Se ne stavano lì accoccolati nella vasca da un po', a godersi il piacevole tepore dell'acqua, in completo silenzio: non ci sarebbero state parole adatte per descrivere ciò che stavano provando e lasciarono che fossero i battiti sincronizzati dei loro cuori a comunicarsi ciò che non avevano il coraggio di dire ad alta voce.
Velvet si sentiva rilassata nonostante l'indolenzimento tra le gambe le facesse ricordare di continuo cosa avessero fatto lei e Richard poco tempo prima: si sentì arrossire le guance per la gioia di aver fatto un passo tanto importante con la persona giusta. Persa nel ricordare ogni bacio, ogni tocco, ogni spinta del ragazzo alle sue spalle contro il proprio corpo, non si accorse che le sue mani avevano cominciato a scorrere lungo il suo corpo, leggere come piume.
"Come ti senti?" le chiese avvicinandosi al suo orecchio e mordicchiandole leggermente il lobo.
"Come se fossi racchiusa in una bolla" ammise lei candidamente.
"Beh, siamo in due. Non pensavo sarebbe stato così"
"Stai parlando in positivo o negativo?"
"Assolutamente positivo - continuò a sussurrarle facendo in modo che qualche ciocca che le era sfuggita dalla coda disordinata in cui aveva raccolto i capelli, si muovesse leggermente sfiorandole il viso - e se non fosse stata la tua prima volta, a questo punto staremmo facendo altro in questa vasca, anziché parlare" concluse spingendo leggermente i fianchi in avanti per farle capire che non stava assolutamente scherzando.
Velvet si ritrovò di nuovo a bocca aperta: non era abituata ad avere quel tipo di conversazioni, né tantomeno avrebbe potuto immaginare di averne una con quello che all'inizio era solo il suo burbero vicino di casa. Non era ancora abituata a rispondere per le rime quando si trovava ad affrontare situazioni simili, né voleva sembrare una sciocca ragazzina incapace di soddisfare il proprio uomo, così prese un respiro profondo e provò a parlare.
"Se vuoi, possiamo provare" ma nell'esatto momento in cui quelle parole lasciarono la sua bocca, la presa sugli avambracci di Richard si rafforzò.
"No angelo, va bene così. Datti ancora qualche giorno e poi sarò più che felice di chiudermi in stanza con te per tutto il tempo che vorrai"
"Ma io non voglio... che tu non... cioè so che voi uomini avete delle esigenze.. potremmo" si stava incartando da sola e Richard non poté che trovare questa sua innocenza, semplicemente adorabile. Lasciò che una leggera risata gli riempisse il petto rimbombando poi contro la schiena di Velvet che sempre più in imbarazzo stava iniziando a curvare le spalle. Sentendola allontanarsi, lui rafforzò la presa su di lei tirandosela più vicino, fino a quando tra i loro corpi non restò neppure lo spazio per far passare una goccia d'acqua.
"Non sto ridendo di te, tesoro. Te lo giuro. - iniziò facendo scorrere pigramente le mani lungo il corpo di lei fino ad arrivare a quel punto che sentiva particolarmente dolorante- Ti trovo semplicemente perfetta. Rido perché muoio dalla voglia di insegnarti un po' di cose e vedere se prima o poi riuscirai a prenderti quello che vuoi ma soprattutto rido perché non pensavo che la vita potesse regalarmi qualcosa di tanto bello dopo tutto ciò che mi ha tolto".
"Hai sofferto molto dopo l'incidente, vero?" Velvet si era lasciata sfuggire quella domanda nonostante la paura di rovinare il momento: sperava, in cuor suo, che dopo quello che avevano fatto e dopo la fiducia che lei gli aveva dato, lui decidesse di fare lo stesso, lasciando a lei una parte del proprio dolore.
"Non ne hai idea. - iniziò con tono neutrale: in un momento sembrava essersi completamente estraniato dalla realtà, perso nei ricordi- I primi giorni sono stati terribili, ogni volta mi svegliavo e tentavo di togliermi dagli occhi quella benda invisibile che mi impediva di essere illuminato dalla luce del sole. Intorno a me c'era solo buio, fitto buio che inghiottiva me e la mia famiglia. Mia madre iniziava a piangere non appena pensava che mi fossi addormentato, e mio padre aveva iniziato a contattare tutti i migliori specialisti per cercare di farmi guarire. In poco più di qualche mese, ho incontrato più medici che in tutta la mia vita ed erano tutti d'accordo nella diagnosi: tornare a vedere, sarebbe stato un miracolo. E questo è durato fino a quando non abbiamo incontrato il dottor Collins che si occupava di terapie sperimentali; non ricordo neppure più a quante mi sono sottoposto ma abbiamo veramente provato di tutto. I miei non hanno mai detto di no, nonostante le spese ma io sapevo che i loro risparmi non potevano durare in eterno e ne ebbi la conferma quando un giorno li sentii discutere su cosa ancora potevano vendere per pagare il trattamento successivo. In quel momento ho capito che se volevo trovare un po' di pace per me e per loro, dovevo quanto prima rassegnarmi alla mia condizione e far rassegnare loro. Così ho iniziato a diventare più schivo rispetto alle loro attenzioni, a fargli credere che non mi importasse né di loro, né della mia vita, che le cose mi andavano bene così e che preferivo stare solo. All'inizio era tutto solo una finzione e appena mi chiudevo la porta di casa alle spalle, mi sfogavo con Kiro che sembrava essere l'unico che non mi avrebbe giudicato ma col passare del tempo, quelle cose ho iniziato a provarle davvero. Mia mamma non si è mai arresa alla possibilità di avere un figlio invalido, questa operazione per lei sta diventando un ossessione; credo che avrebbe davvero bisogno di un supporto per affrontare la cosa perché così non aiuta né me, né se stessa. Non nego che ogni volta che il dottor Collins mi ha proposto un nuovo trattamento, una piccola parte di me mi diceva che magari sarebbe stata la volta buona, ma poi ogni volta, la delusione era sempre più grande e mi ci voleva sempre di più per riprendermi. Ho fatto delle ricerche su questa operazione che dovrei fare: ci vorrebbe più di mezzo milione e so benissimo che i miei dovrebbero ipotecare la casa per arrivare ad avere un prestito simile. So anche che le sperimentazioni su cavie animali e sui primi pazienti umani hanno dato risultati incoraggianti, ma io non voglio sottopormi a quell'intervento perché questa volta non riuscirei ad affrontare un altro fallimento. E poi, per la prima volta, sento che è giusto smettere di inseguire questo sogno impossibile, perché ne ho uno molto più reale tra le braccia, e sei tu, angelo".
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Mercy - Richard Madden
RomantizmAutrice di: "Little Things - Liam Payne" "No Control - Louis Tomlinson" "If I could fly - Sequel di No Control" #532 in Storie d'amore 21/08/2017 #260 in Storie d'amore 25/08/2017 Questa storia è il frutto di un'idea improvvisa e, spero, riuscita, i...
