«Mi hai tradito.»
Ancora una volta quelle parole, dette in tono rabbioso e basso.
Ancora una volta Nokraal le pronunciò, sibilandole contro Ashur, incatenato al soffitto davanti a lui.
Il giovane penzolava come una bambola di stracci: il corpo era striato dal sangue che usciva dalle ferite e le braccia, tenue alte dalle catene che imprigionavano i polsi, erano slogate. Entrava e usciva dall'oscurità in cui il dolore e la perdita di sangue lo facevano cadere, mentre il delirio si impossessava di lui.
Da quanto tempo era lì? Da quanto tempo Nokraal lo puniva per aver fatto fuggire sua sorella con i suoi piani di tradimento?
Deglutì, la gola riarsa e ferita dalle grida, alla ricerca di almeno quel piccolo sollievo, anch'esso negato dalla secchezza della propria bocca.
Anche se ormai aveva smesso di urlare: non riusciva quasi più neanche a respirare con i polmoni compressi da quella posizione. Da appeso riempirli d'aria era diventata un'impresa quasi impossibile, i piedi penzoloni che non sfioravano terra non potevano sostenere il suo peso neppure per un istante negandogli quel minuscolo sollievo. Le catene gli segavano la carne dei polsi e le spalle slogate lo straziavano senza sosta, senza pietà.
La schiena era una ragnatela di segni fatti con la frusta, la sua carne era tumefatta in più punti a causa delle percosse e dagli innumerevoli tagli sparsi ovunque il sangue scaturiva, scarlatto.
«Potevo mettere fine a tutto questo, ma mi hai tradito!» Ringhiò Nokraal.
Il volto privo di maschera, in quella semi oscurità delle segrete più profonde del suo castello, era contorto dall'ira. Solo una luce violacea brillava senza fiamma: un globo levitava con noncuranza al di sopra di un tavolo dove uncini e tenaglie insanguinate erano posate. «Tutto questo poteva finire! Tu, invece, Tu...!» con un grido rabbioso afferrò un uncino, arroventandolo con un solo gesto, per poi piantarlo nella coscia di Ashur che si inarcò, l'aria che usciva dai polmoni in un unico soffio, in un grido doloroso e stentato che le corde vocali ormai stremate non potevano sostenere.
«Mi hai tradito e mi hai deluso... potevamo mettere fine a tutto questo, ma tu hai dato via l'unica speranza che avevo per quella fottuta pazza! Non verrà nulla di buono da lei, idiota! Non vedi i suoi occhi? Lei non doveva, non avrebbe mai dovuto sfiorare il potere del corvo, figurati possederlo, mai! Non vedi la sua anima, quel che ne resta, come urla impazzita dietro le sbarre di una mente malferma?
«Sei più pazzo di lei, hai lasciato a piede libero quella folle, tutto quello che potevo fare ora è... vano! Nullo! L'equilibrio, secoli di studio, di ricerca, di... tutto inutile per colpa tua! Ti ho parlato, ti ho spiegato, ma tu non hai mai capito, mai! Avevo finalmente capito cosa fare, che era lei l'elemento che stava mettendo tutto a rischio e tu l'hai aiutata, nascondendola a me! E ora mi è impossibile da trovare, nessuno riesce a rintracciarla!»
Ansante, Nokraal strappò la pelle di Ashur tirando con violenza, guardandolo perdere conoscenza e afflosciarsi completamente, respirando a stento.
«Anche tu puoi morire, ma non sarà oggi! Mi servi, sei l'unica cosa che la farà uscire dal suo buco.» Con furia lanciò la lama che teneva in mano contro la pietra della parete, sporca di sangue. Lasciando lì il ragazzo l'eletto del caos si avviò furiosamente lungo le scale, risalendo da quel pozzo di tenebra e dolore, lasciando, a ogni passo, dietro di sé, qualcosa: la sua rabbia, pezzo dopo pezzo, se ne andò assieme al dolore delle speranze infrante.
Aveva lavorato per secoli a quel piano e lui aveva rovinato tutto: l'avrebbe ucciso, portando la bilancia dalla sua parte, per poi ricominciare di nuovo con un nuovo eletto, ma doveva uccidere anche la sorella. Aveva capito cos'era successo al potere del Corvo, l'eletto della Dea dai mille e nessun nome aveva diviso il suo potere, inconsapevolmente, con quella Jiaren rendendo gli equilibri instabili, rendendo tutto quello che aveva progettato impossibile.
Era quella, però, la soluzione?
Era quello ciò che doveva fare?
Doveva ucciderli entrambi, facendo trionfare il Caos per un'era, in modo che potesse poi rinascere un nuovo eletto, per cercare di nuovo di portare una fine a quell'eterno conflitto e trovare così la pace?
Un volto delicato, un sorriso solare e pieno d'amore gli balenò nella mente, talmente reale da farlo incespicare. Un sorriso triste, dolce, pieno d'amore che, lo sapeva, era solo per lui.
Posò una mano sulla parete di pietra, il globo di luce che tremolava sopra la sua spalla lanciando ombre violacee sembrava improvvisamente divorare il suo stesso chiarore e cadde in ginocchio, afferrandosi il volto.
«Vattene!» Gridò, artigliandosi la faccia come per estirpare quell'immagine e tutte le altre che ora la seguivano. Come un vulcano la sua mente eruttava volti, emozioni, un passato di cui non aveva memoria o conoscenza stava invadendo i suoi sensi mentre cadeva in ginocchio, sopraffatto.
«Vattene! Non so chi sei! VATTENE!»
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L'ultima moneta
FantasiAshur ha compiuto il peccato peggiore possibile: ha avuto paura. Davanti alla Dea dai mille e nessun nome è fuggito, portando il disonore sulla sua famiglia. Ora ciò che lo aspetta è solo l'esilio, mentre suo padre, il generale delle mille fiere, gl...
