Il mio fottuto telefono squillò corposamente proprio mentre stavo cominciando a riflettere su quella strana situazione.
"Dimmi Arin" sbuffai.
"Dove sei?"
"In un locale perché?"
"Perché ho chiamato James. È stato operato e mi ha chiesto se domani andiamo a trovarlo"
"Va bene ma..non potevi semplicemente dirmelo domani mattina?"
"Dato che sei con Brian ne ho approfittato per farlo sapere ad entrambi"
"Tu..lo conosci?"
"Meglio di te, sorellina" rispose con tono ironico.
"Arin chiede se domani vuoi unirti a noi quando andiamo a trovare James. È appena stato operato" dissi a Brian lasciando per qualche secondo mio fratello in linea.
"Certo!" disse dubbioso.
Conclusi la chiamata e mi accesi una sigaretta, avviandomi insieme al ragazzo in direzione dell'auto.
Quando raggiungemmo la destinazione mi appoggiai sul cofano, osservando Brian sistemarsi i capelli nello specchietto del suo bolide sportivo.
Mi affiancò subito dopo.
"Senti ma..come fai a conoscere Arin?" domandò infastidito e io scoppiai a ridere.
"Se per caso ti stai domandando se ci sia stata a letto o qualcosa di simile, la risposta é no.
È mio fratello maggiore!"
"Davvero?! Piccolo bastardo, chissà perché non mi ha mai detto di avere una sorellina così bella"
"Mistero" dissi entrando in macchina e allacciando la cintura.
In meno di dieci minuti ci trovammo davanti al vialetto di casa mia, poco illuminato a causa dei lampioni mezzo scassati.
"Grazie per la serata, sono stata bene. A domani" sorrisi stampandogli un bacio dolce in guancia.
"Anche io, grazie a te"
Uscii dall'auto senza dire nient'altro e, oltrepassata la soglia, richiusi la porta alle mie spalle.
Ero davvero felice quella sera, mi sentivo così bene.
*
Mi svegliai di colpo, a seguito di un incubo tremendo, e mi misi a sedere appoggiando la schiena alla testiera del letto e inspirando profondamente.
Avevo il volto completamente sudato e il mio petto si alzava e si abbassava velocemente a causa del battito accelerato.
Pensavo spesso alla mia vita al fronte, a tutti i caduti, al sangue, agli spari..e tutto questo mi tormentava.
Mi mancava la mia vera vita, quella lontana dal mondo comune, quella dove i fucili erano i miei migliori amici e protettori, dove non c'è spazio per nessun sentimento ad occuparti l'animo, dove l'unica cosa a cui ti è concesso pensare è la sopravvivenza, la salvezza del tuo paese e dei tuoi concittadini.
Aprii la finestra confidando nell'ora tarda e nella brezza fresca di fine maggio ma quella che mi investì sembro più una cazzo di tempesta tropicale, umida e soffocante.
La richiusi sbattendola e me ne andai in cucina per bere qualcosa.
Una birra giaceva indisturbata in un angolo del frigo, la afferrai e la trangugiai velocemente, affievolendo così le vampate che mi tormentavano.
Mi sdraiai sul divano e accesi la playstation, passatempo a cui non mi dedicavo da davvero troppo.
Passai qualche ora a giocare a Diablo III, un videogame incentrando sulla battaglia tra bene e male, tra angeli e demoni, calata in un'ambientazione perfettamente medievale.
Quando si fecero le cinque e mezzo del mattino decisi però di spegnere la console e sdraiarmi nuovamente sul divano, poiché il soggiorno sembrava essere più rinfrescato di quanto non lo fosse camera mia.
Non appena chiusi gli occhi piombai in un sonno profondo, tormentato da nessun incubo.
*
Le settimane passarono e così anche il primo mese e mezzo di licenza.
Tra nemmeno venti giorni sarei dovuta tornare in servizio, molto probabilmente nella stessa base del mio primo turno di missione, ma di questo non ero ancora certa.
"Kath, ti va di venire con noi in spiaggia?" domandò Arin ma le sue parole scivolarono lungo il mio canale uditivo come se fossero aria.
Udii solo un discorso sconnesso, fatto di suoni incomprensibili.
Stavo fissando un punto indefinito della stanza, mentre nella mia testa rimbombavano suoni fittizi di pallottole sparate al nulla.
Ero come estraniata dal resto del mondo circostante, confusa e disorientata più che mai.
Per me era diventato così difficile adeguarmi ai ritmi quotidiani del resto della mia famiglia, alla loro gentilezza e affettività.
"Katherine?" domandò nuovamente mio fratello scuotendo la mia mente e riportandola alla realtà.
"Sì?"
"Che ti succede?"
"Nulla. Cosa stavi dicendo?"
"Se ti andava di venire in spiaggia con noi"
"Oh..sì, va bene" risposi apaticamente alzandomi e costringendomi a raggiungere la mia stanza.
Non vedevo Brian da quella sera di fine maggio in cui ci baciammo e francamente non è che la cosa avesse avuto grandi ripercussioni sulla mia persona.
Principalmente perché non sentivo il bisogno di nessuno se non di allontanarmi da tutto e da tutti.
Non avevo la benché minima voglia di nulla se non di far saltare nuovamente qualche testa araba.
Indossai un bikini bianco e un vestito leggero a coprire il mio corpo imbruttito dal servizio militare.
La spiaggia era calma e quasi deserta, nonostante fossero solo le cinque del pomeriggio ed era agosto inoltrato.
Mi distesi sul telo mare cercando di rilassarmi mentre fumavo una sigaretta ma la fortuna sembrò non voler girare dalla mia parte.
"Katherine, posso parlarti?" domandò la bionda dal sorriso principesco sedendosi accanto a me.
