41. Penultimo capitolo

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Leonardo

Stavo ancora dormendo quando mi è arrivata la chiamata di Ambra.
Piangeva. Mi ha detto: sono da Edoardo, puoi venire a prendermi?
Mi sono alzato di scatto dal divano già pronto a spaccare la faccia a quel coglione, ma poi lei ha aggiunto: Edo non ha fatto niente. È colpa mia. È colpa mia.
Per niente rassicurante.
E ora che la vedo uscire dall’ospedale con passi incerti, come se ogni passo la costringesse a trascinare dietro di sé un peso troppo grande da sopportare, con quel visino scavato, gli occhi rossi, il respiro corto, così, sull'orlo di spezzarsi, la situazione sembra anche peggio di quella che sospettavo.

La osservo avvicinarsi, e il mio petto si stringe in una morsa che non capisco. Non so cosa sia successo dentro quell’ospedale, cosa si sia lasciata alle spalle varcando quelle porte, ma so che qualunque cosa sia… l’ha distrutta.

Lei mi vede. Si ferma. Per un secondo sembra esitare, poi stringe i pugni e riprende a camminare.

Ci troviamo faccia a faccia, a pochi centimetri di distanza. Il silenzio ci avvolge, denso, soffocante. I suoi occhi cercano i miei, e dentro c’è qualcosa che mi fa deglutire.
Poi, senza preavviso, esplode.

«Sono stata io.»

Sbatto le palpebre. Non capisco. O forse sì, ma il mio cervello si rifiuta di accettarlo.

«A fare cosa?»
Lei mi guarda, gli occhi pieni di una paura che non avevo mai visto. Mi fa male, maledettamente.
«Sono stata io a sparare a Edoardo. La mia mente aveva falsato la realtà. Puoi crederci?»

Il sangue mi si gela nelle vene. Tutto si spiega, ma tutto è anche più confuso di prima. Lo sospettavo, ma ora che lo dice, non riesco a realizzare.

«Lo sospettavo,» ripeto a voce alta.

Ambra resta immobile, il petto che si alza e si abbassa freneticamente. Vuole che la odi. Lo leggo nei suoi occhi. Lo sento nel modo in cui stringe la mascella, come se volesse prepararsi al colpo.

«Perché non mi hai detto niente?»
Il suo sguardo è pieno di una disperazione che non avevo mai visto.

«Perché era un'ipotesi quasi assurda finora.»

Lei sbuffa, come se fosse una risata amara. Un angolo della bocca le trema.
«Ecco perché ieri non volevi mettermi al corrente dei tuoi sospetti. E io che pensavo che fosse per Luz. Eri così silenzioso, così vago, avrei dovuto capirlo. Tutti innocenti fino a prova contraria, eh.»

Rimango in silenzio per un momento, cercando di capire come farmi passare questo mare di emozioni confuse.
«Edoardo non avrebbe mai coperto il colpevole se non fosse stato per un motivo davvero profondo.»
Mi fermo per un attimo, cercando di ordinare le parole nella testa. Non è facile, non lo è mai stato.
«Ho scartato tutte le ipotesi. E poi, quasi senza rifletterci davvero... ho pensato a te.»

Le parole mi escono con il peso di un macigno, ma questa verità è la chiave di tutto.

«L'unica per cui valeva la pena tacere. Tu.»
Il respiro mi si fa più pesante. La realtà è difficile da affrontare, da accettare.
Ho sempre egoisticamente amato avere ragione.
Ironico, quanto avrei voluto sbagliarmi stavolta.

«Sembrava assurdo anche a me che potessi essere tu. Mi sono chiesto se fossi davvero così brava a fingere. A non tradirti. Per quale motivo se davvero eri stata tu, mettere in scena tutto questo teatrino?»
Guardo i suoi occhi pieni di lacrime.
«Ma ora so che non ricordavi...»
C'è una lunga pausa, quasi soffocante. Non so come proseguire, ma lo faccio lo stesso.
«Anch'io mi sono dissociato dalla realtà quando è morto Gerardo. Ho perso la cognizione di tutto. Non sapevo più cos'era giusto e cosa non lo fosse. So molto bene che può accadere...»
Il mio cuore batte più forte, come se il peso della mia stessa confessione fosse troppo da sopportare.
«E so che se ne può uscire, anche se non sarà facile.»

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