Fu il weekend più bello di sempre. Alice non la smetteva più di sorridere. Era felice. Lo si vedeva chiaramente. E Gillian pure. Si godettero il sole e la spiaggia il più possibile. E il lunedì arrivò troppo presto. Purtroppo, anche se era festa, Irene e la sua famiglia avevano un pranzo con altri parenti e per cui non avrebbero potuto fare il ponte lungo. Così arrivarono a casa verso le dieci di quel lunedì.
Cosa avrebbero potuto fare?
Si ricordò di quel messaggio.
Beh...forse ci sarebbe potuta andare da loro. Era da tanto tempo che avrebbe voluto parlarle. Aveva bisogno di essere ascoltata. Di essere capita. E sapeva che solo quella persona era in grado di farlo. Era però da tanto tempo che non parlavano più. Troppo tempo.
Gillian non sapeva cosa fare. Forse sarebbe dovuta andarci. Ad Alice avrebbe fatto piacere. Sì. Ci sarebbe andata.
– Ali?
– Si, mami?
– Prendi la felpa, usciamo.
***
A Gillian tremava la mano. Stava iniziando a pensare che non fosse stata una buona idea. Ormai però era lì e non poteva dire ad Alice di tornare a casa punto e chiuso. Inspirò. Bussò un paio di volte.
Quando si aprì la porta Gillian per poco non scoppiò a piangere. I suoi occhi neri la fissavano. Gli occhi dell'uomo che amava. Neri come la notte. Incorniciati da lunghe ciocche nere di capelli, sfuggiti da una crocchia disordinata. In due anni non era cambiata di una virgola a parte due o tre striature di grigio tra i capelli. Gli occhi spenti come il giorno del funerale. In quel momento Gillian non sapeva se buttarsi fra le sue braccia o scappare di corsa dal passato. Così rimase ferma.
– Nonna! – strillò Alice, lanciandosi contro la donna. Changa le guardò un po' sorpresa. Poi sorrise.
– Ciao, piccolina! Quanto sei cresciuta! – disse, inginocchiandosi e prendendole il viso tra le mani. – Sei davvero bella! – continuò sull'orlo delle lacrime.
– Ciao, Changa. – la salutò Gillian.
– Ciao, Gilly. – le rispose lei, accarezzandole la guancia.
– Ammetto che avrei dovuto avvisare e non sarei mai dovuta scomparire così di punto in bianco ma-
Venne interrotta dall'abbraccio della donna.
– Avevi bisogno dei tuoi tempi, Gilly.
E in quel momento Gillian si sentì sciogliere, come se fosse tornata a casa. Changa era sempre stata una sua seconda madre. I suoi genitori erano francesi, come lei, e vivevano ancora nei pressi di Marsiglia. Lei e Alice andavano a trovarli tutte le vacanze, ma era diverso che avere una 'mamma' a pochi metri da casa.
– Forza entrate! – disse, spostandosi dalla porta.
– Nonno! – esclamò Alice correndo ad abbracciare il marito di Changa, Francesco. Si erano sposati circa sei anni prima e Gillian ne era stata davvero entusiasta. Chan si meritava la felicità. Le donne lasciarono nonno e nipote giocare da soli, con la scusa del pranzo da preparare.
– Che succede, Gilly? – domandò, capendo subito che qualcosa non andava.
– È complicato.
– Beh, non ho niente da fare. – esclamò sorridendo.
– Non dovevamo cucinare? – chiese Gillian confusa.
– Ho cucinato stamattina presto. Insonnia.
– Come facevi a sapere che sarei venuta?
Changa sorrise. – Ti preparo una limonata.
Poco dopo tornò con un'enorme caraffa di limonata con del ghiaccio.
– Siamo a maggio ma fa già caldo.
– Già. – concordò Gill, sorridendo. – Chan? Come sapevi che sarei venuta?
– In realtà non lo sapevo. Ma ci speravo. Ed eccoti qui! – rispose felice, stringendole la mano. – Ora racconta.
– Non saprei proprio da dove cominciare.
– Comincia dall'inizio.
