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Richard era lì.
"E lei sarebbe?" Chiese Marie Anne stizzita per quell'intromissione non gradita.
"Nessuno di cui lei debba preoccuparsi" rispose lui mantenendo un tono duro.
Non poteva vedere in che stato fosse Velvet in quel momento ma era sicuro che non dovesse stare un gran che bene: nessuna madre dovrebbe dimostrare tanto risentimento per un figlio.

"Su questo siamo d'accordo" ribatté sprezzante la donna prima di tornare a rivolgere la propria attenzione alla figlia.
"Spero che tu non voglia metterti a frignare ora. Non ho detto niente di diverso dalla realtà. Piuttosto, potresti rinsavire e tornare a casa con me: magari non è tutto perduto. Pensaci".
Detto questo si girò, senza salutare nessuno e dopo qualche istante scomparve dietro le porte dell'ascensore.

Rimasti soli, un velo di imbarazzo cadde tra loro: lui avrebbe voluto chiederle come si sentiva e lei avrebbe voluto evitare di fargli ascoltare una scenetta tanto pietosa; non le piaceva far impietosire la gente e per anni aveva lottato perché le persone la apprezzassero come Velvet e non come la figlia dei Watson.

Alla fine lei prese un gran respiro.
"Non c'era bisogno che tu intervenissi"
Sentire la sua voce dopo quegli istanti di silenzio, distrasse Richard dai suoi pensieri.
"Mi sembrava che tua madre stesse esagerando e volevo aiutarti".
Quelle parole fecero irritare ancor di più la ragazza: fino a qualche ora prima non si era fatto il minimo scrupolo a trattarla come un vecchio straccio e ora voleva difenderla dalla strega cattiva

"Non ho bisogno di te. Va' a casa Richard" gli disse.
Sentire Velvet rivolgersi a lui in modo così ostile, fece si che gli angoli della sua bocca si curvassero verso il basso. Nelle altre occasioni, gli aveva urlato contro parole poco carine, però sembrava semplicemente infastidita; ora la sentiva delusa.

Era da molto che non si trovava in una situazione simile e sentendosi a disagio, si decise a non aggiungere altro e tornare verso il suo appartamento.
Dovette per forza poggiarsi al muro per arrivare alla sua porta: Kiro non lo aveva seguito come al solito -probabilmente persino il suo cane era arrabbiato con lui- così poggiò una mano contro la parete al suo fianco e iniziò a muovere qualche passo facendo attenzione a non suonare, per sbaglio, i campanello dei vicini. Quando ormai era arrivato davanti al proprio appartamento, sentì una serratura scattare e questo gli provocò una piccola stretta al petto: nonostante lui si fosse comportato da vero idiota, lei ancora una volta si era preoccupata per lui e aveva aspettato prima di chiudersi la porta alle spalle, per essere certa che non gli fosse successo niente.
Con questa consapevolezza, Richard se ne tornò a letto: probabilmente gli era risalita la febbre perché sentiva strani brividi ricoprirgli la pelle.

Velvet passò un'altra notte insonne a girarsi e rigirarsi tra le lenzuola: troppi prnsieri le affollavano la mente e in alcuni casi, più si rifiutava di affrontarli e più questi si presentavano prepotentemente.
Quamdo si alzò il giorno dopo e vide la sua immagine riflessa, fu costretta a ricorrere alla sua vecchia borsa del trucco per recuperare un correttore in modo da coprire le occhiaie; aveva anche un pò di mal di testa, probabilmente per la stanchezza e così decise di inforcare anche gli occhiali da vista.
Indossata la maglietta del bar e un paio di  pantaloni strappati sulle ginocchia, uscì per andare a lavoro.
Jordan la accolse con il solito sorriso radioso che leinsi sforzò di ricambiare anche se ne venne fuori non molto più di una smorfia.
"C'è qualcosa di diverso in te stamattina" le disse lui poggiandosi contro il bancone e reggendo il vassoio vuoto mentre si sporgeva verso di lei.
"Saranno gli occhiali" rispose lei sbrugativa, tentando di sottrarsi al suo sguardo curioso. Da sempre, essere osservata l'aveva fatta sentire in imbarazzo e nonostante le occhiate che le lanciava Jordan, fossero del tutto innocenti, il succo della questione non cambiava.

