13 Capitolo

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Sarah si svegliò di soprassalto e si mise a sedere, respirando a fatica a causa di un incubo. Certo, gli avvenimenti delle ultime ore non la aiutavano per niente a rilassarsi ma sognare di essere la prossima vittima era davvero esagerato. Scosse la testa come per liberarsi da quelle immagini e si rese conto di non essere in camera propria. Un cipiglio le si formò in volto; confusa, scese dal letto e passò in salotto, dove Dylan dormiva ancora beatamente sdraiato sul divano mentre Nick osservava fuori dalla finestra.

“Ehm, buongiorno,” lo salutò imbarazzata.

“Dormito bene?” Le chiese, voltandosi, e le sorrise, rimanendo però a debita distanza.

Lei si morse il labbro, insicura su cosa dire. “Sì, certo! Grazie per avermi portata fin qui in braccio,” arrossì.

“Tranquilla… Io,” si grattò la nuca nervoso. “Mi sono comportato da vero stronzo stamattina.”

“Sì, parecchio.” Lo guardò seria ed incrociò le braccia al petto. “Per cui… Come hai intenzione di farti perdonare, questa volta?” Inclinò la testa sulla spalla e lo fissò curiosa. Lo vide piuttosto in crisi e con un sorrisetto affermò: “Ecco, come pensavo.” Girò sui tacchi e si avviò verso la porta, ma Nick fu più svelto di lei e la bloccò al muro, afferrandola per il polso. “Ti sembra il modo di trattare una donna?!” Lo fulminò con un’occhiataccia. “Il muro non è fatto di piume, sai?”

“Scusa,” la lasciò andare. “Io volevo uhm offrirti il pranzo… Ti va?”

Sarah si perse negli occhi di Nick: non erano azzurri però su di lei avevano un certo effetto. Il che era davvero strano per lei che amava gli occhi chiari. “E va bene,” acconsentì alla fine. Come poteva rifiutare di fronte a quello sguardo implorante?

“Sì, sì, lo sapevo!” Esultò il ragazzo, alzando il pugno in aria come i campioni in tv quando vincono il match decisivo.

“Bada a non darmi per scontata, Anderson.” Gli rammentò lei. “Ci vediamo dopo! Vado a rendermi presentabile.” Uscì dall'appartamento, sorridendo furba.

Dylan, svegliato dall'urlo di gioia dell’amico, gli tirò un cuscino, colpendolo dritto in testa e borbottò tra sé e sé: “Guarda che idiota che ho come coinquilino!” Si incamminò verso la camera, restando appoggiato allo stipite della porta mentre Laura si stava stiracchiando.

Notando il ragazzo intento ad osservarla divertito, arrossì e tentò di nascondere il volto dietro ai capelli.

“Guarda che ho visto che sei rossa,” la prese in giro lui.

“Cosa?” Tentò di negare. “Ma chi ti credi di essere?!”

“Lo so che ti piaccio,” alluse alla conversazione mattutina.

Lei lo guardò dalla testa ai piedi per un paio di volte con aria di sufficienza. “Non sei per niente carino… Al massimo, sei passabile.”

“Passabile?!” Spalancò gli occhi incredulo lui. “Devo baciarti per rinfrescarti la memoria, Johnson?”

La ragazza avvampò al ricordo del precedente bacio e scosse la testa. “No, grazie.”

“Allora, ti porto a pranzo fuori e non accetterò un altro no come risposta.” Sorrise sghembo lui.

“Se proprio devo, farò lo sforzo di accompagnarti a fare uno spuntino.” Scrollò le spalle, fingendo indifferenza. “Meglio che vada a darmi una sistemata.”

“Mi raccomando… Niente di troppo provocante o dovrò fare la parte del fidanzato geloso,” le scoccò un occhiolino e si spostò di lato per lasciarla passare.

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