Ashur sorrise con una certa malizia all'uomo davanti a lui, per poi chinarsi e prendere tra le labbra il sesso dell'altro e accarezzarne la pelle setosa con le dita.
Erano alcuni mesi, ormai, che il nobile Shiin veniva da lui almeno un paio di volte alla settimana. Ashur si era abituato al modo di fare del nobile e aveva smesso di provare vergogna per quello che faceva o, per lo meno, era sceso a patti con quella vita. Certo, potendo scegliere preferiva le donne, quello non era certo cambiato, ma almeno con il dyku si sentiva ormai a suo agio. Spesso tra una pausa e l'altra il nobile si lasciava andare agli aneddoti e gli raccontava della guerra, a volte si era confidato su alcuni aspetti della politica, anche importanti e che probabilmente lui non avrebbe dovuto sapere, tanto che il giovane aveva imparato molto sul triumvirato e sul delicato equilibrio di potere dello stesso.
I gemiti di piacere di Shiin erano sommessi, rilassati quasi , mentre la lingua di Ashur gli donava quel piacere lento e quieto che amava dopo che si era sfogato la prima volta. Ormai conosceva i gusti dell'altro e le sue preferenze in modo quasi automatico, spesso gli bastava vedere come spostava il corpo per capire cosa desiderasse. Majion gli aveva detto che appagare un cliente così importante poteva solo portargli buone cose e, in effetti, così era stato. Vedendo quanto Shiin pagava per lui il po'shin aveva fatto in modo che lui mangiasse meglio, ad esempio. O, quando c'era la possibilità che il nobile lo cercasse, non lo lasciava nelle mani di nessun altro cliente.
Shiin osservò la testa corvina che si muoveva ritmica tra le sue gambe con un sorriso e allungò la mano ad accarezzare quella chioma di seta. Amava quei capelli così lunghi, adorava passare tra essi le dita e sentirne la morbidezza al tatto. Ashur era uno schiavo, vero, ma il dyku era certo al di là di ogni dubbio che avesse origini nobili. Il modo di parlare era colto, dimostrava di avere una conoscenza approfondita su molti argomenti e sapeva leggere e scrivere con abilità. Inoltre il modo di muoversi di lui mostrava la sinuosa destrezza di qualcuno addestrato fin dalla più tenera età alle armi. Senza contare le inconfondibili cicatrici sulle mani: quel tipo di ferite si otteneva solo addestrandosi con le lunghe lame.
Il giovane aumentò la cadenza e Shiin s'inarcò gemendo sonoramente, il piacere che diventava travolgente, il ritmo sempre più serrato fino a quando, con un grido strozzato, non si svuotò nella bocca dell'altro, sorridendo appagato e con il respiro accelerato. Lo guardò alzarsi con eleganza e dargli le spalle per pulirsi del suo seme. Era ancora un ragazzo in crescita, con un aspetto delicato anche se proporzionato e muscoloso, e Shiin adorava, letteralmente, osservarlo.
«Vieni qua.» Gli disse facendogli spazio nel letto e battendo una mano sulle lenzuola «Ho un pettegolezzo per te.»
Ashur sorrise, in realtà poco interessato alle chiacchiere, ma fingendosi interessato annuì. In realtà sperava l'altro dormisse un po' in modo da poter riposare a sua volta. «Cosa accade, nobile Shiin?» Chiese, stendendosi e lasciando che l'altro lo stringesse a sé.
«Il fulvo che lavora qua, ti vidi con lui al porto, non ricordo il nome... ho scoperto che negli ultimi tempi mio padre viene a trovarlo quasi tutti i giorni.»
«Ora capisco chi è il cliente di cui Majion non parla mai!» Ashur sorrise, guardando gli occhi d'argento del dyku. «Faceva tanto il misterioso che mi chiedevo chi potesse mai essere!»
«Tienilo per te, però.» La mano del nobile si mosse in una carezza lungo il volto dello schiavo, tracciando con le punte delle dita un sentiero delicato «Mio padre sembra decisamente ammaliato da lui.»
«Majion è abile.» si limitò a replicare, sporgendosi per baciare l'altro.
«Così abile da incantare perfino lui?» muovendosi fino a sovrastare il giovane, Shiin sorrise «Dovrei provare anche lui, allora!»
Ashur si accigliò «Come desiderate, signore. Sono certo non ne rimarreste deluso...»
Shiin scoppiò a ridere e si sistemò tra le gambe dell'altro, bagnando le dita nell'olio per poi iniziare a stuzzicare l'orifizio che da lì a poco l'avrebbe accolto. «Geloso, Ashur?»
