Tredici clan pt.1

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La mattina del sedici ottobre, il giorno prima del Consiglio delle Streghe, si presentò fredda, cupa e piovosa. Una coltre di basse nubi color fumo sembrava essersi incollata al terreno e il gelo era talmente pungente che sembrava penetrasse nelle ossa come una malattia.

Quel giorno nessuna strega Leipreachán sarebbe andata a scuola o al lavoro, perché mio padre aveva espressamente chiesto che tutta la congrega si dedicasse anima e corpo all'accoglienza dei tredici capi clan e dei loro consiglieri, che sarebbero giunti nel nostro villaggio a partire da quel pomeriggio.

In realtà, il grosso dei lavori era già stato fatto: erano state predisposte quattordici tende (una per ogni clan più quella dove vi sarebbe tenuto il Consiglio vero e proprio), e tutte erano state incantate con la magia affinché al loro interno fossero spaziose come un piccolo appartamento e, come tale, avessero ogni tipo di comfort, dalla vasca idromassaggio al mini bar già rifornito. Queste tende erano persino già state montate, e ora si trovavano nella stessa radura nella quale avevamo festeggiato Mabon. Erano disposte in cerchio, ai margini del prato, mentre nel centro esatto sorgeva la struttura più grande, nella quale si sarebbero riunite tutte le Streghe. Questa era ampia, e il tetto (come mi aveva riferito Michan, il cui padre aveva diretto le operazioni di montaggio) era bucato nel centro, dove vi era un foro circolare che avrebbe permesso alla luce della luna di illuminare l'intero ambiente.

Nostro compito in qualità di congrega era quindi preparare un'accoglienza adeguata alle streghe più influenti di tutta l'Irlanda, prestando attenzione ai piccoli dettagli che si sarebbero potuti rivelare fondamentali: avremmo dovuto abbellire tutte le tende con i giusti addobbi floreali, scegliere il giusto colore per i tendaggi, cucinare il cibo tipico di ogni clan senza abbondare... tutte cose che io avrei sicuramente tralasciato, se fossi stata capo clan.

Così, mentre mia sorella si dava da fare in cucina, aiutata da Labhraidh (il quale non lo avrebbe mai ammesso, ma adorava cucinare), io e mia madre ci recammo nella foresta, alla ricerca di vischio, edere, sambuco e licheni.

Una volta che ci fummo inoltrate nel fitto del silenzioso bosco, mi domandò: «Allora, tesoro, hai deciso cosa indossare per il giorno dell'Iniziazione?».

Ecco un altro motivo per cui amavo mia madre: non mi metteva mai pressioni, e lasciava scegliere a me se parlare o meno di un argomento, proprio come stava facendo in quel momento. Mi aveva dato l'input per parlare del rito, ma non mi avrebbe detto nulla se non avessi voluto farlo.

«Credo... credo il tuo vestito. Quello che avevi usato tu durante la tua Iniziazione, se sei ancora disposta a prestarmelo» le dissi, sorridendole in un modo un po' contorto.

«Mamma... com'è stato il tuo rito?» le domandai curiosa, visto che non ne aveva mai parlato né con me né con mia sorella.

«Pieno di sorprese, si può dire così» cominciò. «Sai, io ero in un altro clan... quindi quando mi sono trasferita nei Leipreachán è scoppiato uno scandalo. Non ho più parlato con mia madre da quel giorno» confessò.

«La... nonna?» domandai, incredula.

Okay, era ovvio che io avessi una nonna, ma mia mamma non me ne aveva ma parlato... io credevo fosse addirittura morta.

Moira rise: «Sì, la nonna. Era una gran rompipalle, testarda come un mulo, e io ci litigavo davvero spesso. A distanza di decenni, però, mi manca davvero tanto. Tu me la ricordi tantissimo, sai?» disse poi, e notai che aveva lo sguardo perso, come se stesse rivivendo gli attimi della sua gioventù passati con la madre.

«È un complimento? No perché sai, mi hai appena dato della rompipalle e pure testarda» borbottai, lanciandole un'occhiataccia.

«Ma lo sei!» proruppe lei, ridendomi in faccia.

Stirpe Di StregaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora