[3]

735 54 4
                                        

Velvet se ne tornò di nuovo al suo appartamento sbattendo la porta e quando sentì il rumore che aveva provocato, pensò che avrebbe dovuto darsi una calmata se non avesse voluto aggiungere alle spese una nuova porta.
Sbuffò gonfiando le guance fino a sentirsi mancare il respiro e poi lo rilasciò. Si diresse in cucina per prendere un bicchiere d'acqua e istintivamente abbassò la foto della nonna per non guardare la sua espressione.
Bevve avidamente e poi chiuse un attimo gli occhi poggiando la fronte contro l'anta del mobile sopra la sua testa. Sarebbe stato meglio che per quel giorno non fosse andata a cercare lavoro: nessuno l'avrebbe presa vedendo in che stato era.
Decise allora di svuotare gli scatoloni e dare all'appartamento l'idea di una casa.

Quando finì di mettere tutto in ordine, fuori il sole era ormai tramontato da un pezzo e si disse che la doccia che aveva rimandato per tutto il giorno non poteva più aspettare.
Lasciò che l'acqua tiepida le sciogliesse la tensione nei muscoli delle spalle e si abbandonò al buon profumo del suo bagnoschiuma preferito.
Non voleva ancora andare a letto e decise di guardare un pò di tv stravaccata sul divano ma non aveva fatto i conti con la stanchezza e così, prima che se ne rendesse conto, si addormentò.

Il giorno dopo, quando un raggio di sole che la colpiva dritta negli occhi, la costrinse a svegliarsi, la prima cosa che sentì fu un terribile dolore al collo. Aveva dormito in una posizione decisamente scomoda e si ripromise di non passare mai più tutta la notte su quel divano infernale.

Si preparò un buon the con tre cucchiaini di zucchero e poi si vestì scegliendo semplicemente dei pantaloncini e una maglietta a maniche corte extra large che le arrivava fin quasi al sedere; raccolse i capelli in una coda alta e indossò quelle che una volta erano le sue Converse bianche basse.

Prese chiavi e cellulare e si chiuse la porta alle spalle. Pensò che fosse meglio prendere le scale per evitare altri imbarazzanti incontri: la sua rabbia era svanita e non poteva permettersi di farla ricomparire perché doveva assolutamente cercare un lavoro.

Uscita dal portone, decise di proseguire svoltando a destra; non conosceva bene la zona ma da qualche parte doveva pur cominciare. Superò un fioraio, un giornalaio, una farmacia e un super market e mentre pensava di tornare indietro per prendere il percorso opposto, le balzò agli occhi un cartello dietro la vetrina di un bar in cui c'era scritto che si cercava una cameriera/barista.

Il suo ingresso fu accompagnato dal suono di due campanelle che si trovavano in cima alla porta ma nessuno fece caso a lei. Si avvicinò al bancone e un ragazzo che sembrava avere qualche anno più di lei, dopo averla notata, le si avvicinò.
"Ciao, vuoi ordinare?"
"In realtà sarei qui per l'annuncio" disse indicando il cartello.
"Wow ci avevo quasi perso le speranze" le rispose asciugandosi le mani con un panno che portava in spalla.
"Posso parlare con te allora?"
"Certo. Il locale è mio. Allora dimmi, hai precedenti esperienze come cameriera?"
Velvet si morse il labbro inferiore mentre scuoteva la testa e l'espressione entusiasta del ragazzo, che da quanto aveva letto dalla targhetta sull suo petto, si chiamava Jordan, si adombrò.
"Barista?" Chiese preoccupato ma la risposta di Velvet fu la stessa.
"Però imparo in fretta" provò così a migliorare la propria situazione.
Jordan emise solo un suono indistinto e poi borbottò un "ok".
"Vuol dire che sono assunta?" Chiese euforica Velvet mentre incrociava le mani davanti a sé in segno di preghiera.
Jordan per poco non era scoppiato a ridere ma si era ridestato subito.
"In prova" le rispose.
"Quando comincio?"
"Domani".
"Perché non oggi?" Chiese con un messo broncio.
"Ho bisogno di prepararmi psicologicamente a tutti i guai che combinerai".
"Beh grazie per la fiducia" gli disse guardandolo male. "Ci vediamo domani"
"Alle 7, puntuale"
Sarebbe stata una faticaccia, alzarsi ogni giorno a quell'ora ma ce l'avrebbe fatta. Nel momento in cui stava per uscire, la porta si aprì e di fronte a lei comparve il suo vicino con Kiro al seguito.
Decise di non salutarlo visto che ormai era chiaro che non voleva avere nulla a che fare con lei, perciò gli passò di fianco ladciando una carezza a Kiro sulla testa e uscì.

