36. E poi a letto?

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«Per me l'amore è una stronzata. Non ci ho mai creduto. Non ti farò una dichiarazione del cazzo. Ma te lo dimostrerò, in qualche modo.»
Il modo serio in cui lo dice, con quegli occhi rossi e la fronte imperlata di sudore, mi fa sorridere.

«Non mi sarei aspettata niente di diverso da te, Marchese. Dopotutto, la droga non ti ha completamente spappolato il cervello.»

Sorride e mi accarezza una guancia con una dolcezza che non credevo possibile per uno come lui.

«Ti bacerei, ma ho ingollato talmente tanta roba che potrebbe resuscitare un morto.»
Fa una smorfia e allora rido. Rido di vero cuore.

«Andiamo a casa a lavarci i denti, che dici?»

«Ottima idea. Aiutami ad alzarmi.»

Afferro la mano che mi porge e lo tiro su con una fatica immane.

«Certo che pesi, Marchè.»

Ride, afferrando la camicia che ho appena raccolto dal pavimento.

«Ti aiuto a rivestirti?»

Fa un sorriso di sbieco, guardandomi dall'alto in basso.

«Vorrei che mi aiutassi a svestirmi, una volta a casa. Magari facciamo una doccia… e mi insaponi la schiena.»

Inclino la testa di lato, osservando quel ben di Dio che viene ricoperto dalla stoffa.

«Vediamo come ti comporti durante il tragitto.»

Una volta giù, Luz ci attende picchiettando nervosamente un piede sul pavimento. Non ho mai visto niente di più ridicolo di questa donna in babydoll e trucco sfatto.
Romina è accanto a lei, pronta a metterla al tappeto prima che faccia una mossa falsa.

«Te lo stai portando via come un cucciolo smarrito?»
Il suo modo di parlare mi disturba come poche cose nella vita.

La fulmino con lo sguardo.

«Ho cose più importanti da fare, piuttosto che occuparmi di una ragazzetta viziata, Luz.»

Leonardo si massaggia le tempie, scocciato. «Non cominciate.»

Luz ci ignora entrambi, fissandomi con un'intensità agghiacciante. Poi, con un tono mellifluo, sussurra:

«Perché non pensi a leccare le ferite del tuo fidanzato? È comodo stare con un piede in due scarpe. Piccola arrampicatrice sociale.»

«Vaffanculo.»

La fronteggio. Se non avesse quei trampoli, sarebbe alta quanto me.
Luz sorride storto e si passa un dito sulla clavicola scoperta.

«Sai, è curioso… Sei corsa qui per Leonardo, ma dov'eri quando hanno sparato al tuo fidanzato?»

Aggrotto la fronte. «Come cazzo ti permetti?»

Ridacchia come una sciocca, ma la cattiveria è ben percepibile nei suoi modi.

«Edoardo si è fatto un bel po’ di nemici ultimamente. Chissà chi può essere stato.»

Leonardo la fissa con uno sguardo duro, avvicinandosi a noi. Lento, ci sovrasta con la sua stazza.

«Se sai qualcosa, Luz, parla adesso.»

Lei continua a sorridere, poi allunga una mano verso di lui. D'istinto, gliela allontano in malo modo. Non voglio che lo tocchi.

«Dico solo che certe cose è meglio non saperle, Ambra. Potresti non reggerle.»

Faccio un passo avanti, ma Leonardo mi trattiene per il polso. Luz sorride ancora, con quel suo sguardo malato.

«Sei stata tu? È questo che stai dicendo?»
Mi agito tra le braccia di Leonardo, che cerca di trattenermi.

Salvezza E CondannaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora