Cap 34

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Da quando aveva ricevuto quella chiamata da Simon, durante la quale gli era stato suggerito di farsi avanti e provare a conquistare Laura, Derek era rimasto steso sul letto ad osservare il soffitto. Non che gli dispiacesse, in fondo aveva sempre avuto una cotta per lei, ma qualcosa non lo convinceva. Ignorò quella sensazione, le scrisse che sarebbe passato a trovarla al The Royal nel pomeriggio, ed iniziò a prepararsi.
Non era abituato ad un cinque stelle, perciò rimase a bocca aperta di fronte a quel lusso. Visibilmente spaesato, si aggirò per la hall, guardandosi intorno  alla ricerca di una persona in particolare e non trovandola. Avrebbe dovuto chiedere informazioni alla reception o magari scriverle direttamente?
Mentre vagliava le varie ipotesi, un ragazzo lo approcciò con fare amichevole. “Ciao, ti serve una mano?”
Derek annuì. “Sono qui per Laura.”
“Laura Johnson? La scrittrice?” Si accertò, sorpreso.
Mise le mani in tasca, ancora diffidente. “Sì, lei! Per caso la conosci?”
“Si sta occupando di un articolo sulla mia band.” Spiegò e gli porse la mano, sorridendo. “Sono Manuel.”
Spostò lo sguardo da quella al suo volto un paio di volte, poi allungò il braccio e gliela strinse. “Derek.”
“Lei dovrebbe essere qui a momenti.” Lo accompagnò al divano, si accomodarono e riprese a giocare.
“Per caso quello è un Tamagotchi?!” Domandò incredulo. “Sono anni che non ne vedevo uno in giro.” Ridacchiò. “Mi sento vecchio!”
“Vuoi provare?” Glielo passò. “Tanto non riuscirai a battermi!” Lo sfidò.
“Volentieri,” accettò con un sorriso, mentre un altro ragazzo si univa a loro.
Laura, intanto, scese in compagnia di Sarah ed iniziò a torturarsi le mani dall’ansia. Aveva completamente rimosso quel ragazzo, anche se vederlo lì, seduto nella hall, col trolley accanto al divano, a scambiare due parole con Manuel e Justin, aveva risvegliato dentro sé un mix perfetto fra emozione e tensione. Un susseguirsi di flashback la inondò, dalla prima intervista fino a quel camerino, dove aveva provato a sedurla, prima di cantare il suo pezzo su quel palco, colpendola al suo unico punto debole.
“Mark non è adatto a te, Laura, ti fa solo soffrire! Noi due insieme, invece, siamo perfetti. Dammi una chance!”
I ricordi di quella sera erano troppi. Laura corse in bagno, prima che Derek si accorgesse della sua presenza.
A Sarah non passò inosservata la sua espressione e, preoccupata, la seguì, mettendo una mano sulla maniglia. La tirò subito indietro, non appena sentì la sua amica piangere; si fece piccola, non voleva interrompere i pensieri che la stavano tormentando, ma strinse un pugno dalla rabbia.
“Prima Mark, poi Dylan e ora? Ci mancava solo questo tizio!” Pensò, scuotendo la testa, e, con decisione, entrò dentro, mettendosi di fronte alla scrittrice.
“So già perché sei qui Sarah!” L’anticipò la bionda
La rossa si appoggiò con la schiena alla porta. “Beh, sicuramente non per giudicarti. Voglio solo sapere cosa ti ha fatto di preciso quel ragazzo per farti scappare così!” Incrociò le braccia al petto ed addolcì il tono. “Mi hai detto che si è preso una cotta per te, ma non può essere tutto qui. Tu non saresti mai fuggita in questo modo, conoscendoti.”
Rimase di sasso. “Un mese e già riesci a comprendermi così? Mitchell, sei una sorpresa continua.”
Sarah fece spallucce, un sorrisetto divertito sul volto. “Modestamente.” Sospirò e tornò seria l’attimo dopo. “Riprenderemo il discorso stasera in camera. Ora smettila di nasconderti e va’ ad affrontare il tuo passato.” La spinse fuori. “Se osa comportarsi male, dovrà prepararsi alla mia ira.”
Laura fece lunghi sospiri prima di arrivare alla hall e salutare Derek. Il ragazzo alzò lo sguardo e Laura, nel vedere quegli occhi di quel verde acceso, ebbe un sussulto.
“Laura Johnson? Sei proprio tu?” Il ragazzo posò il trolley e si avvicinò alla scrittrice abbracciandola, sotto gli occhi increduli di Sarah e gli altri amici.
“Okay, io e Naomi ci andiamo a prendere un gelato!” Disse Manuel, afferrando la mano della sua compagna che, con aria interrogativa, lo stava guardando.
“Scusa?”
Manuel sorrise e andarono fuori. “Dai amore su, il bimbo poi scalcia!”
Justin spalancò gli occhi. “Bimbo?” Sarah gli diede un calcio nello stinco, facendo ridere Chloe e distraendolo. “Noto con piacere che stai ridendo finalmente, sei umana allora!”
