Capitolo 8

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Il giorno dopo era sabato e Gillian voleva andare negli archivi della polizia a cercare informazioni sulla morte di Roberto. Aveva avvisato il giorno prima la panetteria dicendo che aveva un appuntamento dal dentista con Alice. Aveva anche parlato con la mamma della migliore amica di Alice che si era detta felicissima di passare un po' di tempo con lei.

Così verso le 10 la portò da Irene, la sua amica. I suoi nonni e il padre di Rob erano arrivati insieme in Italia sullo stesso gommone e questo aveva fatto nascere un'amicizia che era durata tutti quegli anni tra le due famiglie.

– Allora, Ali hai preso tutto? le chiese Gillian controllando che non avesse dimenticato niente Mi sembra di sì. Tornerò nel pomeriggio, okay? Ti voglio bene, amore, buona giornata. la salutò baciandole la guancia.

– Ciao, mamma! Ti voglio bene anch'io.

Gillian salì in macchina e si diresse verso gli archivi della polizia.

Una volta arrivata vide l'ultima persona che si aspettava di vedere. Damiani la guardava con quel sorrisino ironico e la salutò vedendola arrivare.

– Che diavolo ci fai qui? gli chiese, scendendo dall'auto.

– Beh, dopo la nostra chiacchierata di ieri ho capito subito che ti saresti voluta informare di più. E dove altro saresti potuta andare se non qui?

Gillian sbuffò. Come aveva fatto a prevedere così bene le sue mosse?

– Perché non sei al lavoro?

Lui finse un attacco di tosse. Sono molto malato. Torno al lavoro lunedì.

Lei lo guardò come se volesse ucciderlo. Sospirò. Cercò di entrare ma lui le bloccò il passaggio.

– Che cosa vuoi, Damiani?

– Voglio venire con te.disse più serio.

– No. replicò lei risoluta.

– Andiamo, Gillian! Sono l'unica persona che sa qualcosa oltre te. Voglio sapere anche io il perché ho dovuto ucc-

– Non lo dire! lo interruppe urlando Non dire quella cosa. sussurrò. Lui chiuse la bocca e la guardò in attesa di una risposta. Lei sospirò rassegnata. Non avrebbe accettato un no, di questo ne era certa.

– Va bene! Vieni! Ma cerca di non ricordarmi troppo che esisti e se ti azzardi un'altra volta a saltare il lavoro ti faccio rapporto. disse esasperata incamminandosi all'interno della struttura. Lui sorrise.

– Grazie, Gill. sussurrò così piano che lei non lo sentì. Dopodiché la seguì. Dentro vi era un uomo piuttosto anziano che garantiva l'accesso a tutti i documenti.

– Salve. Sono Gillian Moreau, assistente sociale. Dovrei vedere dei documenti per un caso che sto seguendo, posso entrare?

L'uomo controllò che fosse effettivamente un assistente sociale.

– Oh! Un altro assistente sociale. Venite tutti insieme? E lui chi è? domandò indicandole Damiani.

– Il mio apprendista. È in tirocinio.

La risposta sembrò soddisfare l'uomo che li fece entrare. Una volta dentro iniziarono a cercare i casi risalenti a due anni prima.

– Allora, 2019...2019...2019... – lesse Gillian sugli scaffali – Accidenti ma quanti ce n'è del 2019? Ah, ecco! 2018... – Gill aumentò l'andatura, ignorando volutamente Mauro dietro di lei.

– 2017 eccolo qui! – disse finalmente. Quasi urlò per lo spavento.

– Ehi, Gill!

– Michi? Che diavolo ci fai qui?

– Da quanto ci conosciamo? Dieci anni? E pensi che non sia in grado di capire cosa vuoi fare? Andiamo, Gill!

Gillian sbuffò. Come poteva essere così prevedibile?

– Hai trovato qualcosa?

– Ancora niente. Mi date una mano?

Dopo un paio d'ore che cercavano erano ancora in alto mare. Era difficile cercare tra i tanti fascicoli che vi erano negli scaffali dedicati al 2017. Gillian iniziava a credere che non li avrebbero mai trovati.

– Gillian! Vieni, sono qui! esclamò Mauro. Lei e Michelangelo corsero subito nella direzione da cui proveniva la sua voce. Si misero su un tavolo e iniziarono a leggere.

– Cazzo! Non dice niente che non sapevamo già! – Gill lanciò i documenti a terra – È stata una perdita di tempo! urlò arrabbiata. Michi la guardò stupito. Gillian non era che si arrabbiava facilmente. La questione la stava ovviamente distruggendo su tutti i fronti e lui non aveva la più pallida idea di cosa fare per farla stare meglio.

– Già. Damiani non sembrò sorpreso Vieni. disse alzandosi.

– Dove?

– A mangiare.rispose come se fosse ovvio Offro io.

Gillian e Michi si scambiarono uno sguardo.

– Tu vieni, Michi? – gli chiese, prendendogli una mano e iniziandolo a trascinare verso l'uscita. Lui sospirò. Sarebbe davvero voluto andare con lei.

– Non posso, purtroppo ho un pranzo con i genitori di Cassandra.

Gillian sospirò ma non disse niente. Salutò Michi con un sorriso e seguì Damiani senza molta voglia. In fondo l'aveva aiutata. E poi aveva davvero fame.

***

– Venivo sempre qui con la mia famiglia prima...dell'incidente. le spiegò Mauro. Gillian annuì. Si trovavano in un locale davvero carino e molto economico. Non aveva idea di dove si trovassero, dato che il suo senso dell'orientamento faceva pena, ma sapeva che erano più o meno vicino a via Po.

– Mmh... commentò lei, per nulla interessata a voler conoscerlo.

– Gillian, capisco che per te è difficile ma, ti prego, provaci a trattarmi come un detenuto qualsiasi.

– Come? – chiese lei, sul punto di urlargli in faccia.

– Scusate?

Damiani ringraziò silenziosamente chiunque li avesse interrotti.

– Le vostre ordinazioni. concluse il cameriere posando i piatti di fronte loro. I due iniziarono a mangiare in silenzio, ognuno perso nei suoi pensieri.

– Cosa farai ora? ruppe il silenzio Mauro. Gillian sospirò.

– Non mi arrenderò così facilmente. Voglio sapere la verità.

– Non hai paura che tu possa...ecco...

– Finire come Rob? lo anticipò lei. Lui annuì.

– Forse, ma non è una scusa per fermarsi. Ora scusa, ma vado. Devo andare in un posto.

IL SAPORE DEI COLORIDove le storie prendono vita. Scoprilo ora