Velvet si richiuse la porta alle spalle sbattendola con forza e poi ci si appoggiò contro. Decise che non doveva permettere a quell'episodio di influenzarle una giornata tanto importante per lei: era la prima volta che viveva in una casa tutta sua ed era vero che da quel giorno in poi avrebbe dovuto badare a se stessa in tutto e per tutto ma finalmente era libera. Libera dalla madre che sembrava avere come passatempo preferito quello di tormentarla: Velvet odiava quando le ricordava quanto fossero inappropriati i suoi comportamenti rispetto a quelli che una ragazza nella sua posizione sociale avrebbe dovuto assumere, odiava che le venisse detto che vestiva come una barbona e che avrebbe potuto approfittare dei soldi che il padre guadagnava ogni anno -visto che era l'unica cosa che sembrava in grado di fare bene era lavorare-, odiava quando le urlava contro che quelle foto che lei amava tanto fare non le avrebbero garantito un futuro e che piuttosto avrebbe dovuto studiare legge ma soprattutto odiava non sentirsi apprezzata per quello che era e le continue assenze del padre nella sua vita.
Decise che non avrebbe più dato loro la possibilità di farla piangere e ricordò a se stessa che finalmente aveva la possibilità di ricominciare. Aprì lo scatolone nel quale era certa di aver messo una cosa importante e non appena la trovò, la tolse dalla carta da imballaggio e cercò un posto dove metterla. Si guardò intorno per qualche secondo fin quando non individuò il muretto che separava la cucina dal soggiorno e posizionò lì la foto di sua nonna. Gliel'aveva scattata lei: era stata la prima foto che aveva fatto ed era riuscita a catturare uno dei rari sorrisi che avevano addolcito il viso della donna. Era morta un paio di anni fa, dopo una lunga battaglia con la malattia che Velvet si rifiutava di pronunciare come se si portasse dietro una sorta di maledizione; fin quando era rimasta in vita, era stata un punto di riferimento fondamentale per la nipote, rivelandosi una confidente fidata e una persona dall'animo profondamente buono. Certo, raramente si lasciava andare a smancerie però Velvet non ricordava un solo momento trascorso con lei in cui non si fosse sentita importante, considerata, amata. La nonna era una donna di polso: non mancava di farle notare quando sbagliava e di rimproverarla per bene ma la sua arrabbiatura non durava mai più di qualche minuto. Si fermò un attimo ad osservarla e immediatamente si ritrovò catapultata indietro nel tempo e le sembrò di vedere la nonna guardarla male, come accadeva ogni volta che doveva farle qualche appunto.
"Non guardarmi così" disse rivolgendosi alla foto.
"Si lo so che non sono stata molto gentile con quel ragazzo ma mi ha chiuso la porta in faccia"
Osservò la foto per qualche altro secondo e poi si lasciò andare ad uno sbuffo irritato.
"E va bene, gli preparo un vassoio di biscotti, contenta?"
Si mise all'opera lasciando in secondo piano anche la necessità di fare la doccia: mescolò accuratamente gli ingredienti; si assicurò di stendere l'impasto in maniera omogenea e solo quando li ebbe sfornati si lasciò andare ad un sospiro di sollievo perché le sembravano ottimi. Aspettò che si raffreddassero e li mise su un vassoio ricoprendoli con una campana. Passò rapidamente in bagno dandosi una ripulita alle mani e rifacendosi la coda ormai sfatta e poi decise che doveva prendere il coraggio a due mani e consegnare quella richiesta di pace. Uno strano timore la invase mentre aspettava che la porta venisse aperta e iniziò a pensare a cosa avrebbe potuto dire ma quando la serratura scattò, davanti ai suoi occhi non vide nulla e fece appena in tempo ad alzare lo sguardo che si ritrovò Kiro, diligentemente seduto ai suoi piedi, con la lingua penzoloni.
"Vuoi un biscotto eh?" chiese compiaciuta e quando si abbassò sulle ginocchia per porgergliene uno, Kiro sembrò ben felice di accettare e si alzò, quasi come se la invitasse ad entrare. E Velvet così fece; rimase in piedi nel soggiorno di quel ragazzo misterioso chiedendosi dove fosse finito. Mentre aspettava si guardò intorno e notò che i loro appartamenti erano piuttosto simili almeno per quanto riuscì a scorgere in quel momento ma la sua osservazione fu interrotta quando il suo campo visivo fu occupato da un corpo mezzo nudo in cui solo i fianchi erano ben nascosti con uno spesso asciugamano di spugna bianco. Le si mozzò il respiro e la bocca le divenne improvvisamente secca: se avesse dovuto articolare anche due sole parole, non aveva la certezza che ne sarebbe stata capace. Il ragazzo di cui ancora non sapeva il nome si stava strofinando i capelli con un asciugamani più piccolo e non appena il suo corpo ebbe superato la porta del bagno iniziò ad rimproverare Kiro.
