.
«Sai, non avrei mai pensato che il marchese arrogante che ho incontrato quella sera, sotto la pioggia, sarebbe diventato l’uomo che amo più della mia stessa vita.»
Le bacio le nocche, sussurrando contro la sua pelle: «E io non avrei mai immaginato che la donna che voleva distruggermi sarebbe stata l’unica capace di salvarmi.»
Così stretti ci avviamo verso il tavolo sotto il pergolato, illuminato dalle lanterne che oscillano piano nella brezza serale. Il profumo di dolci si mescola a quello della terra umida e dell’erba appena tagliata.
Mi fermo un istante a osservare la scena: Edoardo che scherza con Nina, Romina che sistema i piatti, Ambra che accarezza distrattamente i capelli di nostro figlio.
Questa è la mia famiglia.
Quella che ho scelto.
Quella che non cambierei per nulla al mondo.
Fine.
❤️
Ora si che possiamo mettere davvero la parola fine a questa storia. Mi piacciono i lieti fine e non potevo non darne uno al marchese e alla novellina.
Spero che vi piaccia ragazze e spero che continuerete a seguire le mie storie.
Grazie di cuore a chi c'è da sempre, a chi è appena arrivato e a chi mi supporta nonostante i miei alti e bassi💜
STAI LEGGENDO
Salvezza E Condanna
ChickLit⚠️ATTENZIONE⚠️: nella storia sono presenti scene di sesso esplicito, linguaggio scurrile, violenza e uso di droghe. ••• Ambra Porteri ha solo un obiettivo quando si presenta a Villa Alba come la nuova cameriera: vendicarsi di Leonardo La Torre. L'uo...
