Grigio.
Era tutto grigio. Sempre. I colori. I sapori. I rumori. Tutti di quel fottuto grigio. Un colore stupido. Non è nemmeno un colore. Vuoto. È solo vuoto.
Gillian si rigirò nel letto. Anche quel giorno non era riuscita a dormire.Non si ricordava nemmeno più l'ultima volta che aveva dormito. In realtà se la ricordava piuttosto bene. Anzi troppo bene. A volte pensava che sarebbe stato meglio dimenticare. Solo a volte. In quelle giornate più grigie del solito. Altre,invece, pensava che l'unica cosa che le era rimasta fossero i ricordi e ciò che custodivano: i colori. I sapori. I rumori. La vita.
Si alzò e a piedi nudi andò fino in cucina a prepararsi la colazione.Quel giorno era sabato e aveva tutte le intenzioni di goderselo. Mise su il caffè, preparò la tavola e si sedette ad aspettare il gorgoglio della moka. Guardò l'ora: le 7.00. Ancora presto. Alice si sarebbe svegliata solo tra un'oretta. Non le piaceva alzarsi tardi. Gillian sospettava che nemmeno lei riuscisse a dormire la notte.
Spense il fornello e si versò del caffè. Nero. Senza zucchero. Un tempo non lo avrebbe mai preso così. Amava macchiarlo con il latte. Ma da quei tempi ne era passata troppa di acqua sotto il ponte. Bevve un sorso. Fece una faccia schifata. Poi continuò a bere. Il caffè era l'unica cosa da cui non riceveva solo grigio. Dopo averlo bevuto passava la giornata con la bocca amara. Ma almeno sentiva un gusto che non fosse quell'enorme vuoto. Poco dopo Alice si alzò. A quanto pare non aveva più voglia di stare nel letto ad aspettare. Gillian sorrise. Alice era l'unica persona in grado di riportarle un po' di colore. Se avesse dovuto dire quale, Gillian non avrebbe avuto dubbi. Alice era il giallo. Non il giallo smorto o quel giallo mischiato ad altri colori. No. Lei era il giallo puro. Quello del sole a mezzogiorno. Sì. Alice era il suo sole.
Gillian sorrise. "Buongiorno, amore."
La bambina si strofinò un occhio con il pugnetto chiuso.
"Ciao,mamma." disse assonnata, mostrando, però, un grosso sorriso privo di qualche dente. Gillian la prese in braccio e le diede un bacio sulla guancia paffuta.
"Dormito bene, puffo?"
"Mmh...sì."
No.Nemmeno lei aveva dormito. Gillian era molto preoccupata di ciò. Una bambina di 7 anni ha bisogno di dormire. Ne aveva parlato con la pediatra ma lei le aveva detto che la bambina stava bene: le prescrisse delle pillole per aiutarla a dormire e basta. Gillian però le aveva buttate dopo la prima volta che le aveva usate. Quella notte Alice l'aveva passata urlando per colpa degli incubi, ma incapace di svegliarsi, per colpa delle pillole. Gillian non poteva vederla in quello stato.
"Cosa ti va di fare oggi, Ali?" le chiese, anche se sapeva già la risposta.
"Andiamo da papà?".
E infatti. Gillian sorrise triste. Quel giorno erano esattamente 2 anni dalla morte di suo marito, Roberto.Era stato ucciso quella stessa notte. In un vicolo buio. Per una stupidissima rapina. Una fottuta rapina. Il colpevole era stato arrestato, certo, ma a lei non le importava nulla. Anzi. Se lo avesse avuto davanti lo avrebbe ucciso. Questa sarebbe stata giustizia. Non lo avrebbe mai fatto, però, non perché non era capace. No. Era per sua figlia che non lo faceva. Aveva già perso il padre, non voleva che perdesse anche la madre.
"D'accordo,ci andremo non appena ti sarai vestita."