"Dimmi Val"
"Riguarda..il bambino" disse con un po' di imbarazzo, accarezzandosi il pancino che si ingrossava leggermente man mano che il tempo passava.
"Cosa succede?"
"Non credo che Matt lo voglia"
"È semplicemente spaventato quanto lo sei tu. Ti ama davvero e riuscirete ad affrontare qualunque cosa insieme" risposi ripetendo mnemonicamente quella frase così familiare. Quella volta però credetti veramente alle mie parole.
"Non ne sono così sicura Katherine"
"Che vuoi dire?"
"Insomma..l'ho capito fin dal primo momento che non avrei mai preso il tuo posto nel suo cuore. Lo vedo nei suoi occhi..non guarderà mai me nel modo in cui trascorreva ore ad osservarti di nascosto, per paura di essere scoperto nella sua peggiore debolezza..tu"
"Stai dicendo un mucchio di stronzate. Ascolta, tra me e Matthew non c'è mai stato nulla di rilevante e mai ci sarà.
È con te che sta per avere un bambino, non come me"
"Ma vorrebbe che tu fossi al mio posto" ammise scoppiando a piangere e in quel momento, osservando la ragazza crollare davanti ai miei stessi occhi, quel briciolo di umanità che viveva ancora in me si fece sentire, acclamando a gran voce un intervento.
"Valary tu ti sottovaluti sempre. Sei la ragazza perfetta, quella per cui i ragazzi si ammazzerebbero a duello pur di avere tra le loro braccia, sei dolce e sincera, sensibile..e sei bellissima. Matt non potrebbe desiderare di meglio, perché quel meglio sei tu. E credimi, se in un primo momento avesse potuto avere anche il minimo dubbio che non fossi tu la donna della sua vita, ora quel pensiero non c'é più. E lo si nota, altrimenti non avrebbe mai accettato di tenere questo bambino" confessai a fatica ma confidando nella veridicità delle mie parole.
"Lo pensi davvero?" domandò con la voce rotta dal piango.
"Mai stata più sicura, credimi"
"Grazie Kath, sei come una sorella per me" continuò abbracciandomi e annegando il viso tra i miei capelli.
"Figurati"
"Amore, vieni in acqua!" la incitò Matthew e la ragazza si alzò ma, prima di andarsene mi guardò come a chiedermi permesso, per poi correre tra le braccia del suo uomo.
Mi sentivo esclusa da tutta quella felicità e semplicità d'affetto, da quella gioia incondizionata che si rifletteva perfettamente nella limpidezza del cielo e nella purezza dell'acqua cristallina in cui erano immersi.
Mi alzai a mia volta e mi incamminai sul lungo mare, con il vento a muovere lievemente i miei lunghi capelli castani.
Ero rilassata ma in cuor mio non attendevo altro che la revoca della licenza, il ritorno in guerra e tutto ciò che ad essa era collegato.
"Katherine!" sentii chiamare in lontananza così mi girai.
Oh no imprecai mentalmente.
Il ragazzo mi raggiunse con il fiatone e un sorriso smagliante in volto.
Era ancora più bello con indosso solamente un paio di bermuda hawaiane a coprire le sue gambe muscolose e tatuate, come la maggior parte della sua superficie epidermica, del resto.
"Hey"
"Ciao"
"È da tanto che non ci vediamo"
"Già.." dissi sedendomi osservando l'oceano.
"Già? È tutto quello che sai dire?"
"Perché?"
"Forse potresti spiegarmi dove sei finita e perché non hai mai risposto, se non qualche volta, ai miei messaggi"
"Non volevo ti facessi idee sbagliate"
"Che cosa vorresti dire con questo?" domandò con espressione delusa in volto.
"Ecco.." cercai di rispondere ma mi interruppe bruscamente.
"Lascia perdere, ho capito. Dovevo aspettarmelo"
"Scusami?"
"Quando la smetterai di scappare da te stessa Katherine fammi un fischio"
"Se non ti piace la persona che hai davanti non per questo puoi accusarmi di insensatezze simili. Io so chi sono"
"No non lo sai. Sei solo una stronza menefreghista, ti nascondi dietro a false spoglie perché sei talmente codarda da aver paura di mostrare la vera te stessa al mondo. Pensi che poi ti faranno fuori come quegli arabi che hai seviziato in guerra vero?
La vita reale non funziona così Katherine. Le persone hanno dei sentimenti, vivono, condividono esperienze e si lasciano aiutare, amare.."
"Hai finito? Perché io avrei da fare" domandai quasi cinicamente incrociando le braccia al petto e guardandolo con sarcasmo.
"Tu non hai idea di come fai stare le persone"
"Magari lo scoprirò. Buona giornata"
Presi il mio vestito e mi diressi verso il mio gruppo di amici voltandogli ancora una volta le spalle.
Lasciandolo solo, a guaire al vento come un cane in catene.
~Spazio Autrice: Buonsalve chicos! Come state? ^^ io ho un mal di testa allucinante però tra poco mangerò la pizza, yeeeee. *salta per casa* anyway, lo so che Katherine é una stronza catatonica ma mi piace farla comportare così haha dunque dubbi, impressioni, disagi? Parlate, esprimetevi dai che non vi mangio :c vi lascio e attendo responsi, mi offendo sennò eh v.v scherzo, buona serata pulzelle e pulzelli💕~
Jù.
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Missing in Action (M.I.A.) || (DA REVISIONARE!)
Fanfiction~Tutto è lecito in guerra e in amore~ "Corri" "Che cosa?" "Corri!" urlò il giovane balzandomi addosso e scaraventando entrambi a qualche metro di distanza, sul margine della strada. La granata era esplosa poco lontano da noi ma il soldato si rialzò...