«No. Non posso certo essere geloso di voi, mio signore! Mi onorate già accordandomi la vostra preferenza...»
«Cominci ad avere una lingua di seta, come i cortigiani.» Shiin spinse due dita dentro Ashur che alzò i fianchi per facilitargli l'accesso. «Mi piaci di più quando sei onesto e schietto.»
Con una torsione trovò quel punto dentro la carne dello schiavo che sapeva provocargli piacere e lo vide inarcarsi, emettendo un gemito sonoro. Il viso di Ashur a quel suono si coprì di rossore e Shiin continuò a stimolarlo. I versi del giovane schiavo erano un richiamo di piacere e lussuria, e il nobile sorrise, estasiato.
Ashur, dal canto suo, con gli occhi quasi completamente chiusi, lasciava vagare la mente mentre la sua voce si innalzava in suoni sempre più colmi di carnalità e desiderio.
"Gemi, ragazzino, anche se non ti piace fai uscire quella cazzo di voce! Implora, sei una puttana, la loro donna, vogliono sentirti gemere e meglio lo fai, più si sentono appagati!"
Le parole che Majion gli aveva rivolto tempo prima balenarono nella mente del giovane e un accenno di sorriso incurvò appena le sue labbra a quel ricordo. Certo, le sensazioni che il suo corpo gli mandava erano innegabili, ma lui era quello che il fulvo chiamava 'silenzioso di natura'. Difficilmente esternava il piacere con la voce, ma aveva imparato che l'altro aveva ragione... più era convincente, più i piccoli doni erano frequenti, soprattutto da parte di Shiin.
Ricordava ancora cosa aveva risposto, quanto era stato stupidamente offeso da quello che Majion gli diceva. "Non sono una puttana! Neppure una donna!" aveva ribadito rivoltandosi contro il rosso che gli aveva riso in faccia.
"Per loro lo sei," gli aveva detto picchiettandogli l'indice sulla fronte "Sei la puttana che hanno pagato. Hai il cazzo, ma ricorda che di te quasi tutti vorranno solo il culo, ignorando quello che hai davanti. Sei una donna con il cazzo, ti comprano per quello. Non tutti, è ovvio, ma secondo te perché gli uomini, quando iniziano a invecchiare, non sono più usati in questo lavoro? Io ormai sono verso la fine e, se non avessi la possibilità di riprendermi la libertà, tra tre o quattro anni potrei finire incatenato a un remo. Faccio di tutto per non ricordare ai miei clienti che sono un uomo, anche se mi cercano per quello. La gente è strana, Ashur, fattene una ragione. Chiedono una cosa e ne vogliono un'altra... se vuoi uscirne gemi come una donna, contorciti, fa loro credere di essere gli amanti migliori del mondo anche se ti fanno schifo e ti fanno un male cane. Sei una puttana, impara a fingere e a urlare quanto ti piace essere inculato, anche se non è così."
Un affondo più violento degli altri tolse Ashur dai ricordi, riportandolo completamente al presente. Inarcò la schiena, voltando il capo, stringendo le lenzuola tra le dita. A volte aveva in odio Shiin, soprattutto quando, come quella sera, era particolarmente in vena e tornava alla carica con una frequenza ammirevole, ma stancante.
Shiin amava vederlo contorcersi dal piacere tra le sue mani, l'imbarazzato rossore sul suo volto, i gemiti soffocati che suonavano allo stesso tempo musicali e rochi. Ma quello che più amava era il modo in cui si accendevano quegli occhi scarlatti. Sembravano diventare braci rosseggianti, iridi soprannaturali colme di un fuoco altrimenti celato. Pregustando quel momento tolse le dita, afferrandogli le caviglie e spingendole verso le spalle di Ashur stesso in modo da avere i movimenti più liberi, si chinò verso di lui. «Guardami.» Ordinò.
Il giovane schiavo aprì gli occhi e posò lo sguardo acceso dal piacere in quello del dyku. Con un movimento rapido venato dalla fretta di appagare il suo desiderio, Shiin entrò nell'altro e lo sentì gemere con forza. Sorridendo fissò lo sguardo in quello di Ashur, prendendo il proprio piacere da quel corpo ancora una volta.
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L'ultima moneta
FantasyAshur ha compiuto il peccato peggiore possibile: ha avuto paura. Davanti alla Dea dai mille e nessun nome è fuggito, portando il disonore sulla sua famiglia. Ora ciò che lo aspetta è solo l'esilio, mentre suo padre, il generale delle mille fiere, gl...
