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Velvet rimase lì impalata ad osservare come l'abbraccio che la ragazza di fronte a lei aveva riservato al suo nuovo vicino di casa venisse goffamente ricambiato.

"Che ci fai qui, Therese?"
"Ma possibile che ogni settimana devi farmi sempre la stessa domanda Richard?" Ribatté lei con finta aria di rimprovero.
La mente di Velvet iniziò a correre: finalmente conosceva il nome del suo vicino. Certo, doveva ringraziare una perfetta sconosciuta ma andava bene. Cosa più importante, però, era che Richard sembrava interagire con quella ragazza e quindi probabilmente si conoscevano da tempo come appariva evidente dalla loro complicità. Allora questo voleva dire che non si comportava come un uomo delle caverne con tutto il mondo; probabilmente il problema era solo lei.

Lanciando un'occhiata a Kiro che se ne stava sdraiato a terra con le zampe davanti agli occhi, le scappò un sorriso e lasciandogli una carezza, rientrò nel suo appartamento, lasciando i due davanti alla casa di lui.

Chiuse la porta cercando di non far rumore: voleva passare inosservata soprattutto perché si ritrovava ad essere infastidita per qualcosa che non sapeva neanche che fosse e che non avrebbe avuto idea di come giustificare.
Decise di finire di riordinare casa e estraniarsi un pò dai suoi pensieri e per questo scopo, il modo migliore era infilare l'mp3 in tasca e le cuffie nelle orecchie.

Dal canto suo, Richard era rimasto davvero sorpreso quando si era trovato davanti Therese. Certo, sapeva che era solita venire ogni settimana per aiutarlo con le faccende di casa anche se lui aveva una donna che pagava proprio per questo. Ciò che lo aveva stupito era il modo in cui si era gettata tra le sue braccia; sapeva che Richard non era solito abbracciare le persone e le aveva ripetuto più volte che non aveva alcuna intenzione di riprendere una relazione con lei.
Erano stati felici quando lui conduceva ancora la sua vecchia vita ma dal giorno dell'incidente era tutto cambiato e lui non avrebbe mai accettato di rimanere con Therese e diventare per lei un peso.
Così aveva preso la decisione di lasciarla libera e pian piano il suo amore si era trasformato in affetto; la vedeva come una sorellina più piccola, ma niente di più.
Rendendosi conto che erano ancora sul pianerottolo, Richard forzò Therese a staccarsi e all'improvviso si ricordò della presenza di Velvet accanto a loro.
Si voltò come se volesse parlarle ma la voce dell'altra ragazza lo avvertì che erano rimasti soli e che l'altra era rientrata nel suo appartamento.
Richard sentì lo strano bisogno di giustificarsi con Velvet e quella strana sensazione aumentò quando non la trovò al suo fianco.
Strinse i pugni e richiamando Kiro entrò in casa, seguito da Therese.
"Chi è lei?" Gli chiese con finta aria disinteressata.
"Niente che ti riguardi. Perché ti sei comportata così davanti a lei?"
"Mi è venuto spontaneo" gli disse ma si vedeva che il suo tono angelico era solo una farsa. Era chiaro che volesse marcare il territorio e questo non fece altro che acuire il fastidio di Richard.
Lui poteva mettere dei limiti ai rapporti con Velvet ma nessuno avrebbe dovuto intromettersi in quella faccenda. Cercando di mantenere la calma si avviò verso io bagno.
"Therese ti ho già detto che non c'è bisogno che tu venga qui ogni settimana. Te lo dico una volta per tutte: non c'è alcuna possibilità che tutto torni come prima per cui deciditi ad accettare l'invito a cena di Jason e va avanti" le disse in tono duro chiudendosi la porta alle spalle e sentendo quella di casa che sbatteva violentemente capì che le sue parole avevano ferito la sua amica.

