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Velvet non riusciva a credere che Richard avesse avuto persino il coraggio di chiederle perché lei non l'avesse salutato. Da quando si era trasferita, lui non aveva fatto altro che mostrarsi scontroso; l'aveva ignorata in ogni modo e si era rifiutato anche di presentarsi e se per una volta lei si rifiutava di essere debole, lui se la prendeva.

In realtà quello che le faceva più rabbia era come il suo corpo avesse reagito al contatto con quello di lui. Era consapevole che non lo avesse fatto di sua volontà ma la sua mano, poggiata sulla sua vita e poco sotto il suo seno, le aveva fatto arrossire le guance tanto da provocare un'espressione divertita in Jordan.

Quando aveva preso le ordinazioni per portarle al tavolo, aveva fatto confusione e i clienti si erano lamentati per la sua sbadataggine ma non ci aveva neppure fatto caso.

Nel frattempo Richard, come ogni volta quando si arrabbiava, aveva stretto una mano a pugno mentre le dita dell'altra afferrarono il bordo della tazzina davanti a sé.
"E così conosci la mia nuova barista" iniziò Jordan prendendola un pò alla larga.
"È la mia nuova vicina"
"È carina, sai? Se vuoi te la descrivo così puoi lavorare di fantasia".
"No grazie".
"E dai, non fare il burbero. Ho visto che è successo un attimo fa"
"E cosa sarebbe successo?"
"Stavi sbavando per un pó della sua attenzione. Se non fossi stato seduto su questo sgabello, sarebbe stato difficile distinguerti da Kiro"
Quelle parole infastidirono ulteriormente Richard: non voleva mostrarsi debole -ancora più debole- davanti a qualcuno ma la sua reazione era stata involontaria.
Non sapeva cosa lo avesse spinto a farmarla: quella ragazza non faceva altro che fargli pensare a quello che era prima dell'incidente anche se per anni aveva soppresso quel lato di sé. "Smettila di fare l'idiota e torna a lavoro" gli disse alzandosi e richiamando l'attenzione di Kiro.

Jordan rise alla reazione di quello che, ormai, considerava un amico. Lo conosceva da tanto e non aveva mai visto niente o meglio, nessuno, farlo scattare come quella ragazza.
Certo, anche con lui non era stato proprio dolce come il miele all'inizio e ci vollero quasi tre settimane per fargli dire qualcosa più di un saluto ma ce l'aveva fatta.
La prima volta che era entrato nel suo bar, Richard era poco più di un ragazzo spaventato che si era ritrovato in qualcosa più grande di lui mentre ora era un uomo che aveva chiuso dentro di sé i proprio sentimenti eppure sembrava che la sua nuova goffa dipendente avesse smosso qualcosa in lui.

Jordan non si arrese e tornò all'attacco non appena Velvet tornò al bancone con il vassoio vuoto.
"Allora"
"Si?" Chiese lei sospettosa.
"Conosci il mio amico".
"È il mio nuovo vicino".
"C'era dell'elettricità tra voi"
"Elettricità che lui avrebbe usato volentieri per fulminarmi" borbottò più a se stessa che al suo capo.
"Lui fa sempre così all'inizio ma basta insistere un pò e..."
"Senti, non mi va di parlare di qualcuno che conosco appena e non ha alcuna importanza nella mia vita -ma il sopracciglio inarcato di Jordan indicava che lui la pensava diversamente- quindi perché non discutiamo del mio stipendio?"
"E chi ti dice che ti assumerò?"
"Non vedo gente che è in coda per prendere il mio posto" affermò lei guardandosi intorno.
"Sei una rompiscatole" le disse dandole un buffetto sulla guancia.

Alla fine della contrattazione, Velvet si era assicurata una cifra più che sufficiente per pagare l'affitto, provvedere a ciò di cui aveva bisogno e, forse, mettere qualcosa da parte per comprare una nuova macchina fotografica.
Avrebbe lavorato tutti i giorni dalle 7 alle 15 tranne la domenica e aveva anche strappato a Jordan la promessa di non farle indossare quella sottoveste che lui spacciava per divisa e al suo posto avrebbe avuto una maglietta come la sua.
A turno terminato, Velvet uscì dal locale e pensò di passare al supermercato per riempire il suo frigo vuoto.

Purtroppo ne uscì mezz'ora dopo con due sacchetti a occuparle le braccia e quando entrò nell'androne del palazzo, fu costretta ad aspettare l'ascensore. Pregò il suo angelo custode di non farle incontrare nessuno e per fortuna, l'ascensore era completamente libero.

Quando le porte si riaprirono al suo piano, recuperò i sacchetti e si avviò verso il suo appartamento ma ad un certo punto inciampò in qualcosa che si trovava proprio sul suo tappettino.
Un sacchetto le cadde dalle braccia e sbattè la testa contro la porta così mentre si toccava il punto dolorante, abbassò lo sguardo e vide il vassoio in cui aveva messo i biscotti per il tizio che stava a qualche porta di distanza dalla sua: era tutto insalivato e questo la fece rabbrividire leggermente.

Decise di aprire la porta di casa e con la punta della scarpa spinse il vassoio lungo il corridoio fino alla cucina dove lo prese dal bordo meno sbavato che c'era e lo gettò nella pattumiera. Lasciò i sacchetti sul tavolo e a passo di marcia uscì di nuovo di casa.
Bussò alla porta di Richard e mentre aspettava iniziò a battere nervosamente il piede sul pavimento.

"Chi è?" Una voce la distolse dai suoi pensieri e si guardò intorno per vedere da dove provenisse e alla fine notò un piccolo citofono dall'altro lato della porta rispetto al campanello.
"Indovina" disse ironica.
La serratura scattò e lei entrò come una furia.
"Ma volevi ammazzarmi?" Gli chiese puntandogli un dito sul petto fasciato da una maglietta blu.
"Di che parli?"
"Del vassoio che hai lasciato sul mio tappetino. Sono inciampata e ho sbattuto la fronte, idiota!"
E stava per continuare ma le braccia di Richard si protrassero in avanti fino a toccare le sue spalle e risalire lungo il collo fino ad arrivare al viso.
"Si, hai un bel livido, vieni" le disse prendendola per mano e portandola verso la cucina.

Velvet aveva ancora la bocca spalancata. Da dove veniva tanta gentilezza? Era davvero lui o aveva sbagliato appartamento?

Le fece segno di sedersi su uno degli sgabelli al tavolo e si mosse agilmente tra i vari mobili prendendo del ghiaccio dal freezer e un canovaccio.
Velvet lo guardava rapita: non sembrava una persona con una disabilità tanto importante e per una volta non sembrava in guerra con il mondo.

Quando il ghiacciò fu poggiato sulla sua fronte, non riuscì a trattenere un urlo per la sensazione dolorosa e prima che potesse dire qualcosa, una donna entrò in cucina.
"Che sta succedendo?"

Angolo autrice
Scusatemi per l'attesa di questi giorni. Ho finalmente finito gli esami e ho recuperato un pò di cose che avevo dovuto mettere da parte.
Spero che il capitolo vi piaccia e se vi va lasciate una stellina o un commento.
Xx

Mercy - Richard MaddenDove le storie prendono vita. Scoprilo ora