Gillian inspirò e iniziò a raccontare. Le raccontò del vicolo. Di come i colori si fossero spenti tutti insieme, lasciando il posto a un monotono grigio. Le raccontò di come piano piano Alice tornò a farle vedere il giallo. Le raccontò di come il giorno dell'anniversario della sua morte le avessero dato quella notizia. Le raccontò del rosso prepotente che era tornato nella sua vita. Le raccontò di come poi, proprio grazie a quel rosso, erano tornati tutti gli altri colori. Uno per volta. Le raccontò di quell'arancione che, piano piano, in silenzio, le era sempre stato accanto, senza pretendere nulla in cambio. Le raccontò della verità che aveva scoperto. Della rabbia. Della confusione. Di Luca e del mare. E mentre raccontava le sembrò che quei due anni lontane non fossero mai esistiti.
A fine racconto Changa sorrise.
– Quindi ti sei innamorata.
Gillian sgranò gli occhi. – Cosa? No, assolutamente no. E di chi poi?
– Sai bene di chi. E sono sicura che sei ricambiata da tempo.
No. Gillian scosse la testa. Non era innamorata. Di nessuno. Non avrebbe mai potuto esserlo.
– Non potrei mai amare qualcun altro. Lui...era lui che amavo e che amo anche se è...insomma hai capito.
– Morto.
– S-sì...Quello.
Changa sorrise comprensiva. – Dopo due anni, non sei ancora riuscita a superarlo? Non riesci nemmeno a dirlo?
– Io non riesco, Chan. Lui era tutto per me.
Lei le strinse le mani. La guardò negli occhi a lungo. Poi sorrise tristemente. – Ho sempre saputo che tu fossi la donna perfetta per mio figlio. Il modo in cui vi guardavate. Il modo in cui vi giravate l'uno in cerca dell'altra quando non eravate insieme. Il modo in cui ridevate. Il modo in dicevate i vostri nomi. Eravate una coppia perfetta. L'ho sempre saputo. E capisco che sia difficile per te da superare. Ma devi andare avanti. Lo devi fare per lui, ma soprattutto per te. Sei giovane e bella hai ancora tutta la vita davanti. Devi riuscire a farcela. Dillo: Rob è morto. È stato ucciso. – le spiegò Chan. Gill inspirò. In quel momento poté giurare di sentire suo marito ridere nell'altra stanza con Alice e Francesco. Una lacrima le solcò la guancia.
– Non ce la faccio.
– Ci riuscirai, ne sono certa.– le sussurrò, stringendole più forte le mani. Gillian non poté resistere oltre e la abbracciò. Le era mancata davvero tanto.
– Quindi non ti piace nessuno.– disse Changa, una volta separate.
– No.
Changa la guardò in silenzio. Capiva molto bene come si sentiva Gillian, lei stessa c'era passata, e proprio per questo voleva aiutarla a superarla. Le prese una mano.
– Io capisco benissimo le tue paure, Gilly, meglio di chiunque altro. Io stessa ho provato i sentimenti contrastanti che immagino stia provando tu. Non sono io che devo decidere per te cosa o come fare, ma una cosa te la voglio dire: non impedirti di essere felice perché sono sicura che lui non lo vorrebbe. L'unica cosa che ha sempre voluto era vederti felice. Sempre. In ogni momento. Quindi ti prego di non chiudere le persone fuori perché hai paura di cosa puoi provare.
Gill sorrise triste. Non era facile e lei lo sapeva.
– Grazie, Changa, ci proverò.
La donna la guardò. – Io ci sono, Gilly, e qualsiasi cosa accada, noi continueremo a considerarti la nostra bambina.
– Ti voglio bene.
– Anche io, tesoro, tanto.
Finita la loro conversazione tornarono di là con il pranzo e tutti e quattro passarono un bellissimo pomeriggio.
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IL SAPORE DEI COLORI
ChickLitPer Gillian i colori sono ciò che caratterizzano le persone, le emozioni, la vita. Gillian ama la vita e ama i colori. O forse sarebbe meglio dire 'amava'. Due anni fa tutto ciò ha smesso di avere importanza. Due anni fa la sua vita è stata distrutt...