"Mmh a parte quelli -continuò lui pensieroso- ecco! Ti sei truccata!" Esclamò vittorioso.
Velvet alzò gli occhi al cielo per la sua espressione compiaciuta.
"Solo un pò di correttore, per non far scappare i tuoi clienti".
Jordan si fece serio all'improvviso.
"Velvet, se c'è qualcosa che non va, potremmo parlarne. Non ci conosciamo da molto ma sono bravo ad ascoltare".

Avere di fronte qualcuno che si proponesse spontaneamente di darle una mano, fu una piacevole novità per lei. Avrebbe davvero voluto farsi consigliare da qualcuno per fare chiarezza su tutti i dubbi nella sua testa ma faceva fatica ad aprirsi con gli altri.

Fu salvata in calcio d'angolo dall'arrivo dei primi clienti della giornata e così con un finto sorriso di scuse ai sottrasse agli occhi indagatori del suo capo.
Man mano che passavano i minuti, Velvet guardava sempre più spesso l'orologio. Quando fu certa che fosse abbondantemente passata l'ora in cui solitamente Richard faceva il suo ingresso, trasse un sospiro di sollievo e si disse che il peggio era passato. Poco dopo l'ora di pranzo, quando finalmente il locale si era un pò svuotato, Velvet si concesse di sedersi su uno degli sgabelli accanto al bancone, poggiando la fronte contro il legno.

"Stai bene?" Le chiese Jordan sedendosi accanto a lei e richiamando la sua attenzione con una leggera gomitata.
"Hai troppi clienti". Borbottò Velvet "dovresti aumentarmi lo stipendio".
"Lavori qui da meno di una settimana e già pretendi un aumento?" Le chiese lui scherzando.
"Non ci arrivo ad una settimana se continuiamo di questo passo".
"Ce la faresti se provassi a rilassarti un pò"
"Chi ti dice che non lo faccio?" Gli chiese lei alzandosi dalla sua posizione scomposta e guardandolo negli occhi con un'espressiome divertita.
"Sembri essere sempre arrabbiata con il mondo. Dovresti divertirti un pò e dormire di più"
"E da quando sei così saggio?"
"Guarda che stai parlando con il maggiore di 5 fratello: la saggezza mi scorre nel sangue".
"Wow. Sai io sono figlia unica e mi sarebbe piaciuto tanto avere un fratello maggiore, anche come te" gli rispose coprendosi la bocca con una mano per nascondere una risata; risata che non poté trattenere quando lui le pungolò il fianco con l'indice.
"Non dovresti prenderti gioco di me, soprattutto da ora in poi visto che ho scoperto il tuo punto debole" le disse continuando a solleticarle la pelle.
"Ok tregua" gli disse lei. "Forse hai ragione. Proverò a rilassarmi un pò". Continuò mantenendo il sorriso sulle sue labbra.
"Su va a lavare i bicchieri sporchi, altrimenti ti licenzio" le disse Jordan tentando di fare la voce da duro e Velvet, scuotendo la testa gli diede ascolto.

Quel giorno Richard era rimasto a letto: quando Louisa ers arrivata e lo aveva trovato nella sua stanza, si era preoccupata più del dovuto: la febbre si era notevolmente abbassata ma non si sentiva molto in forze, e quindi aveva preferito non uscire.
Questo aveva detto a Louisa ma dentro di sé sapeva pure che si era rintanato nella sua stanza per evitare di incontrare la sua vicina: non avrebbe saputo come comportarsi con lei che lo confondeva così tanto.
"Che cos'è tutto quel casino in cucina Rich?" Chiese Louisa mentre lui era in soggiorno seduto sulla sua poltrona e con una leggera coperta sulle gambe: odiava avere la febbre e ancor di più odiava averla in estate.
"Niente"
"Hai provato a cucinare?"
"Non io"
"Oh avanti, parla una volta per tutte".
"Ieri è venuta Velvet".
"E?"
"Mi aveva preparato uno stufato ma penso che poi lo abbia gettato via"
"Che le hai detto?"
"Perché pensi che sia sempre io a sbagliare?"
"Perché ti conosco" rispose ovvia.
Lui sbuffò ma non fece in tempo a risponderle che il campanello emise un suono squillante.
Louisa andò ad aprire e quando sentì chi c'era in casa sua, pensò che al peggio non ci fosse mai fine.

Angolo autrice:
Scusatemi per questo capitolo: è una parte di passaggio ma penso che sia necessario per costruire una trama più articolata.
Lasciate una stellina o un commento se vi va.
Xx

Mercy - Richard MaddenDove le storie prendono vita. Scoprilo ora