Il giorno dopo Velvet si alzò di buon'ora. Indossò un jeans skinny e una semplice maglietta extra large grigia e dopo aver raccolto i capelli in una coda alta, uscì di casa. Erano appena le sei e trentacinque ma doveva iniziare il suo turno alle 7 e poiché sapeva che avrebbe combinato una marea di guai, quanto meno voleva essere puntuale.
Uscita di casa, si ritrovò davanti Richard che con al fianco Kiro cercava di scendere le scale; probabilmente lo stava portando fuori per una passeggiata mattutina. Si impose di evitare altre spiacevoli chiacchierate con il suo vicino e quindi gli si avvicinò superandolo quasi di corsa e borbottando un semplice "buongiorno" seguito da "l'ascensore è stato riparato". Non sentì neppure se aveva ricevuto risposta ma accelerò il passo giù per le scale per non doverlo incontrare anche all'ingresso. Assicuratasi di essere sola, uscì tirando un sospiro di sollievo: sapeva che il suo atteggiamento era un pò infantile ma non se la sentiva di scontrarsi ancora con quel ragazzo tanto testardo e, a quanto pareva, tanto impegnato con un'altra.
Fece il tragitto da casa sua al bar sbadigliando e quando varcò l'ingresso, si asciugò una lacrima che le era caduta dalle ciglia a forza di sbadigli.
Salutò Jordan che si fece il segno della croce in maniera teatrale strappandole uno sbuffo.
"Oh andiamo, stavo solo scherzando. Senti per stamattina ti limiterai a prendere le ordinazioni e portarle ai tavoli così da prendere confidenza con l'ambiente. Che ne dici?"
"Mi sembra ok"
"Mi raccomando, cerca di sorridere un pò di meno altrimenti abbaglierai tutti quanti" le disse in maniera ironica osservando la sua espressione ancora corrucciata.
"Ah ah" rispose lei posando le sue cose sul retro.
"Devi indossare la divisa del bar. C'è una canotta sul tavolo dove hai messo la tua borsa."
Velvet la prese e se la mise davanti al viso scrutandola.
"Io questa cosa non la metto"
"E perché mai?"
"Mi si vedrebbero troppo le tette. Non ci sarebbe una maglietta come la tua?" Gli chiese gettandosi alle spalle quello che per lei era uno straccetto.
"Jordan la guardò stranito. Beh c'è solo la mia maglietta di ricambio, se vuoi. Domani te ne farò avere una nuova".
Velvet annuì e andò in bagno per cambiarsi. Quando uscì Jordan scoppiò a ridere.
"Sto tanto male?"
"Considerando che le maniche ti arrivano quasi ai gomiti e la maglia ti copre metà coscia.. no non stai male".
Lei sbuffò e si tirò su l'orlo della maglietta legandola alla vita con un nodo laterale.
"Meglio?"
"Mmh" borbottò dubbioso Jordan ma non ebbero tempo di battibeccare oltre perché entrò il primo cliente.
La giornata proseguì in maniera tranquilla.
Velvet non aveva ancora combinato guai e stava quasi per cantare vittoria quando nel bar entrò il suo vicino.
Probabilmente era un cliente abituale se lo aveva incontrato due volte in due giorni. Si diresse verso il bancone e salutò Jordan sedendosi su uno sgabello proprio di fronte a lui.

Velvet cercò di farsi piccola piccola per non combinare guai e attirare l'attenzione del suo capo e di Richard ma Kiro l'aveva notata e aveva iniziato a tirare il guinzaglio.
"Sta buono Kiro. Ma che ti prende?" Richard non capiva perché il suo cane tirasse tanto il guinzaglio ma quando qualcuno gli passò a fianco, un profumo di zucchero filato gli invase le narici e capì che Velvet era lì.
"Ciao Kiro" mormorò con tono dolce e probabilmente stava accarezzando il suo cucciolo.
"Jordan potresti prepararmi queste ordinazioni?" Chiese e il rumore della carta che aveva strappata gli diede la conferma che stava proprio alla sua destra.
Sentendo la sua voce, un senso di fastidio lo invase: non gli era piaciuto per niente il modo in cui lo aveva ignorato nonostante le fosse grato per averlo avvertito che l'ascensore fosse stato riparato.

"Non mi saluti?" Le chiese senza neppure sapere il perché. Fino a due giorni prima sarebbe stato più che contento di essere ignorato perché in fondo era quello che voleva.
"No" rispose lei prendendo il vassoio e girandosi per portarlo ai clienti.
Istintivamente Richard alzò la mano per prendere la sua ma si scontrò con il suo busto e precisamente con la parte che si trovava sotto il seno di lei.
"Perché?" Chiese.
"Volevi che ti ignorassi, no? Lo sto facendo" e detto ciò si liberò lasciandolo lì.

Mercy - Richard MaddenDove le storie prendono vita. Scoprilo ora