"Dove andiamo, mamma?".
Gillian le sorrise dallo specchietto retrovisore.
"È una sorpresa. Vedrai ti piacerà."
Dopo essere passata a prendere Alice aveva deciso che si meritavano un regalo. La mostra interattiva sui dinosauri sarebbe rimasta ancora per poco in città e Gillian sapeva quanto Alice ci tenesse a vederla. Nonostante costasse non poco voleva fare qualcosa di diverso. Spesso le era venuta voglia di fare la 'Tessera musei', ma non aveva mai voluto spendere soldi inutilmente. Tuttavia quel giorno voleva cambiare un po' di cose. Non serviva a niente piangersi addosso e vivere una vita a metà. Piuttosto avrebbe fatto un quarto lavoro, ma lei voleva vivere. Di nuovo. Voleva farlo per Rob, per lei, ma soprattutto per la sua piccola Alice.
Arrivate al museo fecero subito la tessera, così sarebbero potute andare a vedere altri musei o mostre, e iniziarono la visita. La mostra era davvero fatta bene. Con dinosauri meccanici che si muovevano e filmati in realtà aumentata davvero spettacolari. Alice si divertiva come mai prima d'ora e pure Gillian riuscì a scoppiare a ridere più di una volta e a non pensare ai suoi problemi.
"Mettiti lì ferma, amore, che ti faccio una foto!"
La bambina si mise affianco ad un Triceratopo, il suo dinosauro preferito, e sorrise. Pochi secondi dopo la statua mosse la testa verso di lei che si spaventò. La foto venne con Alice che faceva un salto e guardava terrorizzata il Triceratopo, che si era girato. Gillian quando la vide scoppiò in una fragorosa risata. Era da tempo che non si divertiva così tanto. Troppo tempo. Una volta uscite Alice era entusiasta e volle a tutti i costi far stampare a colori da Gillian la foto di loro due abbracciate sedute sulla groppa di un brontosauro, presente a fine mostra su cui si poteva salire e che rimaneva immobile. Gill gliela stampò in varie dimensioni e la figlia ne attaccò una sul suo diario, mentre un'altra la incollò su un cartoncino che appese sul suo letto. L'ultima Gillian la stampò in formato poster e l'appesero nel salotto sopra la credenza, dove vi erano le foto risalenti a due anni prima. Quella avrebbe rappresentato l'inizio della loro nuova vita.
Dopo aver fatto cena guardarono un film insieme e andarono a dormire.
***
"Pronto?".
La sua voce fece subito venire il nervoso a Gillian. Inspirò.
"Salve, Damiani. Sono Gillian. La chiamo perché la panetteria ha accettato e vuole un colloquio con lei oggi pomeriggio alle 17."
Silenzio.
"Mi era parso di averti detto che dovevamo darci del tu, o sbaglio, Gillian?".
Lei sospirò.
"Quindi ci vieni?"
"Ovviamente. Ci vediamo là davanti 10 minuti prima."
"Perfetto, a dopo."
"A dopo, dolcezza."
Gillian chiuse la chiamata. La giornata non poteva iniziare peggio. Passò il resto della mattinata a finire di riordinare i documenti e le relazioni dei suoi ultimi casi. Gillian non avrebbe saputo spiegarlo, ma si sentiva diversa, come se fosse scattato qualcosa. Non percepiva più solo grigio. Ora vi era anche il rosso. Rosso di rabbia. Forse il suo capo aveva ragione. Il mostro in qualche modo la stava aiutando a percepire qualcosa. Rabbia. Sì. Ma pur sempre qualcosa.
Una volta finito di sistemare il tutto il direttore la chiamò e le disse di andare a casa a prepararsi con calma per il colloquio che avrebbe avuto di lì a 3 ore. Gillian non voleva. Non sapeva perché. Aveva sempre amato stare da sola, eppure quel giorno sentì una strana morsa allo stomaco all'idea che per due ore sarebbe stata sola, prima di poter andare a prendere Alice. Tornò a casa. Accese la radio. E fece qualcosa che erano due anni che non faceva. Disegnò. Ma Gillian non disegnava normalmente. No. Era più una specie di pittura. Solo che lei usava le mani. Si sporcava le mani di nero, solitamente, e disegnava. Una volta finito il risultato somigliava così tanto alla realtà che si poteva scambiare per un'enorme foto. Gillian intinse le dita e disegnò. Non pensava a cosa stava dipingendo. Pensava solo a quel rosso, che, dopo così tanto tempo, finalmente si era affiancato al grigio. Il colore che per due anni aveva dominato la sua vita. Quando finì di disegnare, guardò la sua opera.