"Kiro! Ti ho detto mille volte di non aprire la porta! Non possiamo sapere chi potrebbe esserci dall'altro lato!"
Ma il cane non sembrava dargli molta attenzione mentre spazzolava le ultime briciole del biscotto che aveva già gustato. Velvet pensò che fosse il momento di rivelare la sua presenza e provò a schiarirsi la voce per richiamare l'attenzione.
"Ciao. Non so se ti ricordi di me..."
Ma lui la interruppe subito. "Ti ho già detto che sono cieco, non stupido. Ricordo la tua voce. Che vuoi?"
Richard non avrebbe mai ammesso che il quel profumo di zucchero filato gli era arrivato dritto alle narici non appena era entrato in soggiorno; era lo stesso che aveva riempito lo stretto abitacolo dell'ascensore solo poche ore prima e che gli aveva fatto venire voglia di affondare il viso nel collo di quella ragazza che immaginava essere di una pelle chiarissima e di una morbidezza assoluta. Strinse i pugni per impedire ad una vecchia parte di sé di far capolino fuori, quella che non temeva di flirtare con una ragazza per paura di essere rifiutato. Quell'aspetto di sé non faceva più parte della sua vita perciò si impose di rimanere perfettamente immobile e in silenzio.
Velvet si morse a lingua per non lasciarsi andare ad un'altra risposta tagliente e contò fino a dieci prima di rispondere.
"Volevo scusarmi per averti dato dello... per averti insultato ecco"
"E hai pensato che una teglia di biscotti al cioccolato mi avrebbe addolcito?"
"Beh di solito funziona con tutti... ehi ma come hai fatto a capire che erano biscotti al cioccolato?" chiese dubbiosa.
"Quando perdi la capacità di utilizzare uno dei sensi, affini tutti gli altri e poi il profumo del cioccolato è impossibile da sbagliare".
Velvet rimase incantata a fissarlo per qualche altro secondo ma quando Kiro le passò di fianco, per raggiungere il suo padrone, ritornò in sé. Le guance le andavano a fuoco per la situazione in cui si trovava: non aveva mai avuto un ragazzo in quelle condizioni e tanto vicino a sé e l'idea di percorrergli il torace con le mani per vedere se era davvero così tonico e caldo come sembrava, non riusciva ad abbandonarle la mente.
Si schiarì di nuovo la voce e tentò di formulare una frase di senso compiuto.
"Non ci siamo ancora presentati, io sono Velvet".
Per forza dell'abitudine, aveva teso la mano in avanti, aspettandosi di vedergli fare lo stesso ma ciò non era accaduto. Piuttosto il ragazzo, aveva appoggiato le dita sulla testa di Kiro iniziando ad accarezzarlo lentamente.
"Non mi interessa fare amicizia, né avere la tua pietà. Puoi andare".
Il tono duro che aveva usato, la fece indietreggiare di un passo e di nuovo la rabbia le si scatenò dal centro del petto fino ad arrivarle al cervello. E pazienza se la nonna si sarebbe arrabbiata: lei non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno.
"Beh sai che ti dico? Ritiro le scuse, ci avevo visto bene. Sei proprio un grandissimo stronzo".
Gettò il vassoio con i biscotti sul tavolino ai piedi del divano portandosi dietro solo la campana, come se fosse una specie di scudo e si richiuse la porta alle spalle. Non appena sentì la serratura scattare, Richard non poté fare a meno di lasciarsi andare ad una sonora risata: erano anni che qualcuno non lo trattava come una persona normale mandandolo a quel paese quando si comportava in quel modo. Tutti tendevano a giustificare i suoi modi per la situazione in cui si trovava, ma lei se n'era fregata altamente.
Continuò ad accarezzare Kiro.
"Non sai quanto mi è mancato essere trattato male" gli disse mentre il sorriso ancora non si decideva a lasciargli il viso e si sedeva sul divano proprio davanti al tavolino da the su cui c'erano i biscotti.
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Mercy - Richard Madden
RomanceAutrice di: "Little Things - Liam Payne" "No Control - Louis Tomlinson" "If I could fly - Sequel di No Control" #532 in Storie d'amore 21/08/2017 #260 in Storie d'amore 25/08/2017 Questa storia è il frutto di un'idea improvvisa e, spero, riuscita, i...