La bambina batté le mani e, dopo aver mandato giù il latte, corse a cambiarsi. Gillian le aveva detto che papà era dovuto andare via perché il cielo aveva bisogno di lui per tenere accesa la stella più bella di tutte. Alice lo aveva accettato, anche se a volte chiedeva ancora dove fosse o perché non tornasse. Le mancava molto. Una volta era tornata da scuola in lacrime perché stavano preparando un regalo per la festa del papà ma lei non poteva darglielo. Così Gillian l'aveva portata in cima alla collina di fronte casa loro. Era lì Roberto.Non aveva voluto seppellirlo in un comune cimitero. Una lapide in mezzo alle altre. No.L'aveva fatto cremare e da quella collina aveva sparso le sue ceneri.Una volta arrivate lei le aveva indicato il cielo e le aveva detto che era proprio da quello stesso punto che papà era salito lassù.La bambina allora aveva posato lì per terra il suo regalo. Il giorno dopo era contentissima perché, dopo essere tornate, aveva visto che non c'era più. Non seppe mai che Gillian l'aveva preso e lo teneva nascosto in un cassetto dell'armadio.
Una volta pronte salirono in macchina per raggiungere la cima della collina. Presero una coperta dal baule e si sedettero in uno spiazzo in mezzo ad un boschetto di betulle e,guardando il cielo, iniziarono a parlare.
***
"Pronto?"
"Salve,parlo con la signora Molinari?".
Gillian sospirò. Odiava quando la chiamavano con il nome di suo marito. Le ricordava ancora di più il fatto che lui non ci fosse.
"Sì,sono io. Chi parla?"
"La chiamo dal carcere di Torino. Volevamo informarla che il detenuto Mauro Damiani sarà reintegrato a breve nella società per collaborazione con le autorità e buona condotta."
Gillian sentì le forze venirle ameno e un macigno le si conficcò alla bocca dello stomaco.
"E quindi? Che volete da me?"
"Il detenuto non vuole nessun assistente sociale, se non lei. Dice che non parlerà se lei non è presente."
"E se non mi presentassi?"
"In tal caso, signora, saremo costretti a non rinnovarle il contratto, ho già parlato con il suo capo che si è detto d'accordo. Mi dispiace,ma questo è il suo lavoro e deve accettarlo. L'orario di ritrovo è Lunedì presso il nostro carcere alle 10.30. Buona giornata."
Gillian chiuse la chiamata. Lunedì. Quel giorno era domenica. Solo 1 giorno mancava. Sentì le lacrime minacciare di uscire. Si sentiva vuota.Impotente. Avrebbe dovuto aiutare quel mostro a reinserirsi nella società. Non voleva. Non poteva. Cosa avrebbe detto Rob se lo avesse saputo? Stava per cadere già da troppo tempo e quello sembrava proprio il colpo di grazia tanto atteso. Si accasciò a terra con la testa tra le gambe.
"Mamma?Tutto bene?" la piccola Alice la chiamò, preoccupata nel vederla così triste. Sua madre era sempre stata sorridente e felice anche dopo la morte del marito. Non l'aveva mai vista triste o preoccupata di niente. Gillian alzò la testa. Si era del tutto dimenticata che non poteva assolutamente apparire debole. Lei doveva essere forte. Per entrambe.Altrimenti avrebbe trascinato Alice giù con lei nel baratro del dolore. Si asciugò le lacrime e abbozzò un sorriso.
"Amore,si tutto bene. La mamma ha solo un forte mal di testa."
La piccola la abbracciò. "Posso leggerti una storia per farlo andare via?".
Gillian nonostante il dolore sorrise teneramente.
"La leggiamo insieme, se vuoi."
La bimba batté le mani e corse a prendere un libro. Si sedettero sul divano e iniziarono a leggere e a fare le voci insieme, abbracciate.
Quella notte Gillian non riuscì a smettere di pensare alla faccia dell'assassino. L'aveva visto una sola volta. In tribunale, al processo. Aveva un'aria così strafottente quello stronzo! Come se fosse al di sopra del mondo. Con quel sorrisino di chi la sa lunga su di te. E quegli occhi! Quando lui li aveva rivolti dritti dentro quelli di Gillian lei si era sentita nuda ed esposta. Aveva avuto paura, nonostante fossero in un tribunale. Aveva stretto a sé Alice,come se così fosse in grado di proteggerla da quello sguardo affilato. Poi lui aveva interrotto il contatto e Gillian si accorse che stava trattenendo il respiro.
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IL SAPORE DEI COLORI
ChickLitPer Gillian i colori sono ciò che caratterizzano le persone, le emozioni, la vita. Gillian ama la vita e ama i colori. O forse sarebbe meglio dire 'amava'. Due anni fa tutto ciò ha smesso di avere importanza. Due anni fa la sua vita è stata distrutt...