Velvet non sapeva come comportarsi: aveva visto il Richard scontroso e quello indifferente, quello arrabbiato e anche la sua versione malata, ma non quello fragile.
Poteva solo immaginare cosa significasse Kiro per lui e quale legame profondissimo li unisse e si ritrovò a pregare Dio, chiedendogli di ascoltarla almeno quella volta, visto che in precedenza le sue preghiere erano state vane.
Senza accorgersene, posò la mano tra i capelli di Richard, trivandoli estremamente morbidi: erano folti e scorrevano bene tra le sue dita.
A quel contattò lo sentì trasalire e capì che il loro momento era finito.
Lui si asciugò gli occhi con la manica della felpa e poi rivolse il viso verso di lei.
"Scusami" le disse tirando su con il naso e mentre lui doveva sentirsi come un bambino scoppiato in lacrime davanti ad un cono spaccicato al suolo, lei non poteva far altro che trovarlo adorabile.
Per una volta si era lasciato andare alle proprie emozioni, seppur brutte e anche se era stato per un attimo, aveva permesso a Velvet di vedere uno spiraglio in quella corazza.
"Non devi scusarti, vedrai che andrà tutto bene" rispose riportando le mani in grembo, dopo averle passate sulle proprie guance per constatare quanto fossero calde.
Tra i due cadde il silenzio e ognuno fu libero di lasciar viaggiare la mente.
Dopo qualche minuto, la porta di fronte alla sala d'attesa si aprì e ne uscì lo stesso medico che li aveva accolti all'arrivo, mentre si stava togliendo i guanti.
"Allora?" Chiese Richard scattando in piedi.
Il medico gli poggiò di nuovo una mano sulla spalla.
"Non morirà. Ha riportato una ferita profonda sul fianco destro causata dall'impatto con l'auto e quindi abbiamo dovuto mettergli dei punti di sutura e ha una fasciatura alla zampa posteriore destra."
"Possiamo portarlo a casa?"
"Per stasera è meglio tenerlo in osservazione. Domani vedremo. Per ora siete voi che dovreste andare a casa, non avete una bella cera".
"No io resto" continuò testardo il ragazzo al suo fianco.
"Non se ne parla -ribatté il medico che sembrava sapergli tenere testa- non lo vedrai prima di domattina e non c'è pericolo che possa succedergli qualcosa. Quindi va' a casa, datti una ripulita e dormi perché poi per qualche giorno, sarai tu a doverti occupare di quel musone di là".
Richard non sembrava troppo convinto ma alla fine si lasciò condurre fuori da Velvet con la promessa chebin caso di novità il medico lo avrebbe chiamato.
Attesero all'ingresso un nuovo taxi e il silenzio ripiombò tra loro: Velvet si lasciò andare ad una sbirciatina alla propria sinistra dove il suo vicino sembrava stare per avere un attacco di panico.
"Hai visto, starà bene" provò a stemperare la tensione.
"Io non posso rimanere senza di lui. Sarei perso" le rispose a sguardo basso.
"Non ti lascerà". Continuò lei con tono dolce e sfiorandogli la mano. Prima che potesse stringergliela, però, le luci del taxi la illuminarono e lei si diede della stupida per aver provato un gesro ancora una volta avventato. Nonostante Richard si fosse lasciato andare, Velvet non poteva dimenticare la sfuriata della giornata prima, né quelle dei giorni precedenti e non aveva alcuna voglia di sentirsi rifiutata di nuovo.
Così dopo aver comunicato all'autista l'indirizzo, si mise a guardare fuori dal finestrino le luci che le riempivano gli occhi.
Aveva una mano in grembo e l'altra sul comodo tessuto dei sedili posteriori: stava muovendo le dita nel tentativo di fare qualche disegno astratto, quando sentì un calore avvolgerne il dorso.
All'inizio il tocco di Richard fu tanto delicato da non sembrare reale, poi scomparve e lei si disse che era capitato per puro sbaglio ma dopo un paio di secondi le sue dita furono ancora avvolte da una mano più grande e incredibilmente calda e dopo un piccolo movimento, si ritrovarono palmo contro palmo.
Le guance le si surriscaldarono immediatamente e voltò il viso verso di lui che si mordocchiava il labbro come preso da un dibattito con se stesso; alla fine si voltò verso di lei e dopo aver rafforzato la presa le disse semplicemente "Grazie".
Rimasero così per il resto della corsa fino a quando lui scese e pagò il tassista mentre lei apriva il portone.
Salirono in ascensore rimanendo vicini ma senza sfiorarsi: Velvet aveva intrecciato le sue mani nel tentativo di ricordare il calore delle dita di lui che le aveva provocato un nodo allo stomaco, ma non era la stessa cosa.
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Mercy - Richard Madden
Roman d'amourAutrice di: "Little Things - Liam Payne" "No Control - Louis Tomlinson" "If I could fly - Sequel di No Control" #532 in Storie d'amore 21/08/2017 #260 in Storie d'amore 25/08/2017 Questa storia è il frutto di un'idea improvvisa e, spero, riuscita, i...