Alice era al centro del quadro, del colore del sole. Sorrise. Lei era sempre presente. In ogni suo disegno da quando era nata. Attorno a lei una città grigia. In alto, il cielo era coperto di nuvole grigie da cui scendeva una fitta pioggia rossa. E quel rosso andava ovunque. Ricopriva tutta la città, le case, i ponti, ogni cosa che lei aveva dipinto
Gillian rimase molto turbata da quel disegno. Che significava? Lo sistemò in camera sua coperto da un telo, finché non si fosse asciugato. Non voleva che Alice lo vedesse.
Guardò l'ora. Le 15.30. Fece una doccia veloce. Si cambiò. Salì in auto e andò a prendere Alice. Una volta uscita la portò con sé al colloquio di Damiani. Lo faceva spesso quando erano nel pomeriggio. Non poteva lasciare Alice da sola e una babysitter costava troppo. Arrivarono in perfetto orario. Il mostro era già lì ad aspettarla.
"Lui è il tuo nuovo caso, mami?" chiese Alice indicandolo. Gillian annuì.
"Sì, amore, si chiama Mauro." le rispose.
"Come quello che ha mandato papà sulla stella?" domandò innocentemente. A Gillian salirono le lacrime agli occhi, ma prontamente le ricacciò indietro. Sentì lo sguardo del mostro bruciare sulla sua pelle, ma lo ignorò.
"Sì, proprio come lui."
"Ciao! Io sono Alice." disse timidamente, rivolgendosi all'ex-detenuto. Lui le sorrise.
"Ciao, piccolina."
"Tu sei cattivo?" gli chiese, nascondendosi tra le gambe della madre.
"Come?"chiese spaesato.
"La mamma aiuta sempre quelli che prima erano cattivi. Cosa hai fatto di brutto?".
Damiani si stupì della schiettezza di quella bambina. Rimase senza parole. Cosa doveva rispondere? Che era l'assassino di suo padre?
"Lui era un ladro." rispose Gillian al posto suo.
"Rubava i soldi?"
"Non proprio."
La bambina lo guardò come se stesse cercando di leggergli dentro, proprio come faceva sempre la madre.
"Ah."disse "Ora però sei pentito, giusto? Sei buono adesso?".
Lui annuì. "Sì, piccola, almeno, ci provo."
Fortunatamente lo invitarono ad entrare per il colloquio, salvandolo dallo sguardo indagatore della bambina.
Il colloquio andò bene. Mauro era davvero bravo cucinare e i proprietari della panetteria ne furono entusiasti. L'orario di lavoro era dalle 6 alle 14. L'unico problema per Gillian era Alice.Doveva portarla a scuola come minimo per le 7.30, che iniziava il pre-scuola. Così, dopo il colloquio, lei e Alice passarono in ufficio a spiegare al direttore il problema. Poco prima di salire in auto, Damiani la fermò.
"Gillian!"
"Dimmi."
Lui abbassò la voce. "Prima hai detto che ero un ladro, ma non di soldi...di cosa allora?".
Lei lo guardò un po' poi rispose: "Di colori. Tu hai rubato i colori del mondo." detto ciò salì in macchina e partì, lasciandolo ancora una volta lì. Pieno di domande che lei non faceva altro che complicare.
Una volta nell'ufficio del direttore Gillian spiegò la situazione.
"Scusi, signore." s'intromise Elisa. "Non volevo interrompere, ma passavo qui davanti e, per sbaglio, ho sentito del problema. Se per Gill non è un problema posso passare io da Alice e portarla a scuola."
Gillian sospirò di sollievo e la ringraziò. Le diede una copia delle chiavi e le spiegò tutto. Ora doveva solo sopravvivere 8 ore al giorno con il mostro.
STAI LEGGENDO
IL SAPORE DEI COLORI
ChickLitPer Gillian i colori sono ciò che caratterizzano le persone, le emozioni, la vita. Gillian ama la vita e ama i colori. O forse sarebbe meglio dire 'amava'. Due anni fa tutto ciò ha smesso di avere importanza. Due anni fa la sua vita è stata distrutt...
