"Casa" era una via, proprio in riva al mare, che si affacciava su giardini di medie e gradi dimensioni, delimitati da steccati di ogni colore. A destra e a sinistra della strada vi erano solitari cottage di pietra, alcuni con i tetti in paglia scura e altri in tegole, molto spioventi, il cui colore oscillava fra il blu scuro e il nero.
Rían indicò un'abitazione sulla sinistra e mi disse: «Mio padre abita lì». La casa era bellissima, dipinta di un caldo beige, e le finestre, che sporgevano verso l'esterno rispetto alla pianta centrale, avevano le imposte pitturate di un rosso intenso. La porta era molto grande, al centro della facciata più lunga, ed era sormontata da un arco in stucco bianco. Il tetto, in paglia scura, era sormontato da tre camini dipinti di rosso, di misure differenti, e il fumo grigio si levava in grosse volute nel cielo scuro della notte.
«Accidenti, lui sì che ha buon gusto» commentai, sperando con tutta me stessa che anche mia nonna condividesse la passione per l'architettura.
«Questa, invece, è la casa che divido con gli altri Guerrieri» mi disse poco dopo Rían, indicando una grande abitazione in sasso grigio, divisa in tre volumi. Il volume centrale era il più alto, e una grande porta azzurra dominava la facciata. Le finestre avevano le ante del medesimo colore, mentre le imposte erano bianche, e due camini grigi si ergevano solitari dallo spiovente tetto di tegole scure.
All'esterno notai molti strumenti da allenamento, e borbottai: «Non voglio sapere nulla riguardo quegli aggeggi».
Rían rise di gusto, e ci lasciammo alle spalle anche la sua abitazione.
La macchina proseguì in salita, verso il punto più alto della scogliera, sulla quale era arroccata una manciata di case. Le oltrepassammo tutte, giungendo infine all'ultima, solitaria abitazione del paesino: era una casa grande, in pietra, e gran parte della facciata principale era ricoperta di edera rampicante. Al pian terreno vi erano due bovindi, con gli infissi e le alte vetrate che non erano allineati al muro della casa ma risultavano seguire un percorso ad arco orizzontale aggettante dalla muratura, mentre dal tetto grigio, chiazzato dalle intemperie e molto spiovente, spuntavano due grandi abbaini dagli infissi verde scuro. Poco più sopra, un grande, singolo camino in pietra svettava verso il cielo, conferendo alla casa un tono di austerità e severità.
«Questa è la casa di tua nonna» mi disse Rían, fermando la macchina nel vialetto e spegnendo il motore.
«È decisamente la casa di Daghain» commentai, sbuffando sonoramente ed aprendo la portiera.
Proprio in quel momento la diretta interessata aprì la porta d'ingresso, che si trovava sul lato sinistro della casa, e venne verso di noi dicendo: «Era ora! Credevo vi foste persi per strada!».
Lanciai una significativa occhiata a Rían ma non commentai, cercando di trattenermi nel tentativo di migliorare, almeno un poco, i rapporti fra me e mia nonna.
«Ciao. Come stai?» le domandai infatti, tentando un approccio cortese.
Daghain mi rivolse un ghigno storto e ribadì: «Come vuoi che stia? Sono vecchia, ho acciacchi dappertutto».
«Peccato» borbottai, sollevando con fatica la mia valigia rossa.
«Dà qua, sciocchina» mi disse mia nonna, allungando una mano verso la mia borsa.
Aggrottai le sopracciglia: «Non hai appena detto di avere dolori ovunque?» chiesi, sospettosa.
«Nipote, sono una strega... non ho bisogno delle mani per trasportare qualcosa» mi rimbeccò lei, agitando una mano con noncuranza facendo sollevare contemporaneamente tutte le mie valige, che cominciarono a fluttuare alle sue spalle.
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Stirpe Di Strega
FantasíaRowan O'Brien ha quasi diciotto anni, vive in Irlanda ed è una strega. O meglio, lo sarebbe se fosse in grado di eseguire il Rito d'Iniziazione del suo clan. In qualità di figlia del capo clan, sa di suscitare l'attenzione dell'intera congrega, ma...
