Qualche minuto prima che Sophira vedesse la minaccia sua sorella maggiore aveva ultimato il compito riguardante la legna, l'aveva messa al suo posto e a breve l'avrebbe fatta ardere in onore del loro dio più importante.
Ankar sorrideva a Tagan che ricambiava, ancora qualche istante e si sarebbero uniti spiritualmente.
Tuttavia non tutti passavano un bel momento, Rohan perse il sorriso quando Denai gli apparve alle spalle: ormai aveva imparato che tale gesto significava una cosa sola.
"Sai, ho saputo del peccato di tuo padre proprio perché ho spiato l'unione spirituale con tua madre, la cacciatrice dal sangue sporco... Sangue che ha passato a te" sussurrò ogni parola con lentezza, così che ogni singola lettera fosse udita per bene dal simile.
Quest'ultimo chiuse gli occhi e prese un bel respiro, cominciò a immaginare diversi futuri, non troppo lontani possibilmente, dove, un giorno, si sarebbe vendicato dello sciacallo: immaginava di non voltarsi nemmeno ma di usare la voce corrotta come guida per la sua lancia, immaginava di prenderlo di peso e lanciarlo nel burrone più vicino intento a udire le sue grida sempre più lontane, ma il più appagante era quello dove lo feriva alle gambe per poi sentirlo implorare pietà per qualche minuto e, infine, negargliela.
"... Sì, ucciderli tutti e due è stato bello, più di..."
Denai notò il simile che si allontanava senza mostrare la minima reazione.
"Bravo, fuggi, tuo padre ha fatto lo stesso appena ho ucciso tua madre... Ma non è servito a molto".
Rohan si bloccò e ogni rumore cessò, solo uno restava: la risata divertita del cacciatore violaceo.
Non serviva ragionare per capire che quella era una bugia, visto che la verità non l'aveva smosso ora provava con le menzogne... Tuttavia il più giovane respirò profondamente per abbattere ogni sentimento d'ira e riprese a camminare.
Non ancora, questo gli aveva ripetuto più volte Xante ogni volta che Denai usava la lama chiamata lingua per ferirlo sul punto più dolente, ultimamente gli attacchi del simile erano aumentati ed erano diventati più frequenti.
Ma la vera domanda che si faceva non era il perché ce l'avesse con lui, quello forse poteva saperlo, ma perché avesse iniziato a comportarsi in quel modo solo dopo diverso tempo e non da subito.
Appena fu sicuro di essere solo afferrò la propria lancia e colpì più volte l'albero più vicino fino a spezzarla, creare tante linee irregolari sul tronco non bastò a calmarlo e afferrò una pietra che lanciò contro la corteccia dilaniata.
Il sasso tornò indietro e si fermò nello spazio che sperava i piedi violacei, il cacciatore serrò i denti e lo strinse pronto a lanciarlo nella direzione opposta, tuttavia si fermò appena in tempo quando vide Karma alle sue spalle.
"Karma, scusa, se non mi fossi-"
Sussultò quando la simile lo abbracciò, il sasso cadde e lo stesso fece la rabbia dello sciacallo che strinse la femmina con una lacrima che cadeva silente sulla guancia destra.
"Lui non è un cacciatore, non un vero cacciatore... Lui non è te" sussurrò l'ultima parte, erano soli ma voleva essere certa che solo quello sciacallo potesse udire.
Rohan fissò la cacciatrice e i loro corpi si distanziarono leggermente, le dita del maschio, indice e medio sinistri, toccarono la cicatrice sulla guancia destra del canide che mostrò un leggero rossore in volto.
"Arrivano!" urlò Sophira.
"Cosa?!"
Ankar non aveva distolto lo sguardo dalla sua futura sposa per tutto il tempo fino ad allora, osservò la sorella adottiva scendere di corsa fino a toccare terra.
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QUINTA ALBA
ActionSole. Giungla. Morte. Pericolo. Ankar è pronto ad affrontare tutto ciò senza paura, ma se queste cose fossero l'inizio di ciò che davvero attende questo guerriero. Il destino. ATTENZIONE:La storia presenta scene di violenza.