Richard dal canto suo si era perfettamente accorto della sua presenza nel locale: quell'odore di zucchero filato gli aveva inondato le narici costringendolo a serrare la presa sul collare di Kiro.
Era da tanto che nessuno aveva un effetto così su di lui e non poteva permetterselo.
Si avvicinò al bancone.
"Sempre più allegro ogni giorno che passa".
"Jordan" salutò Richard senza dare importanza al commento ironico di quel ragazzo che era quanto di più vicino avesse ad un amico.
"Solito?"
"Già. Novità?"
"Ho assunto una ragazza nuova. È in prova e sono sicuro che farà una marea di disastri perché non ha la minima esperienza"
Per un attimo gli balenò in testa l'idea che si trattasse di Velvet ma pensò che non fosse possibile. Jordan gli mise davanti la tazza con il suo caffè con il manico rivolto a destra, come ogni giorno.
"Perché l'hai presa allora?"
"Perché è stata la prima che si è presentata dopo settimane che ho messo l'annuncio"
"Beh buona fortuna allora" gli disse finendo quanto gli rimaneva nella tazza e andando via.

Si diresse nella palestra che frequentava da qualche anno. Aveva trovato un istruttore che non si era fermato davanti al suo handicap ma che si era detto disposto ad allenarlo se lui lo fosse stato a sudare.
Avevano stretto un buon rapporto e ogni volta che si vedevano, Kyle non mancava mai di descrivergli qualche bella ragazza che passava dalle loro parti. Inoltre aveva dato il permesso a Kiro di fermarsi a guardarli e questo era un altro punto a suo favore.

Dopo due ore intense di allenamento poté finalmente tornare a casa per fare una doccia.
Con Kiro al suo fianco rifece a ritroso, il percorso che aveva fatto quella mattina ritrovandosi davanti all'ascensore in attesa.

Velvet rientrò nello stesso momento in cui Richard premeva il pulsante dell'ascensore.
Purtroppo non avrebbe mai potuto notare che era stato attaccato un cartello con su "GUASTO" proprio davanti a lui.
Decise di mettere da parte l'orgoglio e gli si avvicinò.
Gli toccò l'avambraccio e cercò di ignorare la scossa che le percorse la schiena.
"È guasto"
"Ma se stamattina funzionava"
"C'è un cartello in cui dice così" gli rispose in tono di scuse.
Inaspettatamente Richard si lasciò andare ad un gesto di stizza scagliando un pugno sulla parete davanti a sé. Per lui era complicato salire le scale, nonostante la presenza di Kiro e tre piani e la borsa della palestra non aiutavano.

Velvet si morse pensierosa il labbro.
"Credi che dovrei chiederti se vuoi una mano?"
"Che domanda è?" Rispose lui brusco.
"Vorrei evitare altre risposte sgarbate da parte tua" ribatté lei offesa.
Lo vide prendere un respiro profondo.
"Chiedimelo"
Per un attimo ne tu stupita.
"V-vuoi una mano con le scale?"
"Si" le disse serrando gli occhi come se per lui fosse una sconfitta. Ed in realtà era proprio così perché detestava aver bisogno così tanto di aiuto.

Kiro lo condusse alle scale e Velvet non sapendo cosa fare, prese il suo braccio per passarselo dietro le spalle.
"Non sono ubriaco né storpio" borbottò lui.
"Scusami se non sono pratica" gli rispose lei.
Richard lasciò andare il borsone.
"Kiro su" gli disse e il cane subito afferrò la borsa tirandola su per gli scalini.
"Tienimi la mano e dimmi quando poggiare il piede. Faremo uno scalino per volta e mi reggerò con l'altra mano al corrimano."
Velvet annuì ma quando si rese conto che per lui quella non era una risposta, si affrettó a borbottare un si.
Gli prese la mano e lui la strinse forte: in quel momento si stava fidando di lei e poco importava se non conosceva ancora il suo nome.
Ci misero un pò ad arrivare al loro piano e Velvet era ancora agitata: ad ogni gradino temeva che potesse inciampare o prendere una storta e aveva cercato di prestare quanta più attenzione possibile.
Arrivati davanti alla porta dell'appartamento, Velvet gli lasciò la mano.
"Siamo arrivati".
"Bene, se non ti dispiace dovresti passarmi la borsa con la parte in pelle rivolta verso l'esterno in modo che possa prendere le chiavi".
Ma prima che Velvet potesse muovere un muscolo, la porta si aprì rivelando una ragazza che si avvicinò a Richard.
"Ehi, sei tornato finalmente" gli disse prima di stringerlo in un rapido abbraccio.

Mercy - Richard MaddenDove le storie prendono vita. Scoprilo ora