❀COMPLETA❀ [IN REVISIONE]
Min-jee ha ventuno anni e vive tra ospedali e analisi.
L'insufficienza renale l'ha costretta a crescere troppo in fretta e un nuovo ostacolo da superare le si presenterà. È saggia, ironica e forte, ma ha messo un muro tra s...
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Le parve che l'operazione durasse un'eternità. Due ore—almeno, così le sembrò—immobile sotto quel telo verde, con addosso solo l'odore acre di plastica sterile e la nausea che montava a ogni respiro. L'unico movimento che si concedeva era inclinare appena la testa, quel tanto che bastava per cercare una boccata d'aria più pulita. Fu strano, per Min-jee, una volta tornata tra le braccia premurose di Yoongi, scoprire che in sala operatoria ci era stata per poco più di quattro ore.
In quel momento, seduta accanto a Yoongi nella sala d'attesa, con il braccio fasciato e dolente, le sembrava di rivivere tutto da capo. Ogni sensazione provata sotto le luci LED accecanti della sala operatoria tornava a galla, più nitida di prima. Ora che aveva di nuovo indossato gli occhiali, anche i colori sembravano più vivi. Il rosso del sangue, in particolare, le appariva incredibilmente reale nella memoria—non più una macchia indistinta e sgranata, ma un'immagine precisa, tagliente, come se l'avesse davanti agli occhi in quell'istante. Mentre aspettavano che l'infermiera tornasse con il medico, Min-jee continuava a fissare la fasciatura sul braccio. La pelle iniziava a tirare, i primi cenni di dolore pulsavano, e ogni tanto sentiva un formicolio fastidioso.
Solo dopo un bel po' di tempo, l'infermiere che l'aveva accompagnata in sala operatoria cinque ore prima li chiamò: finalmente avrebbero potuto parlare con il medico. Fu strano non vedere, come al solito, il dottor Kim accompagnato da Haru o Jimin. Non era più abituata a doversi rapportare con altri dottori.
«Allora, come ti senti?» Min-jee si sedette di fronte al medico e rispose con voce sottile, intrisa di quella leggera ansia che si portava dietro in ogni conversazione con degli sconosciuti. «Bene... il braccio comincia a pulsare. Anche la testa, un po'.» «È normale. L'effetto dell'anestesia locale sta svanendo e il dolore ti indebolisce. Comunque, l'intervento è andato bene: la fistola artero-venosa è stata posizionata correttamente. Ora dobbiamo solo darle tempo di maturare.»
Min-jee sbatté le palpebre, confusa da quell'ultima parola, e alzò gli occhi verso Yoongi, come a pregarlo di chiedere spiegazioni al posto suo. Ovviamente, lui la accontentò senza pensarci due volte. «Maturare? Cosa significa?» Il medico giunse le mani sulla scrivania e vi poggiò il mento sopra. «Serviranno alcune settimane. Prima di tutto, l'operazione dovrà cicatrizzarsi. Dovrete tornare in ospedale per le medicazioni almeno tre volte a settimana—oppure, se preferite, potete affidarvi al vostro medico di riferimento. Poi, una volta tolti i punti, tornate da me. Voglio assicurarmi che la fistola funzioni correttamente.»
Min-jee annuì piano, ma le parole del medico sembravano rotolare addosso alla sua coscienza senza davvero attecchire. Maturare. Come se il suo corpo dovesse diventare qualcosa di pronto. Pronto per essere bucato, collegato a un tubo. Pronto alla dialisi.
Pronto a cosa, esattamente?
Il medico continuava a parlare—istruzioni, raccomandazioni su cosa fare in caso di gonfiore anomalo, rossore o febbre. Ma nella testa di Min-jee, tutto diventava un ronzio ovattato, un sottofondo di parole che sembrava provenire da un'altra stanza. Era come essere tornata sotto quel telo verde: di nuovo immobile, di nuovo impotente.