31 Dicembre (VIIParte)

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«Permesso?...»

«Si può?... dovrebbe essere questo l'ambulatorio della prof.!»

«C'è permesso?...»

«Prego, ragazzi, venite avanti, vi aspettavo.»

«Salve professoressa. Eccoci, appena ci ha fatto chiamare siamo venuti.»

«Mi dispiace di avervi disturbato, così all'improvviso. Magari avevate degli impegni importanti.»

«Eravamo al capezzale di nostro padre, oramai non c'è niente di più importante e nessuno che ci possa tenere lontano da lui.»

«Da quel che so, non vivete nello stesso luogo.»

«Esatto, noi ci siamo trasferiti per studiare, ma al di là di questo, sono anni che oramai non viviamo insieme.»

«È per via della separazione con vostra madre?»

«In effetti, papà era partito per lavoro, questo ci avevano detto, ma noi sapevamo benissimo che il lavoro era solo uno dei problemi che aveva incrinato i rapporti tra i nostri genitori.»

«Spesso gli adulti pensano che i bambini e perfino gli adolescenti non sono in grado di capire certe cose, ma sbagliano.»

«Verissimo!»

«I nostri genitori hanno sempre cercato di proteggerci dalla catastrofe che si stava abbattendo sulla nostra famiglia.»

«Ci hanno sempre fatto respirare aria di tranquillità ma noi eravamo ben consapevoli di quello che stava succedendo.»

«Vedo, comunque, che hanno fatto un buon lavoro con voi, nonostante tutto.»

«L'affetto di nostra madre e di nostro padre non ci è mai mancato e anche il resto della famiglia ci ha sostenuto moltissimo, soprattutto i nonni materni che in definitiva ci hanno cresciuti.»

«Ma?... Sento un ma!»

«Ma... abbiamo sofferto lo stesso!»

«Sì, davvero tanto!»

«E adesso? Adesso come vi sentite?
Questa sofferenza vi appartiene ancora oppure siete riusciti a prenderne le distanze?»

«In un modo o nell'altro siamo diventati adulti e molte cose le vediamo sotto una luce diversa.»

«E soprattutto abbiamo capito che dobbiamo guardare avanti, verso il futuro, è lì il nostro posto.»

«Sì, è lì il vostro posto e sono certa che ci starete davvero bene.

Ora, se permettete, vorrei fare con voi un piccolo esperimento, me lo consentite?»

«Se può essere utile.»

«Servirà a ridarci nostro padre?»

«Questo, in tutta onestà, non lo posso affermare, ma può servire a capire cosa fare, insieme, per cercare di farlo risvegliare dal profondo sonno in cui è precipitato.
Sarà un piccolo test propedeutico per la seduta collettiva che terremo fra poco.»

«Io avrei detto, piuttosto, "sogno", prof.»

«Sì, ha ragione mio fratello è più giusto dire sogno.
Nostro padre ha sempre sognato, soprattutto ad occhi aperti. Questo è sempre stato il suo migliore pregio e il suo peggiore difetto.»

«Aveva problemi con la realtà?»

«Aveva problemi con il quotidiano, lui non si sentiva di questo mondo.»

«E sinceramente, io sono convinta che avesse ragione.»

«Interessante!...
Veniamo al dunque.
Davanti a voi avete questa serie di cubetti in vetro. Questi possono rappresentare a piacimento persone, sentimenti, stati d'animo, ci serviranno per creare una scena come in un teatro. Lo spazio vuoto del tavolo che avete di fronte sarà il palcoscenico.»

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