Sui monti di Wicklow pt.1

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«Quindi ce l'hai fatta?».

Era il giorno seguente alla mia incursione in erboristeria, e Michan e Labhraidh erano con me nei pressi del ruscello. A parlare era stato Michan che, seduto su un sasso piatto e con in mano tela e carboncino, era tutto intento a tratteggiare i contorni della figura di Labhraidh, per portarsi avanti con i compiti di arte. Lanciai un'occhiata alla sua opera e vidi che per ora non se la stava cavando affatto male: sulla tela si stagliava un abbozzo molto preciso, che rappresentava il nostro amico immerso nella lettura. Spostai gli occhi dal ritratto al modello che lo aveva ispirato e ridacchiai nel vedere che il ragazzo in questione era sì sdraiato sull'erba con un volume, ma non era affatto immerso nella lettura. Il libro era infatti diventato un eccellente poggia testa già da ore, ovvero da quando Labhraidh aveva letto il nome dell'autore e aveva sbottato: «Russo? Esistono davvero scrittori russi? Scommetto che è una rottura, non lo leggo», e così Čechov era stato declassato a cuscino da prato.

«Sì, ce l'ho fatta» risposi a Michan, che mi aveva chiesto se fossi riuscita a scoprire quale fosse l'incantesimo per evocare la luce.

«Allora mostraci cosa sai fare» mi spronò Labhraidh, rotolandosi sull'erba nel tentativo di cercare una posizione più confortevole per riposare.

«Ieri sera non è andata molto bene: ci avrò provato una ventina di volte e non è mai successo nulla» borbottai, ripensando ai fallimenti della sera precedente.

«Andrà meglio, Row, vedrai che ce la farai» mi incoraggiò Michan, tornando poi a guardare Labhraidh e sbottando: «Vaffanculo! Cosa non hai capito delle parole "stai fermo"? Imbecille!».

«In compenso, ho scoperto che O'Neill è stato sul serio un fidanzato di mia madre» dissi ai miei amici, ripesando al discorso di mia madre del giorno precedente.

«Comincio ad invidiare quell'uomo» commentò Labhraidh, beccandosi una scarpa in testa da parte della sottoscritta.

«Pensa a leggere Čechov, al posto di fare l'idiota!» gli dissi ridendo, e lui mi rimbeccò dicendo: «E tu pensa al tuo arcobaleno!».

Sfortunatamente, quel giorno non riuscii a creare neanche una misera scintilla di luce, e non ci riuscii nemmeno il giorno dopo né quello dopo ancora.

All'alba del ventisette ottobre, a cinque giorni dalla prova più importante di tutta la mia vita, stavo per dare di matto dalla frustrazione quando, in preda ad una furia cieca, strillai: «Voglio questa cazzo di luce! Stupido incantesimo, vaffanculo! Solas!» e fu proprio in quell'occasione che sentii un improvviso calore alla mano e mi ritrovai le dita luccicanti.

Mi misi a piangere dalla gioia, ma smisi subito non appena mi resi conto di aver rischiato di accecarmi da sola nel tentativo di asciugarmi le lacrime.

Quella notte la passai insonne: verso mezzanotte scesi in cucina a prendere un bicchiere d'acqua, poi mi chiusi in camera e passai le seguenti sei ore a migliorare le mie capacità magiche.

La mattina seguente, a scuola, per quanto fossi distrutta e assonnata, sprizzavo allegria da tutti i pori: ero finalmente riuscita a creare un debole arcobaleno, minuscolo ma colorato, e non potevo che sorridere alla vita e al mondo.

«Ce l'ho fatta!» strillai, non appena vidi Michan e Labhraidh fuori dall'aula di chimica, e corsi ad abbracciarli con trasporto.

«Finalmente, cominciavo a preoccuparmi!» confessò Michan, tirando un sospiro di sollievo.

«Direi che ti sei salvata in extremis: mi ha detto mio nonno che, domani, tutti i partecipanti al Rito d'Iniziazione dovranno recarsi sui monti Wicklow per prepararsi in vista della prova» disse Labhraidh, con uno sguardo eccitato.

Stirpe Di StregaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora