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Le mani e la bocca di Richard, ripresero decise il loro percorso lasciando che fosse Velvet a suggerirgli dove fermarsi con i propri gemiti e mormorii. Richard imparò in fretta dove si trovava quel punto alla base del collo, tanto sensibile da portare Velvet a stringergli le gambe intorno al bacino, mentre, a sue spese, capì che mordicchiarla all'altezza dei fianchi, le provocava solletico e la faceva scalciare di riflesso.

Quando arrivò col viso all'altezza degli slip di lei, sentì di essere vicino al Paradiso: fece scorrere la punta del naso lungo il bordo e quando infilò i pollici ai bordi per calargliele lungo i fianchi, la sentì risucchiare l'aria tra i denti.

"Dio mio che imbarazzo" disse Velvet lasciandosi scappare le parole di bocca, senza poterle fermare.

"Non ti imbarazzare" rispose Richard appoggiandosi su un gomito, per non gravarle troppo addosso e spostandosi un po' più verso il basso in modo da poterle accarezzare la pelle liscia delle gambe con la mano libera.

"Beh, considerato che l'ultima volta che qualcuno mi ha vista come mamma mi ha fatto, è stato alla mia nascita, non direi" concluse lei con un mugugno contrariato.

"Teoricamente io non ti sto guardando".

"Sto diventando anche un'insensibile" piagnucolò lei portandosi le mani al viso. Una leggera risata abbandonò le labbra di Richard.

"Calmati tesoro. Non c'è bisogno di andare così nel pallone. Sono solo io. Se ti può far star meglio, posso darti qualcosa su cui concentrarti" le disse prima di sollevarsi fulmineamente e calarsi i boxer lungo i fianchi. La bocca di Velvet assunse la forma di una O perfetta quando posò gli occhi su tutto quel ben di dio e un brivido di paura le corse lungo la schiena quando calò lo sguardo al di sotto del livello della cintura.

"Non ci entrerà mai" disse spaventata, incurante di quanto potesse sembrare goffa in quegli istanti.

Questa volta, la risata di Richard fu piena e sentita: non aveva mai pensato al fatto che, dopo il suo incidente, a letto con una donna, si sarebbe sentito così rilassato: probabilmente era il fatto che Velvet fosse così dolce e così inesperta che lo distraeva dal farsi paranoie su cosa lei potesse pensare.

"Tra poco ti dimostrerò quanto ti stai sbagliando" le rispose abbassandosi verso di lei e soffiandole queste poche parole sulle labbra, prima di baciarla nel tentativo di farla tranquillizzare.

"Mi dispiace. Non voglio rovinare tutto" piagnucolò lei nascondendo il viso tra il suo collo e la spalla.

"Non stai rovinando niente. Te lo giuro. Lo stai solo rendendo speciale per entrambi" e dopo un altro bacio a stampo, ricominciò a scendere lungo il suo corpo.

Quando, ormai, il viso di Richard aveva ampiamente superato l'ombelico, fu fermato dalla mano di Velvet.

"Che c'è angelo?" le chiese dolcemente, senza lasciarsi scoraggiare e prendendo a lasciarle umidi baci lungo il tessuto degli slip.

"Non pensavo avremmo fatto anche questo" rispose mentre lei stessa sentiva il proprio viso arrossire violentemente. Quella che doveva essere la notte più bella della sua vita, si stava trasformando in un vero e proprio disastro, ed era solo colpa sua.

Sentì ancora il naso di Richard scorrerle lungo la pelle tracciando disegni astratti.

"Muoio dalla voglia di sentire che sapore hai. Conosco quello delle tue labbra, della tua pelle, e adesso voglio conoscere ogni parte di te" le soffiò contro il corpo mentre le gambe di Velvet si ricoprivano di brividi.

Mercy - Richard MaddenDove le storie prendono vita. Scoprilo ora