Chloe lo guardò indifferente. “Ridevo per il calcio, complimenti Sarah!”
La rossa sorrise, ma poi radunò i suoi amici verso il salone grande dell’hotel, lasciando soli Laura e Derek.
“E se li vede Dylan?” Domandò Justin.
Sarah si morse il labbro: se Dylan li avesse beccati a scambiarsi quell’abbraccio, sarebbe sicuramente uscito pazzo. “Laura non è stupida. E’ uno dei suoi primi clienti musicali; diremo che è passato da qui e l’ha salutata in modo affettuoso, com’è sempre solito fare con tutti!”
Nel frattempo nella hall, Derek la guardava, non scollandole gli occhi di dosso; Laura si sentiva quasi in imbarazzo, proprio come la prima volta quando ebbe l’occasione di intervistarlo.
“Dunque Johnson, sei diventata molto brava. Leggo i tuoi articoli con interesse durante le mie aperture nei concerti importanti!”
La ragazza deglutì a vuoto, poi si ricompose. “Walsh, io non credo che tu legga i miei articoli! Magari se l’hai fatto, è solo perché c’era Lady Hailey in copertina o in qualche trafiletto lì accanto. Non ti sei mai interessato al mio lavoro!”
Derek ci rimase dal potere enorme che Laura aveva per scavare dentro le persone, era una dote che pochi avevano e quasi la temeva. “Touché Johnson! Ma devo dirlo, stavolta sei fuori strada!”
Laura incrociò le braccia al petto, fingendo stupore. “Oh ti prego, dimmelo. Sono così bramosa di sapere cosa uscirà dalle tue labbra, Mr Walsh!”
Derek sorrise. “Ebbene, Hailey non è poi questo granché. Ho collaborato con lei in un testo, ma la tenevo troppo su un piedistallo e... Non era quella che pensavo!”
Laura gli diede una pacca sulla spalla. “Mi dispiace tantissimo per il tuo giocattolo rotto, però saprai come cavartela Walsh!”
Lei fece per andarsene, ma lui l’afferrò per un polso e la trasse a sé; le loro labbra erano ad un centimetro e Laura mise le mani sul suo petto, spingendolo via.
“Johnson, non puoi sfuggire! Ho sentito bene il tuo cuore, batteva forte!”
“Tu sei pazzo Walsh!”
Laura salì velocemente in camera; non appena fu dentro la sua stanza, prese il cellulare e compose un messaggio per Sarah.
«Vieni subito Sarah... Ho bisogno di te!»
Aveva le mani che le tremavano, e purtroppo anche il cuore: quel gesto inaspettato le aveva nuovamente  aperto mille flashback su quella loro sera.
La traduttrice estrasse il telefono dalla tasca, interrompendo così la conversione che stava avendo con Justin e Chloe, e rimase interdetta di fronte all’anteprima del testo della sua amica. Sbloccò lo schermo e visualizzò il messaggio, per poi scappare fuori dalla sala, stringendo la presa sul cellulare. Salì addirittura le scale di corsa, non volendo sprecare tempo ad attendere l’ascensore, e rischiò persino di inciampare sul tappeto del corridoio, maledicendo la propria goffaggine.
Finalmente di fronte alla camera, prese fiato, spalancò la porta e si fiondò dentro, lasciando che l’uscio si richiudesse malamente alle proprie spalle. La trovò seduta a bordo letto, lo sguardo perso nei ricordi e le mani ancora tremanti e salde sul telefono.
Chiaramente allarmata dal messaggio e dal tremore dell’amica, si precipitò ad abbracciarla. “Laura!” La strinse a sé nel sentirla soffocare i singhiozzi, accarezzandole la schiena nel tentativo di calmarla. “Ehy, sono qui. Qualunque cosa sia successa con quel cantante, io sarò sempre dalla tua. Sfogati pure per tutto il tempo necessario finché non ci saranno più lacrime da versare.”
La scrittrice annuì contro la spalla della traduttrice, lasciandosi cullare da quella stretta amichevole e quelle parole confortanti per qualche minuto. Si staccò dall’abbraccio e le sorrise riconoscente. “Grazie.”
“Di nulla.” Ricambiò il sorriso e si zittì con espressione corrucciata.
“A cosa stai pensando?” Le chiese Laura.
“Ad un piano malefico.”
“Piano malefico?” Ripetè, corrugando la fronte.
“Mi sembra ovvio!” Alzò le braccia al cielo nervosa Sarah. “Come ha osato farti piangere?! Appena lo incontrerò, sarà lui quello che piangerà a causa di ciò che subirà per mano mia!” Mormorò furente, nonostante lei fosse sempre stata una persona tranquilla e pacata. “Ultimamente capitano solo cose che non riesco a tollerare!” Sospirò e si sedette accanto alla scrittrice. “Comunque, ti va di spiegarmi cosa mi sono persa?”

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